Che fine ha fatto Orlando
Come al solito, il
commissario Lanasi incaricò me di trovare Orlando Sedis. Ormai ero
io lo specialista.
A casa non lo trovai, nei tre bar neanche, e
non era venerdì.
Sconsolato, cominciai a vagare senza una meta
sperando d'incontrarlo per caso.
Attraversai la strada. Quando
fui sul marciapiedi opposto, mi resi conto che c'era un altro posto
frequentato dal professor Sedis: la libreria del suo amico Mimmo
Casagrande, poco più avanti.
Sulla porta del negozio c'era un
post-it grande come un francobollo. Un miniaturista, probabilmente
giapponese, c'aveva scritto: Torno subito.
M'infilai nel bar
accanto. Era deserto. Mi sedetti e ordinai un cognac.
Un uomo
sulla cinquantina dai capelli simili a un cespuglio sferzato dal
vento aprì la porta del locale e chiese al barista se aveva visto il
libraio. Quello scosse la testa.
- Grazie, eh, hai perso la
favella?
Il barista continuò ad asciugare i bicchieri.
Il
nuovo arrivato lo mandò a quel paese e uscì.
Mi alzai, mi
avvicinai al barista e gli mostrai il mio tesserino bordato di
tricolore.
- Dove è nascosto Orlando Sedis? - gli mormorai –
anzi, dove sono nascosti lui e il libraio? Non abbia paura, non sono
ricercati, e io voglio solo parlarci, giuro!
- Sono nella saletta
dei giochi, ma io non gliel'ho detto...
- Ma certo, non si
preoccupi.
La saletta giochi era dislocata in modo che i rumori
non potessero arrivare nel locale principale.
Sedis e il suo amico
libraio erano seduti a un tavolino e giocavano a carte con grande
concentrazione.
- Tò, guarda un po' chi c'è – esclamai – il
professor Sedis in carne e ossa!
- Che coincidenza – fece lui
senza staccare gli occhi dalle carte – si accomodi, ispettore.
Finisco la partita e sono da lei.
Casagrande mi salutò
cordialmente e fece scopa di sette bello.
Il professore lo guardò
e disse:
- C'hai più culo che anima!
- Pesca, lo so io quante
partite ho perso con te!
Attinsi alla mia non vastissima riserva
di pazienza e mi sedetti.
Trascorsero una manciata di minuti
durante i quali mi saltò agli occhi che Sedis era in
pantofole.
Finita la disfida a colpi di scope sonore, Sedis
pretese la rivincita.
La mia riserva di pazienza si esaurì.
-
Professore, sono costernato, ma le faccio presente che io sono in
servizio. Non posso passare la giornata a guardarvi giocare. Adesso
viene con me, c'è il commissario Lanasi che ci aspetta.
- Sono in
arresto? Voglio un avvocato.
- Non è in arresto, è solamente
desiderato in questura.
- Non sta bene far aspettare un
commissario... – intervenne il suo amico.
- Ah, adesso sono io
che lo faccio aspettare? Non è il suo solerte ispettore che
interrompe la nostra scopetta? Io non ho dato appuntamento a nessuno
e non lavoro per nessuno! E in questura non ci sono mai entrato e mai
c'entrerò.
- Si tratta di un caso molto delicato di cui non sono
autorizzato a parlare.
- Che significa delicato?
- Significa
che coinvolge le alte sfere...
- E allora? Io che c'entro, tra
l'altro a biliardo faccio pena.
- Confermo, Orlando non è portato
per le sfere – intervenne Casagrande.
- Dovrei parlarne in un
bar mentre voi giocate a scopa?
- Sarebbe magnifico – commentò
Sedis.
- Che prende da bere, ispettore? - aggiunse Casagrande.
-
Non prendo niente e non posso parlarne. Deve venire in questura,
professore.
- Non se ne parla, a tutto c'è un limite! - si alterò
Sedis – Rivolgetevi a qualcun altro.
Dovevo decidere alla svelta
e non potevo sprecare l'occasione.
- D'accordo, faccio una
telefonata e torno.
Lanasi non ci mise molto ad autorizzarmi a
parlare del caso.
- Tutto a posto – annunciai rientrando nella
saletta – ma non qui.
- A casa mia no – si affrettò a dire
Sedis.
Mi ritrovai a esporre il caso nel laboratorio di restauro
di Casagrande, tra odore di colla e pagine stese ad asciugare.
Il
titolare ci aveva raccomandato di non starnutire prima di lasciarci
soli.
- C'è stato un omicidio, si tratta di Alberto Del Cerchio,
un uomo sulla quarantina che è stato pugnalato alla schiena in casa
e con un coltello da cucina che gli apparteneva. Le principali
sospettate sono le due donne che gli hanno fatto visita durante il
pomeriggio che ha preceduto la sua morte, ipotizzata intorno alle
nove di sera. Abbiamo ristretto a loro i sospetti perché entrambe
avevano un movente.
- Cioè?
- Del Cerchio le aveva lasciate
tutte e due nel giro di pochi giorni.
- Si dava da fare,
l'amico...
- Direi di sì, sembra che avesse molto successo con le
donne.
- E in tutto questo dove stanno le alte sfere?
- Non è
importante, e in più non glielo posso dire.
- Le avrete
interrogate, immagino?
- No. Lanasi mi ha mandato a cercarla
proprio perché voleva che lei assistesse all'interrogatorio.
- In
questura?
- È
inevitabile.
- Adesso?
- Al più presto, aspetta solo noi.
-
Sono in pantofole.
- Non fa niente, assisterà all'interrogatorio
da un osservatorio nascosto.
- Allora andiamo, che stiamo
aspettando?
Mi cadde la mascella inferiore.
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