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Luna
Apro gli occhi. Mi ritrovo in un luogo a me
sconosciuto.
Mi duole e mi gira la testa, non ricordo nulla della sera precedente. Guardo l'orario sull' orologio a muro sopra il camino davanti a me, è circa l'una di pomeriggio.
Sono sdraiata su un divano di pelle con una coperta attorcigliata sulle mie gambe, ho indosso una maglia nera maschile, è talmente larga per me che mi fa da vestito. Cosa è successo la sera precedente?
Decido di alzarmi dal divano e dirigermi a cercare qualcuno in quella enorme villa, pavimenti con piastrelle di un color avorio, pareti con svariati dipinti di chissà quale artista, probabilmente dello stesso, a vedere dallo stile, un muro ad arco conduceva a un' altra stanza, improvvisamente esce qualcuno, un ragazzo molto familiare, alto, slanciato, carino, occhi verdi, e indossava delle auricolari.
<<Buongiorno fiorellino di loto, hai dormito bene?>> Dice lui con fare scherzoso, accompagnato da un sorriso raggiante, non so il motivo ma mi trasmette molta sicurezza.
<<E tu chi cazzo sei?>> Rispondo con un tono leggermente aggressivo, forse ho sbagliato, magari lui prova solo a essere gentile e sdrammatizzare la situazione poco piacevole, perlomeno per me...
<<Luna.. sono Dorian, ci siamo incontrati sta notte alla festa, non ricordi?>>
No che non ricordo se no non te lo avrei chiesto, non credi?
Penso tra me e me, mi trattengo dal dirlo per provare a essere gentile, e soprattutto non mi sento molto bene; quindi opto per una risposta meno arrogante della precedente. <<No, onestamente non ricordo nulla. Mi hai portato tu qui? Dove mi trovo? E dimmi chi sono questi vestiti?>>
<<Piano con le domande, prima cosa, non sono stato io a portarti qui, ma mio fratello Mad. Seconda cosa, ti trovi a casa nostra viviamo qui con nostra zia Scarlett, al momento è fuori per lavoro, e la maglia che indossi è di mio fratello. Ora hai finito l' interrogatorio?>>
A quanto pare il senso dell' umorismo non gli manca, continua a scherzare su ogni cosa.
<<Fammi indovinare, questi quadri sparsi per il salotto sono opera di tua zia Scarlett, è inqu->>
<<Che occhio ragazza.>> Una voce maschile, profonda, con un tono baritonale interrompe la mia frase, a quanto pare una terza persona ci ha raggiunto in salotto, e immagino sia anche la stessa che mi ha portato qui. Mi giro di scatto, un ragazzo alto, con un fisico ben strutturato, capelli corvini, corti ai lati con un ciuffo mosso che sfiorava la fronte, aveva i capelli umidi probabilmente si era fatto una doccia, ha degli occhi stupendi, sono diversi: uno azzurro come l'acqua cristallina di un lago, l'altro di un verde intenso che mi ricorda quello di un bosco. Di lui mi ricordo, è lo stesso ragazzo con cui mi fissavo la sera prima. Maddox Cross.
Finito di osservarlo e guardarlo male decido di scagliarmi contro,
<<Dimmi subito perché mi hai portato qui, e perché indosso la tua maglietta? Che fine hanno fatto i miei vestiti? Cosa mi hai fatto? maniaco, psicopatico del cazzo.>>
Inizio a urlare come una pazza. Questa volta penso proprio di aver esagerato.
Dorian guarda la scena preoccupato, e la persona davanti a me, Maddox, inizia a innervosirsi ma fa un respiro profondo e mi dice: <<Luna giusto?>> dice con un tono calmo ma minaccioso allo stesso tempo.
Sicuramente ha origliato la conversazione tra me e suo fratello.
<<Prima cosa, a me non ti rivolgi così, se fossi stata ancora lì, probabilmente non ti saresti svegliata. Seconda cosa, di ho dovuto buttare un bicchiere d'acqua ghiacciata addosso perché eri conciata male, per quello indossi la mia maglietta, e i tuoi vestiti sono affianco al divano. Non ti ho fatto nulla, sono un cavaliere... non vado a letto con le donne senza i loro consenso, e ricorda probabilmente ti ho salvato la vita da un probabile coma etilico o chissà cos'altro.>>
Spiega la situazione senza provare a perdere le staffe.
<<Oh ma che gentile. Ora gradirei tornarmene a casa mia.>> Dico con una punta d'ironia nella frase.
Prendo i miei vestiti, rimetto la mia gonna della sera precedente e decido di salutare Dorian.
<<Lasciami il tuo numero, dopo ti scrivo, almeno so che sei viva e vegeta.>> Dice con tono premuroso e sorridente. Procedo a scrivere su un foglietto il mio numero di telefono ed esco dal portone di casa senza degnare di uno sguardo Maddox.
Appena arrivata fuori, mi accorgo di trovarmi dall'altra parte della città e anche del terribile diluvio che c'era fuori.
<<Perfetto. Dovrò farmi tutta questa strada a piedi>> Dico alzando un po' troppo la voce.
Arrivata alla fine del lungo vialetto in cemento, coperto, contornato da piante e sassi con piccole luci qua e là, sento a voce di Maddox, dicendomi: <<Ti porto a casa io.>>
<<Io non ci salgo in macchina con te, e poi, chissà che intenzioni hai...>>
<< Ti conviene, non ti ho fatto nulla fino ad ora perché dovrei farlo adesso? E ricorda, è solo un favore che prima o poi mi tornerà indietro.>> Dice con tono serio ma seguito da un ghigno.
Non ho altra scelta, quindi decido di seguirlo fino in garage e salire sulla sua auto.
Ha una Lamborghini nera, non so il modello, non me ne intendo. Non rimango sorpresa, per me è normale vedere ville e auto costose. Durante il tragitto decido di chiedergli con tono pacato: <<Perché mi hai portato a casa tua?>>
<<Tutta questa calma da dove arriva? Oltre a chiamarti Luna sei anche lunatica a quanto pare... comunque ti ho portata via da lì perché eri conciata male, e tutti di guardavano come se fossi una preda da portare a letto durante la serata, specialmente due persone in particolare, ma non farò nomi.>> Lo fulmino con lo sguardo.
<<Intanto, non sono lunatica e non chiamarmi così, e grazie apprezzo il pensiero ma non ce n'era bisogno.>> Rispondo infastidita. <<Va bene, Lunatica.>> Inclina la testa con fare divertito, vuole solo prendersi gioco di me.
<<Maddox...>
<<Sì, Lunatica?>>
Alzo gli occhi al cielo, ma mi scappa un sorriso.
<<Vaffanculo.>>
Finalmente ero arriva a destinazione, scendo dalla macchina senza nemmeno salutare, dietro di me sento uno sguardo serio, ma non me ne preoccupo perché è già andato via.
Appena rientrata in casa, in salotto ci sono ad attendermi mio padre e mia sorella Lilith.
<<Luna Ashford, si può sapere dove sei stata?>> Dice mio padre furente.
<<Damian. A fanculo sono stata.>> Ancora con i giramenti di testa inizio a dirigermi verso le scale, ma neanche il tempo di fare un passo, sento la voce di mia sorella dire tutta d'un fiato: <<È stata a una festa a casa di Jade.>>
<<Ma tu. I cazzi tuoi non te li sai fare?>> Le urlo contro.
<<Pensi che tua madre voglia vederti così? Continui a bere, andare alle feste, e poi chissà cos' altro.>> Alza anche lui il tono. Llith è spaventata, ma rimane, è abituata a scene simili, non è la prima volta che accade.
<<Tu, la mamma non devi neanche provare a nominarla hai capito? Tu non ci sei mai stato per lei, nemmeno per noi non ti è mai importato nulla, e ormai è morta; non puoi più farci nulla, dovevi pensarci prima.>> Lui rimane senza parole. Mi giro verso Lilith, e questa volta mi rivolgo a lei: <<Non ti azzardare a venire a parlarmi, hai capito?>> Sbraito e vado in camera mia.
La prima cosa che faccio, appena arrivata, è mettere in carica il telefono. Nel frattempo faccio una doccia e metto una semplice felpa nera del pigiama, con una tuta del medesimo colore.
Dopo aver acceso il telefono, noto un messaggio da un numero sconosciuto con scritto:
Ciao Luna, sono Dorian. Sei arrivata a casa viva e vegeta? Rispondo con un semplice:
Sì, sono arrivata è tutto ok, grazie.
Decido di chiudere lì la conversazione. Indosso le mie auricolari e metto la mia canzone preferita, ''Sweet Sacrifice'', in modo tale di non pensare alla lunga giornata di oggi e alla litigata. Alla parte migliore della canzone, arriva una chiamata da un numero sconosciuto. Incuriosita, scelgo di rispondere. <<Pronto?>>
<<Luna, sono sotto casa tua. Scendi.>> Quella voce è inconfondibile, un tono serio, deciso, intimidatorio, capisco subito di chi si tratta.
<<Come ti permetti a venire sotto casa mia? Vattene, e non cercarmi. E non capisco il motivo per cui tu abbia chiesto il numero a tuo fratello.>>
<<Il numero non l'ho chiesto, l' ho preso. E non me ne vado finché non scendi, ti devo parlare di una cosa seria.>>
Decido di scendere fuori casa mia, senza nemmeno prepararmi, prendo una sigaretta e mi dirigo da lui.
Finalmente ha smesso di piovere. Trovo Maddox appoggiato alla portiera della sua auto, con una sigaretta tra le labbra. Mi guarda intensamente, mi sono venuti i brividi.
<<Senti, non so perché tu sia qui, ma tornatene da dove sei arrivato. Non sono dell'umore.>> Dico infastidita mentre cerco un accendino che alla fine mi porge lui.
<<Ti devo parlare di una cosa seria, ascoltami bene.>> Dice serio con tono autoritario. Anche la sua voce mi mette i brividi.
<<No, il patto era un altro; te ne andavi se scendevo, non ho tempo da perdere.>> Butto per terra la sigaretta ancora a metà, e me ne torno dentro, nel frattempo, lo sento dire: <<Non ti lascerò andare così facilmente, sappilo, sei in pericolo.>> Senza nemmeno voltarmi gli alzai il dito medio, non so nemmeno se lui l'abbia visto perché subito dopo sento la portiera della macchina sbattere.
Perché uno sconosciuto continua starmi dietro? Ma non uno sconosciuto qualsiasi, Maddox Cross.
Appena risalite le scale, per dirigermi nella mia stanza, in corridoio c'è mia sorella, che mi guarda con fare incuriosito <<Con chi eri lì fuori?>> Senza degnarla di uno sguardo rispondo in modo arrogante: <<Lily, impara a farti i cazzi tuoi e poi ne riparliamo.>> E sbatto la porta di camera mia con fare rabbioso.
Mi butto nel mio letto, sono sfinita, sto per addormentarmi ma arriva un messaggio da un numero sconosciuto, capisco subito che il mittente è Maddox.
Lunatica sta attenta, domani ne riparliamo. E ricorda... mi devi più di un favore.
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Spazio autrici
Volevamo rinraziarvi di aver letto questo nuovo capitolo, molto a breve uscirà il terzo. Vi sta piacendo la storia? Ma di cosa gli vorrà parlare Maddox? E lei gli darà ascolto?
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