Storia · capitolo 14

Capitolo 10

Bloody Versailles: if you win you are the king di Hayley Bloom

COMPLICI NEL SANGUE


⏱️ Ore 00:55 del gioco // 05:05:00 all'alba
«Il lupo non si cura del numero delle pecore. E i mostri non chiedono scusa prima di banchettare.»

───
Chloe e Andrew si allineano perfettamente schiena contro schiena, completamente accerchiati da quelli che fino a qualche attimo prima sembravano dei compagni.
Quella rivolta l'avevano incominciata loro, questo era certo, ma nella mente fredda, calcolatrice, distaccata e violenta, sanguinaria di Chloe non era per nulla così: tutto era iniziato a causa di Tom. Era stato il ragazzo a decretare Andrew come vittima sacrificale e gli altri ragazzi erano diventati nemici nel momento in cui decisero di appoggiarlo.
Scelta stupida, davvero davvero stupida.
Andrew e Chloe si scambiano uno sguardo d'intesa: due sorrisi freddi e divertiti nacquero sotto le maschere e non serviva vederli perché erano complici, nel sangue, da sempre e fino alla fine.

«Allora giochiamo» sussurrò crudele Andrew.
«Divertiamoci fratello» convenne maligna Chloe.
La punta del piede davanti fissa a terra, dondolò il piede un paio di volte. Poi, con un movimento svelto, Chloe passò il fioretto dalla mano destra a quella sinistra.
Quel semplice cambio di impugnatura congelò Matt per un millesimo di secondo. Nel mondo della scherma, un mancino cambia completamente le linee di attacco e manda all'aria ogni automatismo difensivo. Ma Chloe non stava seguendo le regole accademiche. Stava risvegliando i riflessi della scuderia.
«Prendeteli! Sono solo in due!» urlò Sam, con la voce incrinata dal terrore, brandendo il fioretto come una clava.
Matt, spinto dalla sua logica geometrica, tentò un affondo dritto al petto di Chloe per sfruttare l'allungamento. La risposta della ragazza fu fulminea: con la mano sinistra ormai padrona dell'arma, deviò la lama di Matt con una parata secca e distruttiva, compì un passo avanti e gli conficcò la punta del ferro direttamente sotto il mento, perforando la maglia metallica della maschera.
Un rumore sordo.
Matt si irrigidì e le sue ginocchia cedettero sul pavimento di pietra.

SUDDITO 6: ELIMINATO.

Il corpo di Matt crollò in avanti come un sacco vuoto, mentre un rivolo scuro cominciava a macchiare la scacchiera di marmo.

Chloe tese il braccio per sfilare la lama dal collo del ragazzo con uno scatto secco, ma prima che potesse rimettersi in guardia, la voce di Andrew risuonò alle sue spalle. Era una voce spezzata da un finto broncio, intrisa di una nota di fastidio quasi infantile che stonava spaventosamente con l'odore di ferro e morte che stava riempiendo le cucine.
«Chloe!» la richiamò, il tono indispettito di un bambino a cui è stato sottratto il giocattolo preferito. «Abbiamo cinque minuti interi, non ammazzarli subito. Prenditi il tempo di divertirti un pochino, sorellona».

Dietro la trama metallica della maschera nera, le labbra di Chloe si piegarono di nuovo in quel sorriso storto e malato. Il rimprovero del fratello minore era una carezza deliziosa sulla sua coscienza anestetizzata. Andrew aveva ragione: il Circo le aveva insegnato che la fretta è il peccato dei dilettanti. Lo spettacolo andava assaporato, una ferita alla volta.
«Hai ragione, Andrew», sussurrò lei, muovendo il polso sinistro per far danzare la punta del fioretto nell'aria. «Rallentiamo il ritmo».

Alle spalle del ragazzo Sam aveva tentato di infliggerli un colpo mortale. Ma il ragazzino, muovendosi in perfetta sincronia con la sorella, si era già abbassato. Andrew compì una spazzata bassa con la gamba, facendo perdere l'equilibrio a Sam. Stavolta non infierì subito; lasciò che il ragazzo cadesse sul marmo, strisciando indietro nel terrore, prima di andarlo a cercare tra i tavoli con calma geometrica, giocando con lui come un gatto con il topo prima di piantargli la lama nella schiena.

SUDDITO 7: ELIMINATO

«Sofia! Scappa!» cacciò un urlo disperato Elena, lasciando cadere la propria spada. Girò i tacchi e corse verso la pesante porta d'acciaio in fondo alle cucine, battendoci contro i pugni. «Aprite questa cazzo di porta!»
Sofia rimase immobile, con il fioretto che le tremava tra le dita. Guardò Chloe, che avanzava verso di lei ballando sui piedi, facendo fischiare la lama nell'aria con movimenti lenti, quasi ipnotici.
«Vi prego...» sussurrò Sofia, indietreggiando fino a sbattere contro la rastrelliera. «Chris è morto per salvarci...»
«Chris era un idiota», rispose la voce di Chloe, piatta, distorta dal reticolo della maschera nera. «E gli idioti a Versailles durano poco».
Un affondo secco. Al cuore. Sofia si accasciò contro la struttura di ferro.

SUDDITO 8: ELIMINATO.

Mancavano trenta secondi all'epurazione delle pareti, che continuavano a stringersi emettendo un gemito idraulico. Tom, ridotto a una maschera di sudore e sangue per il polso reciso, strisciava vicino ai piedi di Elena. Alzò lo sguardo verso i gemelli. «Voi... voi non siete umani. Chi cazzo siete?»
Chloe si tolse la maschera nera con un gesto lento, lasciando che i capelli le cadessero sulle spalle. Guardò Tom dall'alto in basso, mostrando quel sorriso freddo che era nato poco prima sotto la visiera. Si chinò su di lui.
«Una studentessa al terzo anno di Letteratura classica e storia dell'arte e uno studente del secondo anno di psicologia e neuroscienze comportamentali che hai fatto molto male a sottovalutare, Tom», sussurrò.
Sollevò il fioretto e pose fine alle sue sofferenze.

SUDDITO 9: ELIMINATO

Con un pesante fragore metallico, la porta in fondo alle cucine sotterranee si sbloccò, scorrendo verso l'alto. Oltre la soglia si spalancò il buio del parco esterno, flagellato da un vento gelido e dall'odore della terra bagnata. Il display viola si spense, lasciando spazio al timer globale: 04:59:00 all'alba.

Elena, l'unica superstite oltre ai gemelli, era rannicchiata contro il muro, piangendo senza più fiato in mezzo ai cadaveri.
Andrew si ripulì la lama contro la giacca bianca di Matt, poi si girò verso la sorella, sfilandosi la maschera. I suoi tratti giovanili erano tornati rilassati, quasi sereni. «Con lei che facciamo, Chloe?»
Chloe non degnò Elena di uno sguardo. Si diresse verso l'uscita che dava sul parco, con i passi che risuonavano sicuri sulle pietre bagnate.
«Lasciala camminare», rispose Chloe, stringendo l'impugnatura del fioretto. «Il labirinto ha bisogno di esche. Muoviti, Andrew. Andiamo a prenderci la corona».
I due fratelli varcarono la soglia, scomparendo nella nebbia fitta dei giardini monumentali di Versailles, pronti per l'Atto Finale.

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