CAPITOLO 42
Daniel
Due settimane. Guardai il calendario sul telefono. Tra quattordici giorni avrei dovuto sposare Emily. E io avevo appena scoperto di avere una figlia. Mi passai una mano sul viso. Non riuscivo ancora ad abituarmi a quella parola. Figlia. Ogni volta che la pronunciavo nella mia testa sentivo qualcosa spezzarsi e ricomporsi nello stesso momento. Avevo perso quattro anni, non avrei perso più neanche un giorno. Ma adesso avevo davanti una domanda ancora più difficile. Cosa avrei fatto con Emily?
Mi alzai dal divano. Cominciai a camminare per il soggiorno. Il matrimonio era organizzato. La location prenotata. Gli invitati avvisati. Le bomboniere. I fiori. Le fedi. Il vestito di Emily. Le famiglie. Tutto era pronto. Tutto. Tranne me. Mi fermai davanti alla finestra. Fuori era buio. Pensai a Emily. Non era una persona cattiva. Non aveva fatto niente per meritare di essere ferita. Mi amava. Si fidava di me. Aveva costruito quella giornata insieme a me pensando che sarebbe stato il giorno più importante della nostra vita. E io stavo per distruggerlo.
Ma c'era una verità che non potevo più ignorare. Non potevo sposarla. Non così. Non dopo aver scoperto Sophie. Non dopo aver capito che quello che provavo per Hannah non era mai morto. Avevo passato anni a convincermi di essere andato avanti. Mi ero costruito una vita ordinata. Una vita sicura. Emily era stata lì. Mi aveva amato. Mi aveva dato stabilità. Avevamo progettato un futuro. E io avevo confuso quella stabilità con l'amore che avevo provato per Hannah. Adesso sapevo la differenza. E faceva paura. Perché con Hannah non c'era mai stata sicurezza. C'erano stati errori. Paura. Segreti. Dolore. Ma c'era stata anche una cosa che non avevo mai ritrovato. Quella sensazione di essere esattamente nel posto giusto quando lei era accanto a me. La stessa sensazione che avevo provato poche ore prima, quando l'avevo guardata mentre parlava con Sophie. Madre e figlia. La mia famiglia.
Mi sedetti. Chiusi gli occhi. E subito mi tornò in mente Emily. La sua domanda. «Mi ami ancora?» Avevo esitato. Quella era stata la risposta. Non avevo bisogno di un'altra.
Il telefono vibrò. Emily. Rimasi a guardare il suo nome sullo schermo. Per qualche secondo pensai di non rispondere. Poi lo feci.
«Ciao Emily, ti stavo per chiamare io.»
«Dove sei?»
«A casa. Possiamo vederci?» Chiusi gli occhi.
«Tesoro possiamo vederci domani? Ora sono molto stanca.»
Guardai nuovamente il calendario. Due settimane al matrimonio.
«No.»
Silenzio. «Perché no?»
«Perché dobbiamo parlare adesso.»
Sentii il suo respiro cambiare. «Daniel...»
«Emily vieni da me, è importante.»
«Va bene, arrivo.» Chiuse la chiamata.
Appoggiai il telefono sul tavolo. Avevo paura. Non di Emily. Della verità. Perché una volta pronunciata ad alta voce, niente sarebbe più tornato indietro.
Emily arrivò mezz'ora dopo. Entrò lentamente. Mi guardò. Non disse niente. Io nemmeno.
Si tolse il cappotto. «È successo qualcosa?»
«Sì.»
Il suo viso cambiò. «Riguarda Hannah?» Non aveva bisogno di altre risposte. Abbassò lo sguardo. «Lo sapevo.»
«Emily...»
«No.» Sollevò una mano. «Fammi parlare. Io…»
La interruppi. «Va bene.»
Fece un respiro profondo. «Sono stata innamorata di te per anni. E ho sempre saputo che eri complicato.» Fece un sorriso triste. «Ma pensavo che prima o poi mi avresti lasciata entrare completamente nel tuo cuore.»
Sentii una stretta al petto. «Ci ho provato.»
«No.» Scosse la testa. «Tu hai provato a convincerti di questo, perché era la cosa giusta.»
Quelle parole mi colpirono perché erano vere. «Emily...»
«Ami Hannah?»
La domanda arrivò senza protezioni. Abbassai gli occhi. Avrei potuto mentire. Avrei potuto dire di no. Avrei potuto salvare il matrimonio ancora per qualche giorno. Ma avevo già mentito troppo. «Sì.»
Le lacrime le salirono agli occhi. Chiuse gli occhi. Una lacrima le scese sulla guancia. «Lo sapevo che tra voi non c’era solo amicizia...»
«Mi dispiace.»
«No.» Scosse la testa. «Non dirmi che ti dispiace.»
«Emily... Io ti amo ma....» La mia voce si spezzò.
«Ma non abbastanza da sposarmi.» Emily finì la mia frase, con l’unica verità possibile.
Quella frase mi fece abbassare il capo. Non riuscivo a guardarla. «Hai ragione, non abbastanza da sposarti. Sono sempre stato un vigliacco… Sto provando a rimediare.»
Emily inspirò lentamente. «Quando l'hai capito?»
Pensai a Sophie. All'ospedale. Al sangue. Al test. Agli occhi di Hannah, il suo sorriso. Alla verità.
«Non è stato un momento solo.» La guardai. «È tornato tutto insieme fin dalla prima volta che l’ho vista al nostro fidanzamento.»
«E Sophie?» Mi immobilizzai. «Cosa c'entra Sophie?» Emily mi guardò negli occhi.
«C'entra tutto.» Silenzio.
«È tua figlia, vero?»
Mi mancò il fiato. Non sapevo come avesse capito. «Sì.»
Emily chiuse gli occhi. Per qualche secondo non parlò. Quando li riaprì, erano pieni di lacrime. «Da quanto lo sai?»
«Da poco.»
«Hannah lo sapeva.»
«Sì, lo ha sempre saputo. Ma se io non l’avessi scoperto, lei non me lo avrebbe mai detto.»
«E tu hai scoperto tutto adesso.»
«Sì. Ho fatto un test del DNA di nascosto da Hannah.»
Emily abbassò lo sguardo. Poi sorrise amaramente. «Adesso capisco.»
«Cosa?»
«Perché quando hai guardato quella bambina sembrava che non riuscissi a staccarle gli occhi di dosso.»
Non risposi. «Perché sei corso in ospedale.» Mi si strinse la gola. «E perché quando hai iniziato a parlare di Hannah sembrava che stessi parlando di una parte di te che avevi perso.» Non riuscivo più a sostenere il suo sguardo. Emily si asciugò le lacrime. «La ami davvero.»
Annuii. «Sì.»
«E lei?»
Guardai il pavimento. «Non lo so.»
Emily fece un piccolo sorriso. «Penso che tu lo sappia.» Non risposi. «Ma c'è una cosa che voglio sapere.»
«Dimmi.»
«Mi lasceresti comunque se Sophie non fosse tua figlia?»
Quella domanda mi attraversò. La risposta arrivò senza esitazione. «Sì, credo sia la cosa migliore per tutti e due. Sei una bellissima persona, ti meriti tutto il meglio. E il meglio, per te, non sono io.»
Emily chiuse gli occhi. E quella fu la fine. Non ci fu un litigio. Nessun urlo. Nessun oggetto lanciato. Solo due persone che si rendevano conto che stavano arrivando alla fine di qualcosa che avevano creduto sarebbe durato per sempre.
Emily prese il cappotto. Prima di uscire si voltò verso di me. «Ci pensi tu ad avvisare tutti che non ci sposiamo.»
La guardai. «Va bene lo farò. La responsabilità è mia.»
«E non correre da Hannah soltanto perché adesso hai scoperto di avere una figlia.» La frase mi fece fermare. «Devi capire, prima, cosa vuoi tu. Non cercare di rovinare tutto per paura di essere felice.»
Annuii. «Grazie Emmy.»
Emily aprì la porta e se ne andò.
Rimasi solo. In silenzio. Il matrimonio era finito. O almeno, per me, lo era. Mi sedetti. Presi il telefono. Aprii la fotografia che avevo scattato a Sophie in giardino qualche giorno prima. Sorrideva. Aveva una margherita tra le dita. Mi si riempirono gli occhi di lacrime. Avevo passato tutto questo tempo senza sapere che esistesse. Adesso non volevo perdere nemmeno un giorno.
Ma prima c'era una cosa che dovevo fare. Una cosa che non potevo più rimandare. Andare da Hannah. Non per Sophie. Non soltanto per lei. Ma per quello che provavo. Per quello che avevo provato per quattro anni. E per dirle finalmente una frase che avrei dovuto pronunciare molto tempo prima. «Questa volta scelgo te.»
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