Storia · capitolo 6

TONIO

L'albero di giuggiole e il mistero dell'Isola Blu di Inès Maria Renier

Tonio ormai sembrava una nuvola bianca, il suo lungo grembiule, la maglietta e il cappellino, perfino i suoi capelli rossi che sbucavano dal cappellino, erano tutti coperti di farina.

Le sue mani non avevano ancora imparato a muoversi ritmicamente e sicure in quello impasto di farina, strutto, acqua, uova e zucchero.

Provava comunque un certo divertimento ad affondarle in quei panetti morbidi e appiccicosi. Tonio aveva capito che tutto quello schiacciare, riavvolgere, impastare, era dopotutto un'attività seria e creativa

Dopo vari tentativi e con l'aiuto di un garzone esperto, le focacce presero forma e poterono entrare in quel caldo e luminoso forno.

Ora i pensieri erano tutti per la sua barca ormai finita, fremeva all'idea di provarla in acqua.

Era un anno che ci lavorava.

Andava allo squero in tutti i momenti liberi e senza che suo padre lo sapesse. Quel luogo era ormai la sua seconda casa.

Tonio teneva in ordine i locali e svolgeva i lavori più semplici, in cambio aveva ottenuto da Mastro Pietro gli insegnamenti e i materiali per costruire la sua piccola barca. Non guadagnava nulla, ma non gli importava.

Il profumo delle focacce lo svegliò dai suoi pensieri, era delizioso.

Aveva il permesso di tagliarne una e di mangiare la prima fetta.

Anche quel giorno stava già pregustando il dolce sapore, anzi aveva già l'acquolina in bocca, quando si accorse che dentro alla focaccia c'era un bigliettino piegato in quattro. Lo aprì e lesse delle strane parole : CERCA CHI AMA IL BLU.

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