Storia · capitolo 11

Novembre 2002

RIFLESSI D'UMANA FRALEZZA di Alessandro Carrozzo

Sono in una casa molto grande. Due piani più una mansarda. Sono al piano terra. Luce soffusa, sto leggendo un libro, bevo un bicchiere di vino rosso. C’è altra gente ma non so chi siano. Eppure, per me è assolutamente naturale che siano lì. Si muovono come se anche per loro quella casa fosse la loro dimora. È tutto tranquillo. Tutto ovattato. Chiudo il libro di scatto, lascio il bicchiere sul tavolo. Sento che devo difendermi all’improvviso da qualcosa o qualcuno. Percepisco che le altre persone hanno la stessa mia urgenza di fuggire da qualcosa. Sento che dipendono da me, dalle mie azioni.

Mi alzo, vado al piano di sopra. Loro mi seguono ma io so di non essere ancora al sicuro. Allora salgo ancora, ecco la mansarda. La luce è sempre molto bassa. Sono ormai tutti con me in quello spazio che non credevo potesse essere così angusto. Chiudo la porta di accesso alla mansarda. Inizio a chiudere freneticamente tutte le finestre. Dico a tutti di stare tranquilli, che ora non potrà accaderci più nulla. No, non è così, l’occhio mi cade su una finestra aperta. Non è possibile, lì c’era un muro. Non c’è mai stata una finestra. Fuori è notte, vedo il buio da quello spiraglio di finestra che posso vedere dall’angolo opposto della mansarda. Sento il vento, è gelido, sento che se cercassi di correre a chiuderla arriverei un attimo dopo del pericolo che so essere proprio là fuori, in quella notte fonda. Ma loro si affidano a me. Prendo coraggio, corro, sento quel vento gelido investirmi. La raggiungo, la chiudo come se fosse l’unica cosa che conti davvero nella mia vita. Ora è chiusa ma il freddo è ancora più intenso. Qualunque cosa fosse quella da cui stavamo scappando, ho fallito, non ho fatto in tempo a chiuderla fuori, non sono riuscito a tenerla fuori dalla nostra casa, dalle nostre vite, e solo per un piccolo particolare; avevo dimenticato, quella maledetta finestra. So che è alle mie spalle, e non posso difendermi.

Sveglio! Respiro affannato! Cuore in gola! Rilassati Francesco, rilassati!

Tra i tanti incubi che tormentavano le sue notti, questo per Francesco era uno di quelli più ricorrenti. Sognava spesso di essere in una casa. Una casa totalmente familiare, la conosceva in ogni suo più piccolo dettaglio.  Piccolo particolare, nella vita reale quella casa non è mai esistita, non assomigliava a nulla che abbia mai vissuto veramente. Ma poi c’era sempre qualche tassello che stonava, e ogni volta era qualcosa di diverso. Una stanza che non dovrebbe esserci, una porta che non conduce in nessun posto, persone sconosciute, un cane mai visto prima ma che scodinzola come se volesse fare le feste al suo padrone. Ogni volta, mentre si aggirava sicuro in quella casa c’era sempre qualche particolare che lo spiazzava, un tassello che non combaciava.

E in quegli incubi Francesco continuava a chiedersi: possibile che la mia mente non sappia mettere al suo posto quel tassello? Possibile che abbia dimenticato questa stanza? Che non sappia chi sia questa gente? Eppure, tutto il resto è così familiare. Non c’è verso, ogni volta c’è una nota che non c’entra nulla con tutto il resto.

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