Capitolo 1
Tavolo per tre
«Alberto!, Albertino a mammà, vieni! Si raffredda il latte. Poi il cioccolato si posa tutto sul fondo e devi girarlo tu. Vieni, fai presto tesoro!»
«...Mmh mammà, ma quanto zucchero ci hai messo? Hai visto che panza che sto facendo?»
«Sei bellissimo così, a mammà. Nunn da’ retta a nessuno. A ne-ssu-no! Sei bellissimo!»
Amalia, 64 anni, insegnante di Greco in pensione. Vedova da dodici anni di Amilcare Lentini, di nobile famiglia napoletana. Vive da sola con il suo unico figlio nella elegante casa di famiglia all’ultimo piano di un palazzo antico alla Riviera di Chiaia.
Alberto 30 anni, studente di Scienze Politiche per vocazione e fuoricorso per destino, fidanzato con Veronica da centonovantatrè giorni. Il conto lo porta mammà.
Veronica. Ventotto anni, estetista. Di famiglia modesta. Sveglia, risoluta. Una femmina moderna.
Amalia trascorre le sue giornate tra solitari con le carte francesi, qualche appuntamento fisso con la TV, ed i suoi adorati libri. Il giovedì pomeriggio c’è da sempre il burraco a casa della baronessa Eleonora Serra Carafa.
«Eleonò, quello Albertino mio, mi ha portato a casa la sua fidanzata. Si sono conosciuti, mi ha detto, al suo studio di estetista dove lo mando a fare la manicure ogni quindici giorni. Dovresti vedere come gli parla, lo comanda a bacchetta ad Albertino mio. Me lo ha cambiato! Pensa che da quando sta con lei, non si fa più vestire. Sceglie da solo.
Per essere bella è bella. Però quella se lo vuole portare via. E Albertino…Albertino deve stare con mammà!»
La spesa se la fa recapitare dai garzoni dei “bottegai”, così come usa ancora chiamare i commercianti della zona cui commissiona le provviste, utilizzando quell’aggeggio infernale, “il cellulare” che le ha regalato Albertino lo scorso Natale. Più leggero del telefono in ottone con il disco in avorio, ancora funzionante, che sta sul cassettone del Settecento all’ingresso, ma maledettamente più complicato da usare.
Per i piccoli interventi di manutenzione in casa invece coinvolge lo storico portiere del palazzo.
“Antico” quasi quanto il portale in piperno ed i basoli della pavimentazione dell’androne, Don Raffaele ha una età indefinita. Una figura quasi mitologica. Si racconta che abbia fatto parte di una famigerata banda di Briganti che combatterono nelle campagne di Mugnano le camicie rosse di Garibaldi, al tempo dell’invasione e del saccheggio del Regno dei Borbone. Si dice che quel drappo rosso sdrucito dal tempo, inchiodato sul muro ingiallito della sua guardiola sia proprio un trofeo di guerra strappato dalle vesti di un soldato nemico. Anche se, a chi glielo ha chiesto, ha risposto che si trattava di un fazzoletto caduto da qualche finestra, messo lì in attesa di qualcuno che non lo ha mai più reclamato…
«Don Raffaè, volete salire un attimo? – Amalia al citofono - Il lampadario di Murano all’ingresso ha una lampadina fulminata».
«Donna Amalia, sto distribuendo la posta nelle cassette. Posso salire da Voi tra una mezz’oretta. Ma, scusate se mi permetto. Albertino sta a casa? Non la può cambiare lui la lampadina? Non fate più in fretta?»
«Don Raffaè, avete ragione. Però quello, o’nennillo, sta studiando. Meglio che non lo disturbo».
«Ah vabbè! Se o’nennillo sta studiando allora non lo disturbate... Salgo io appena mi libero».
«Albè, quella Donna Amelia non mi può vedere!»
«Amalia Verò, Amalia! Mamma è Amalia. Amelia è la strega di Paperino…»
«Donna Amalia. Scusa. Sarà un lapsus freudiano Albè, che ti devo dire…»
«Comunque, tua mamma non mi può vedere. Figurati che si fa venire quando le diciamo che ci vogliamo sposare! E smettila di mangiare continuamente. Vedi che panza che stai facendo!»
«Amò, ma non è vero. Quella mammà ti vuole bene. Forse è soltanto un pochino gelosa».
«Forse?? Un pochino? Albè, l’ultima volta che mi è scappato davanti a lei di chiamarti “tesoro”, mi ha interrotta dicendo “Il MIO tesoro” che mi sembrava Gollum del Signore degli anelli.
E, a pensarci bene, gli somiglia pure!»
Per il compleanno di mammà, Alberto ha deciso di portarla fuori a cena. Lui mammà e Veronica. E in quella occasione le diranno che vogliono sposarsi.
Con la carta di credito di mammà, e come sua abitudine, ha prenotato l’intera sala del suo (di mammà) ristorante preferito. Quello dove andavano, o meglio, quello dove Amalia trascinava il povero marito Amilcare, in tutte le ricorrenze che la memoria e il calendario potevano contenere.
Ogni occasione era buona. Oltre alle feste comandate, veniva festeggiata ogni ricorrenza immaginabile. Chi più ne ha più ne metta! Restavano fuori solo i solstizi d’estate e d’inverno il passaggio della cometa di Halley.
E Amilcare pagava…
Tavolo per tre.
Alberto al centro tra mammà e Veronica.
Il cameriere in livrea bianca accende il candelabro al centro del tavolo. Va via. Poi torna con il vino e lo versa, sotto lo sguardo vigile e severo di Amalia che scruta la pulizia dei bicchieri.
Prima alle signore e poi ad Alberto.
Alberto prende coraggio, si schiarisce la voce ed esordisce:
«Mammà, ti volevo dire che…»
«Albè, lo sai, in questo ristorante non puoi ordinare Hamburger e patatine. Il menù l’ho già concordato ieri. Adesso il cameriere comincia a servire gli antipasti»
«Mammà, ma che hamburger e menù. Noi volevamo dirti…»
«Albè, non cominciare con la coca cola a mammà che poi, lo sai, ti si gonfia la pancia e stanotte non riesci a dormire»
«Mammà noi in primavera vogliamo sposarci…» Intervenne brusco.
Amalia alzò lentamente gli occhi verso di lui e lo incenerì con lo sguardo.
«Ehm, vorremmo sposarci… Sempre che tu …» provò a ribadire Alberto abbassando gli occhi ed il tono della voce.
«Donna Amalia, Alberto voleva dire che noi a Maggio ci sposiamo!»
Lo interruppe risoluta Veronica immaginando mancasse poco a che Alberto, in lacrime, si precipitasse in braccio a mammà e chiedere perdono per aver avuto cotanto ardire.
Donna Amalia incrocia lo sguardo fiero di Veronica senza cambiare espressione.
Le due donne si guardano come due duellanti prima di cominciare la tenzone.
Poi d’improvviso Amalia abbassa lo sguardo, cambia espressione e, indifferente, guarda il cameriere che intanto ha cominciato a servire gli antipasti.
«Bravi! Che bello! - Ruppe il silenzio con un sorriso apparecchiato velocemente - Sono contenta. E ditemi, dove pensate di andare a vivere?»
Poi brusca, senza aspettare risposta:
«No, Albertino, non mettere il pepe sulla mozzarella che ti fa acidità e poi stanotte non riesci a dormire».
«Tranquilla Donna Amalia. Stanotte Alberto viene a dormire da me…»
Alberto fa un colpo di tosse imbarazzato saltando quasi dalla sedia.
Amalia che nel frattempo aveva addentato un bocconcino di mozzarella comincia a tossire anche lei.
A tossire sempre più forte.
«Mammà! Mammà tutto bene? Mammà stai bene?»
Tossiva.
Alberto cominciò a batterle la mano sulla schiena.
«Mammà! MAMMA`! Veronica, mammà si sta affogando!»
Veronica che fino a quel momento era rimasta seduta tranquilla al suo posto, si pulisce delicatamente la bocca con il tovagliolo, poi si alza con calma dalla sedia.
«Aspetta Albè, lascia fare a me. Ho fatto il corso di BLSD su Internet. Adesso le faccio la manovra di Hamsik»
«Hamsik? Verò, Heimlich. La manovra di Heimlich!»
«Albè, Hamsik, Heimlich, che differenza fa? Quella manovra llà. Gliela vuoi fare tu?»
«No, no. Faje ampress’ Fai tu!»
«Albè, sicuro?»
«Si Veronica fai tu. Ma fai presto pè ccarità!»
«Vabbè. Se sei sicuro… Aspè, com’era? Ah si! La prendo da qui, le mani qui. Le braccia così… Aiutami a metterla supina Albè!»
«Verò, mammà non respira! AIUTO!»
«Albè, non mi mettere tensione! Uno – due – tre…»
«…Stella! Verò ma che stai facendo?? Mammà! Mammà, mi senti? Rispondimi. Mammà fai si con gli occhi se mi senti»
«Albè, ma come si fa “si” con gli occhi? Uno – due – uno - due»
«Verò Mamma si sta facendo blu in faccia!»
«Albè e fa pendant con il foulard!... – spazientita - Ma lo vedi? Sto premendo!»
«Uno – due – uno - due»
«Verò, ma dovresti premerle sotto lo sterno no n’coppa ‘e zizze!»
«Albè, ma va fà n’c… Fai tu allora!»
SEI MESI DOPO
Seduti a colazione al tavolo della sala da pranzo della casa alla Riviera di Chiaia.
«Albè, ma tu come lo vuoi questo latte? E O’zzucchero, ‘a cioccolata. Beviti questo e statte nu poco zitto!»
«Amò, ma è ancora freddo e poi la buonanima di mammà me lo girava lei...»
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