Storia · capitolo 1

Che fine ha fatto Orlando

I talenti di Orlando #2 di Franco Porchetti

Come al solito, il commissario Lanasi incaricò me di trovare Orlando Sedis. Ormai ero io lo specialista.
A casa non lo trovai, nei tre bar neanche, e non era venerdì.
Sconsolato, cominciai a vagare senza una meta sperando d'incontrarlo per caso.
Attraversai la strada. Quando fui sul marciapiedi opposto, mi resi conto che c'era un altro posto frequentato dal professor Sedis: la libreria del suo amico Mimmo Casagrande, poco più avanti.
Sulla porta del negozio c'era un post-it grande come un francobollo. Un miniaturista, probabilmente giapponese, c'aveva scritto: Torno subito.
M'infilai nel bar accanto. Era deserto. Mi sedetti e ordinai un cognac.
Un uomo sulla cinquantina dai capelli simili a un cespuglio sferzato dal vento aprì la porta del locale e chiese al barista se aveva visto il libraio. Quello scosse la testa.
- Grazie, eh, hai perso la favella?
Il barista continuò ad asciugare i bicchieri.
Il nuovo arrivato lo mandò a quel paese e uscì.
Mi alzai, mi avvicinai al barista e gli mostrai il mio tesserino bordato di tricolore.
- Dove è nascosto Orlando Sedis? - gli mormorai – anzi, dove sono nascosti lui e il libraio? Non abbia paura, non sono ricercati, e io voglio solo parlarci, giuro!
- Sono nella saletta dei giochi, ma io non gliel'ho detto...
- Ma certo, non si preoccupi.
La saletta giochi era dislocata in modo che i rumori non potessero arrivare nel locale principale.
Sedis e il suo amico libraio erano seduti a un tavolino e giocavano a carte con grande concentrazione.
- Tò, guarda un po' chi c'è – esclamai – il professor Sedis in carne e ossa!
- Che coincidenza – fece lui senza staccare gli occhi dalle carte – si accomodi, ispettore. Finisco la partita e sono da lei.
Casagrande mi salutò cordialmente e fece scopa di sette bello.
Il professore lo guardò e disse:
- C'hai più culo che anima!
- Pesca, lo so io quante partite ho perso con te!
Attinsi alla mia non vastissima riserva di pazienza e mi sedetti.
Trascorsero una manciata di minuti durante i quali mi saltò agli occhi che Sedis era in pantofole.
Finita la disfida a colpi di scope sonore, Sedis pretese la rivincita.
La mia riserva di pazienza si esaurì.
- Professore, sono costernato, ma le faccio presente che io sono in servizio. Non posso passare la giornata a guardarvi giocare. Adesso viene con me, c'è il commissario Lanasi che ci aspetta.
- Sono in arresto? Voglio un avvocato.
- Non è in arresto, è solamente desiderato in questura.
- Non sta bene far aspettare un commissario... – intervenne il suo amico.
- Ah, adesso sono io che lo faccio aspettare? Non è il suo solerte ispettore che interrompe la nostra scopetta? Io non ho dato appuntamento a nessuno e non lavoro per nessuno! E in questura non ci sono mai entrato e mai c'entrerò.
- Si tratta di un caso molto delicato di cui non sono autorizzato a parlare.
- Che significa delicato?
- Significa che coinvolge le alte sfere...
- E allora? Io che c'entro, tra l'altro a biliardo faccio pena.
- Confermo, Orlando non è portato per le sfere – intervenne Casagrande.
- Dovrei parlarne in un bar mentre voi giocate a scopa?
- Sarebbe magnifico – commentò Sedis.
- Che prende da bere, ispettore? - aggiunse Casagrande.
- Non prendo niente e non posso parlarne. Deve venire in questura, professore.
- Non se ne parla, a tutto c'è un limite! - si alterò Sedis – Rivolgetevi a qualcun altro.
Dovevo decidere alla svelta e non potevo sprecare l'occasione.
- D'accordo, faccio una telefonata e torno.
Lanasi non ci mise molto ad autorizzarmi a parlare del caso.
- Tutto a posto – annunciai rientrando nella saletta – ma non qui.
- A casa mia no – si affrettò a dire Sedis.
Mi ritrovai a esporre il caso nel laboratorio di restauro di Casagrande, tra odore di colla e pagine stese ad asciugare.
Il titolare ci aveva raccomandato di non starnutire prima di lasciarci soli.
- C'è stato un omicidio, si tratta di Alberto Del Cerchio, un uomo sulla quarantina che è stato pugnalato alla schiena in casa e con un coltello da cucina che gli apparteneva. Le principali sospettate sono le due donne che gli hanno fatto visita durante il pomeriggio che ha preceduto la sua morte, ipotizzata intorno alle nove di sera. Abbiamo ristretto a loro i sospetti perché entrambe avevano un movente.
- Cioè?
- Del Cerchio le aveva lasciate tutte e due nel giro di pochi giorni.
- Si dava da fare, l'amico...
- Direi di sì, sembra che avesse molto successo con le donne.
- E in tutto questo dove stanno le alte sfere?
- Non è importante, e in più non glielo posso dire.
- Le avrete interrogate, immagino?
- No. Lanasi mi ha mandato a cercarla proprio perché voleva che lei assistesse all'interrogatorio.
- In questura?
- È inevitabile.
- Adesso?
- Al più presto, aspetta solo noi.
- Sono in pantofole.
- Non fa niente, assisterà all'interrogatorio da un osservatorio nascosto.
- Allora andiamo, che stiamo aspettando?
Mi cadde la mascella inferiore.


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