Capitolo 1
LETTERA ALLA MAREA
Camilla teneva il foglio in mano mentre scriveva con la sua penna preferita.
Scriveva in piedi accanto al letto, le lenzuola bianche disfatte. Schiena dritta, le gambe nude; le piaceva sentire il freddo percorrerle la pelle. Vent’anni, capelli color sabbia tagliati corti fin sopra al collo. Indossava una maglia da uomo almeno di due taglie più grande di lei, con le maniche che le arrivavano oltre i gomiti.
Riusciva a sentire l'odore dell'inchiostro mentre scriveva e questo le piaceva tanto.
Guardava fuori dalla finestra senza tende, che inquadrava il mare delle sei del mattino. Un mare di fine settembre, grigio-azzurro. Lì davanti, vicinissima alla costa, l’isola di Gallinara: un sasso gigante, si riuscivano a vedere i gabbiani reali che volavano sempre intorno all’isola. Sembrava che qualcuno l’avesse posizionata lì per sbaglio e poi si fosse dimenticato di toglierla.
La camera dove soggiornava odorava di salsedine e di carta.
Accanto a lei, sotto la finestra c’era un piccolo scrittoio, con dei fogli scritti a penna. C’era anche una bottiglia di vetro trasparente con dentro dell’acqua e limone e una cannuccia.
Camilla scriveva veloce, la grafia era scorrevole, poi si impuntava.
“Non so se arriverà, ma se arriva, voglio che tu sappia che qui il mare stamattina ha lo stesso colore dei tuoi occhi. L’isola è ancora lì, non si è mossa di un centimetro da quando sei andato via. Io invece sì, mi sono mossa di un passo: dal letto alla finestra. È tutto quello che riesco a fare oggi.” Questo era quello che iniziò a scrivere di getto su quel foglio.
Si fermò, appoggiò la mano al vetro, il freddo le fece venire la pelle d’oca. Da bambina, suo nonno le diceva che quell’isola era una tartaruga addormentata. Se gridavi il tuo desiderio più grande, la tartaruga si svegliava e se lo portava via, al largo.
Il problema è che di desideri Camilla ne aveva troppi, e tutti le restavano incastrati tra lo sterno e la gola. Era fatta così: troppo sensibile. Se qualcuno cambiava tono in un messaggio, lei ci rimuginava due giorni, idem se vedeva dei cambiamenti in chi le stava intorno. Se rimaneva delusa da qualcosa, faceva finta di niente, ma senza farlo notare si allontanava senza pensarci, era una sua difesa. Se vedeva un cane legato fuori da un bar, tornava a casa con il magone. Se doveva scegliere cosa voleva per davvero, si bloccava, perché ogni scelta le sembrava un tradimento verso tutte le altre Camilla che poteva essere.
Prese la bottiglia, succhiò dalla cannuccia un po’ d’acqua e limone. E fu lì che le venne un’idea. Stupida forse. Ma sua.
E se invece di scrivere agli altri, scrivesse a se stessa? Non l’aveva mai fatto. E se usasse le bottiglie non per mandare messaggi, ma per liberarsene?
Posò la penna sullo scrittoio. Aprì il cassetto. Dentro c’erano sei bottigliette di vetro spesso, di quelle piccole con il tappo meccanico. Aveva bevuto una bibita diversa al giorno e non sapeva per quale ragione, aveva conservato le bottiglie. Eppure il motivo era arrivato adesso.
Aprì la prima. Prese un foglio nuovo, lo appoggiò al vetro mentre lo teneva su con i polpastrelli della mano sinistra. Scrisse di pancia, senza pensare alla calligrafia.
“Cara Camilla, smettila di chiedere scusa quando ti prendi cura di qualcuno o occupi spazio. Il mare non si scusa mai quando fa rumore. C.”
Piegò il foglio finché poté, lo infilò nella bottiglia, e chiuse.
Nella seconda bottiglia.
“Cara Camilla, oggi non rispondi subito ai messaggi. Aspetti. Respiri. Non tocca a te salvare tutti. Pensa un po’ a te. A volte bisogna galleggiare. C.”
La terza.
“Cara Camilla, quella cosa che vuoi dire da tempo. Dilla. Non avere paura di tremare. Anche il mare trema quando cambia il vento. Poi torna piatto. C.”
I movimenti erano più fluidi, come se aveva rotto una diga. Ogni pensiero diventava inchiostro su carta e poi vetro pronto da liberare. Non erano più pensieri, erano oggetti che poteva prendere in mano. Poteva scegliere di tenerli, o no.
Si fermò alla sesta bottiglia. Sudava nonostante l'aria fresca della mattino. Sul vetro c’era la condensa del suo fiato, un alone su quale con il dito scrisse: “Coraggio.”
Poi prese la bottiglia dove c’era acqua e limone, sfilò la cannuccia, andò in bagno e la svuotò nel lavandino. Tornò in camera, infilò dentro un foglio destinato a lui. Ma non la chiuse.
Si infilò un paio di sandali, la maglia che indossava le batteva poco sopra le ginocchia. Scese i scalini fino alla spiaggia, con le sette bottiglie strette al petto. Tolse i sandali. La sabbia era fredda e compatta, andando a riva le conchiglie rotte le pungevano la pianta dei piedi. L’umidità le faceva appiccicare i capelli al viso.
Si fermò dove l'acqua le bagnava le caviglie. L’isola era lì, immobile, a guardarla.
“La tartaruga addormentata”, sussurrò.
Posò le bottiglie sulla sabbia, poi ne prese una per una.
Le stringeva forte, ripeteva a voce alta l’ultima riga del messaggio che contenevano. Come una formula magica. Poi le lanciava. Non lontano. Giusto oltre la risacca, dove l'acqua era abbastanza profonda da portarsele via.
Sei tonfi piccoli.
Sei pezzi di sé che se ne andavano, cullati verso l’isola, verso il largo o chissà dove. Non le importava. Le importava solo il peso che piano piano andava via dal suo petto e che la faceva respirare.
Rimase l’ultima bottiglia, quella aperta, con la lettera per lui. Camilla la guardò. Lesse il suo nome attraverso il vetro. Poi la capovolse, la carta cadde sulla sabbia bagnata, l’inchiostro cominciò subito a sciogliersi diventando parte del mare.
Non la lanciò, la tenne per se, così poteva riempirla di nuovo dei suoi pensieri o qualsiasi altra cosa.
Tornò a mettersi i sandali, aveva i piedi pieni di sabbia, torno in camera. Il sole adesso accendeva la polvere sullo scrittoio dove Camilla posò la bottiglia.
Prese un foglio bianco e cominciò a riscrivere. Tornò alla finestra, in piedi.
Fuori l’isola non si era mossa, ma lei sì, era riuscita a fare dei grandi passi.
Non smise mai più di scrivere.
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
IL PROFUMO DELL'ARGILLA tratto da
In un contesto dove le sfide quotidiane si intrecciano con la speranza, il libro esplora la storia di Serena Gullaci. Attraverso una narrazione poetica, divertente, nostalgica e immediata l'opera affronta temi cruciali come la resilienza e la ricerca di identi
Un insolito viaggio di andata e ritorno
È la storia di Olivia giovane scrittrice freelance, che non riesce più a scrivere storie emozionanti. La sua editrice le dice che deve ritrovare la sua vena perché i suoi personaggi, nelle ultime storie, avevano perso carattere. Le consiglia di andare in mezzo
Codice aperto- L'algoritmo a palazzo
CODICE APERTO- L’algoritmo a PalazzoSono le 9 di lunedì 13 aprile quando accendo il registratore davanti al municipio. Il cartello con il nome del nuovo sindaco è già affisso all'ingresso: Alba Rizzo. Lo leggo ad alta voce, per verificarne la consistenza. Ness
Identità
IDENTITA’ Non ho mai capito cosa ci possa essere di divertente in una festa in maschera. Di solito me ne sto rintanato, lontano dalla gente, asociale per paura, per natura. Ma la curiosità, questa sera, mi porta ad infiltrarmi in questo ambiente opulento, tra