Capitolo 1
Ero appena uscito dalla doccia quando sentii suonare alla porta. Era il Biglio, Francesco Begliomini, l’amico di mio fratello minore Sam, Samuele. Non so perché, ma ogni volta che capita da noi muore dalla voglia di raccontarmi le sue avventure come se mi dovessero interessare. E non so mai se prenderlo sul ridere o preoccuparmi. Ho trent’anni, mio fratello ne ha quattordici di meno e guai a chi me lo tocca. Anche se va in giro con gente come il Biglio, Sam è un ragazzino a modo: esce il giusto — anche a lui piace smanettare sul computer —, educato, rispettoso. Fedele. A sedici anni sembra non esista altra ragazza all’infuori della Cate. Pure il Biglio fa coppia fissa con la Fede, ma lui non riesce proprio a farsene una ragione.
«Ascolta Biglio» dissi quel pomeriggio di due settimane fa «non sono il tipo da fare sermoni, lo sai, ma perché non dici alla Fede come stanno le cose?»
«La fai facile tu, troppo facile. Ma come faccio a buttare tutto all’aria così da un momento all’altro? Era già mia prima di imparare a camminare, borbottava il mio nome che ancora non sapeva dire “mamma”. Hai presente il figo e la figa di quel vecchio film che ogni tanto passano ancora in TV, loro due soli su un’isola deserta… la natura a fare il suo corso?»
«Beh sì, chi non lo conosce.»
«Ecco, uguale noi. Ma sempre queste uscite, gli aperitivi, le passeggiatine in centro... Ma è possibile che non resti altro da fare per tutta la vita? Cristo, no. E poi se la piantassi la mamma ci resterebbe secca. Ma senti questa mentre aspettiamo Sam.»
Mi lasciai andare sul divano ancora in accappatoio. Grazie al cielo non avevo impegni. Lui si piazzò seduto sul tavolino di tek davanti a me e cominciò a raccontare.
«Qualche giorno fa ho ricevuto una email da un indirizzo strano: cup de fud ai, cup de fod ai o non lo so, qualcosa in francese credo…»
«Coupe de foudre?»
«Quello! Lo conosci pure te?»
«No Biglio, conosco il francese.»
«Insomma, ho aperto il messaggio e sono finito su un sito dove ti puoi creare la ragazza che vuoi, proprio tutta eh, da capo a piedi» disse mollandomi un paio di pacche sulla coscia nuda.
«Ho quasi paura a chiedertelo» dissi «ma di cosa stiamo parlando esattamente? Se è un’altra delle tue guarda che…»
«Ma come cervellone! Proprio tu? Intelligenza artificiale no?»
Cristo a quel punto l’avrei voluto scomodare io. Ma non feci in tempo ad aprire bocca.
«Perché non ti togli di dosso quella camicetta? Le dico per cominciare, i miei tra poco saranno a casa e poi devo vedermi con la mia ragazza. E lei: “Magari potrebbe farci compagnia”.»
«Biglio ascolta, non so dove si sia cacciato mio fratello ma è meglio che…»
«Immaginati la scena. Io che vado dalla Fede e gli faccio: “Amore, oggi invece dell’aperitivo ti va se facciamo sesso con un algoritmo?”» continuò senza farmi caso. «Poi si sgancia il primo bottone, il secondo… ma ecco il cancello del vialetto che si apre. Butto giù lo schermo prima che mi veda mia madre ed esco di corsa. Poi mi arriva un messaggio. E chi è?»
«Non lo so Biglio. Federica?»
«No, l’algoritmo. E sai cosa diceva? Che mia madre è carina, dolce, e anche lei può essere dolce e carina. Basta chiedere…»
«Ma non avevi chiuso il portatile prima che arrivasse?»
«Altro messaggio. “Hotel Porta Susa. Stanza 102. Tra un’ora”.»
«Sempre l’algoritmo.»
«Come no! Faccio due passi, dico due, e mi si accosta un taxi. Hotel Porta Susa? fa il tassista. E allora sì che non ci capisco più niente. Comunque salto dentro, e appena l’auto riparte ne arriva un altro: “Finalmente l’hai mollata” c’è scritto.»
«Sam?» gridai verso il corridoio. La sensazione di umido addosso si era trasformata in un fastidioso prurito su tutto il corpo.
«Il taxi si ferma davanti all’hotel. Il tassista mi strizza l’occhio dallo specchietto. Non dice una parola. Mi sembrava di stare in un film. La chiave 102 è sul bancone. “C’è qualcuno?” dico io. Aspetto, suono il campanello con il bottoncino ma non si vede anima viva. A dire il vero a quel punto mi stavo un po’ cagando sotto» disse sottovoce «ma a parte la paura... Infilo in un corridoio e alla fine trovo la stanza. Accendo le luci, guardo in giro ma non c’è nessuno. In bagno neanche. “Qui mi prendono per il culo” penso, e poi da non so dove ecco la sua voce. “Sei arrivato finalmente. Indossa il visore che c’è sul letto e riprendiamo da dove eravamo rimasti” dice. Non ti racconto tutto il servizio, ma ti giuro che una cosa così non mi era mai successa. Alla Fede le voglio bene, ma poverina, certe cose lei se le sogna» disse.
«Ascolta Biglio, fattelo dire, ma da che punto preciso hai iniziato a raccontare stronzate?»
«Stronzate?» disse lui. «Giuro su tuo fratello che è tutto vero!»
Non gli feci finire la frase che già mi stavo alzando dal divano, quando nella tasca prese a vibrargli il telefono.
«No!» disse dopo averlo tirato fuori.
«Cosa» dissi io.
«È lei. Guarda se non ti ho detto la verità.»
“Dove siete finiti tu e quel bestione là sotto? Ci divertiamo ancora un po’?” c’era scritto.
«Caro Biglio, sembra che il dovere ti chiami» dissi io restituendogli le pacche di prima «quindi ora se non ti dispiace... Ah, comunque devo dirtelo: gran bella storia. Questa volta hai davvero superato te stesso.»
«Ma guarda che questa non è una storia come le altre… L’hai letto il messaggio no?»
«Come no, il messaggio, certo… Ci vediamo in giro Biglio!»
Finalmente andavo a mettermi qualcosa addosso. Non ne potevo più di grattarmi. Infilai il corridoio diretto verso i miei vestiti asciutti e freschi di bucato. Di fronte alla mia stanza c’era quella di Sam. La porta era socchiusa. Bussai come al solito due volte più una più tre: il nostro segnale.
«Sam, c’è il Biglio di là che ti aspetta» dissi.
Neanche il tempo di finire la frase e con uno strattone mi tirò dentro.
«Non dire niente. Entra e chiudi la porta» fece lui.
«Ma che ti prende!»
Non rispose. Mi stringeva forte il braccio.
«Sam, va tutto bene, sono io, calmati.»
Raggiunto dalla mia voce mollò la presa e si allontanò di qualche passo.
«Ho sentito il Biglio» disse.
«Il tuo amico è fuori di testa. Totalmente fuori controllo. Non mi diventare anche tu così, d’accordo?»
«E se fossi peggio di così?»
«Peggio di chi. Del Biglio? Ma vuoi scherzare?»
Si girò di spalle. Un ragazzone alto due spanne più di me che ora piangeva in silenzio. Restammo senza dire una parola per minuti, forse più, forse meno, anche il tempo mutò peso specifico.
«Ti va di dirmi cosa succede?» domandai infine.
Sam continuava a passarsi le mani sul viso. Sembrava volersi ripulire da non so cosa di sporco, indicibile.
«È diventato tanto difficile parlarmi?» chiesi. «Tra noi zero segreti, giusto?»
«Questa volta è diverso» rispose lui «non è come le altre. È troppo difficile da spiegare. E di sicuro non capiresti.»
«Perché non ci provi. Chi ti dice che non capirei?»
Alzò gli occhi e me li piantò addosso.
«Vuoi sapere perché?» disse. «Perché tu sei l’unica persona al mondo che non ha bisogno di capire, ecco perché. Perché credi di aver capito già tutto. Sai già come mi sento e vuoi solo sentirtelo dire. Perché non lo ammetti? Perché non mi dici tu quello che mi succede?»
Restai muto a fissarlo. Era la prima volta che mi parlava così.
«Lo sapessi te lo direi. Ma se questo è quello che pensi allora vuol dire che hai proprio ragione: non ho capito niente. Pensavo che avessi un’altra opinione di me, a quanto pare mi sbagliavo. Io vado a cambiarmi» dissi sulla porta «ricordati che il Biglio è di là che ti aspetta.»
Afferrai la maniglia senza spingere. Senza respirare.
«Fermo ti prego» disse lui.
Allentai la presa. Tirai un sospiro.
«Perdonami, ma è tutto così complicato…»
«Certo che è complicato Sam, cosa credevi? Tutto sarà complicato d’ora in poi, benvenuto nel mondo dei grandi. Ma sputare addosso a chi ti vuole bene non rende le cose più semplici.»
«Ti ho già detto che mi dispiace, va bene? Non mi fare la predica per favore» disse lasciandosi ricadere sul letto.
«Fammi spazio» dissi io, e mi sedetti accanto a lui. «Forza, ti ascolto.»
«È difficile» disse tra I denti.
«Proviamoci» risposi io.
Lo vidi prendere la rincorsa e buttarsi come ci si butta da un dirupo. Stesso sguardo, stessa voglia di finirla una volta per tutte.
«Il fatto è che a volte è come se ci fosse qualcosa dentro di me, qualcosa qui» disse toccandosi la fronte con entrambi gli indici «qualcosa che mi fa pensare che invece di un solo Sam ce ne siano due messi insieme.»
«Due Sam…»
«Esatto. Due Sam nello stesso corpo. Che vogliono cose diverse.»
«Non ti seguo.»
«Come te lo spiego… Amo la Cate, tu lo sai bene, ma è come se l’altro me volesse qualcosa di più. Immagina la mia anima divisa in due: a una piace da morire la Cate mentre all’altra…»
«All’altra?»
Strinse i pugni ma non rispose. Attesi, e mentre aspettavo cercai dentro di me parole che non fossero buone per tutti ma solo per Sam. Non trovai né le une né le altre. Sfuggivano via.
«È tanto che lo hai capito?» domandai infine.
«No. Beh... Sì, da sempre credo, ma te l’ho detto, non lo so, ormai sono mesi che non so più niente.»
Presi la sua mano tra le mie. Aveva ragione, per davvero non riuscivo a capire. Sentirsi spezzato a metà.
«Quello che so è che sta piantato qui nello stomaco, e si dimena, così forte che certi giorni mi fa venire voglia di urlare. In un modo o nell’altro sono sempre riuscito a nasconderlo, a spingerlo via, fino a quando non è stato più possibile. Voi non vi siete accorti di nulla, nessuno si è accorto di nulla, ma non sai quante volte ho contato le pastiglie di papà chiedendomi quante ne sarebbero bastate a farlo smettere» disse d’un fiato.
«L’hai fatto davvero? Ti sei messo davvero a contare le pastiglie?» chiesi stupito.
«Sì, l’ho fatto. Ce le avevo tutte in mano. Ma quando avrei dovuto buttarmele in gola non ho avuto il coraggio.»
«Oddio Sam. E in tutto questo tempo io non mi sono mai accorto di nulla. Perdonami.»
«Come potevi?» disse. «E poi non ti scusare. Basto io a sentirmi in colpa.»
«Non dovresti. Sei stato coraggioso. Eccoti qui a parlarne con me.»
«Bastasse il coraggio a risolvere il problema. Ma quello purtroppo resta.»
«Problema? Io non vedo nessun problema» dissi. «Sai cosa penso invece? Che tutti, uomini, donne, ragazzi, ragazze, alla fine siamo tutti intercambiabili. Lo siamo sempre stati. Temevi di non risolvere il “problema”? Ecco la soluzione: ogni volta che ti sentirai male, giù di corda, ricordati queste parole: siamo intercambiabili. E non c’è niente che non vada. Quando si parla di queste cose non c’è mai un modo di fare giusto o uno sbagliato.»
Lui mi guardò come fossi pazzo, poi disse:
«Intercambiabili. Mi piace detto così.»
«Ma certo. Il tuo sangue non è uguale a quello di chiunque altro? La passione che provi per la Cate sarebbe diversa se fosse un ragazzo?»
«Credo di no.»
«E allora vedi che siamo intercambiabili?» dissi. «Ma dopo? Dopo le pastiglie? Continua.»
«Dopo non so come tutto si è calmato» disse «forse dovevo arrivare a quel punto, capire che se non avevo avuto il coraggio di andare avanti dovevo trovare il coraggio almeno di tornare indietro, o forse perché ho cominciato a dargli ascolto davvero, a provare a capirlo, a credere che dopotutto avrei potuto conviverci senza fare male a nessuno. Ma non avrei mai avuto il coraggio di fare sul serio, credimi. Io amo la Cate e non l’avrei mai tradita.»
«Ma poi è accaduto…»
«Sì, è accaduto ma... Ma si trattava di un gioco, non di tradimento, un gioco nato per caso quando ho scoperto come programmare quel maledetto algoritmo.»
«Algoritmo?»
Lui abbassò lo sguardo. Ci misi un po’ prima di capire.
«Lo sapevo che non dovevo insegnarti a programmare» dissi passandomi una mano sugli occhi.
«È successo per caso. Non credevo che qualcuno avrebbe davvero risposto al mio messaggio.»
«Ma perché proprio il Biglio?» chiesi.
«Lui è stato il primo a rispondere.»
«Il primo?»
«Sì, ma con gli altri è stato diverso, te lo giuro. Sì sono fermati quasi subito. Ma lui invece no, lui continuava, sembrava gli piacesse davvero.»
«A sentirlo mentre lo raccontava non avevo dubbi» dissi.
«Non deve sapere la verità» disse Sam. «Promettimi che non glielo dirai. Giuralo. Prometti che non lo dirai a nessuno.»
«Posso prometterti tutto quello che vuoi, ma a cosa servirebbe una promessa del genere? Io non dirò niente, quando arriverà il momento sarai tu a farlo. Non serve più mentire.»
«La fai facile tu. E poi è tardi ormai, ho già mentito a tutti» disse con la testa nascosta tra le gambe come a difendersi da una raffica di pugni. «Credevate di conoscermi e invece io vi ho tradito. Non solo la Cate, ma anche tu, mamma e papà. Tutti.»
«Sam» dissi attraverso uno spiraglio sul suo viso «non hai tradito noi, hai tradito te stesso fingendo di essere quello che non sei. E non è giusto per nessuno, qualunque sia la nostra vera natura. Capito?» dissi cercando i suoi occhi. «Ehi, capito?»
«Capito» sussurrò.
«Da oggi basta segreti. Ricordatelo la prossima volta che usi l’IA per sedurre qualcuno, ok?» dissi tirandolo a me. «E poi mi devi spiegare come ha fatto un pivellino come te a programmare un algoritmo così complicato...»
«Credo che da oggi lascerò perdere quella roba» disse. «Non so ancora come farò a guardarti in faccia dopo quello che hai sentito dal Biglio. Ma ti ha raccontato proprio tutto?»
«Non proprio tutto, ecco. Per fortuna mi ha risparmiato la parte con il visore, quella sarebbe stata troppo anche per me…» dissi uscendo dalla camera con il sorriso: il mio e quello di Sam.
E finalmente potevo togliermi di dosso quel diavolo di un accappatoio umido.
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