Storia · capitolo 2

ALVI

L'albero di giuggiole e il mistero dell'Isola Blu di Inès Maria Renier

Alvi era un ragazzino un po’ speciale, e tutti lo sapevano bene.

Con i suoi folti capelli rossi, sembrava un vero artista o un musicista in cerca di ispirazione.

La sua criniera scompigliata attirava gli sguardi di chiunque passasse, come se fosse un segno di quella sua personalità un po’ fuori dagli schemi.In realtà  Alvi aveva qualcosa di diverso, qualcosa che lo rendeva unico.

Era un vero "Pensatore".  Non si accontentava di leggere i libri in modo superficiale, amava invece immergersi nelle loro pagine e riflettere.

Anche i luoghi che destinava alla lettura dovevano essere sempre un po' speciali , angoli di pace per pensare e sognare.

Aveva già letto molti dei libri della biblioteca di suo padre, un luogo magico che sembrava custodire un tesoro di avventure e storie fantastiche.

Quella mattina di fine agosto sentì che avrebbe dovuto cercare un posto ideale per pensare.

L'idea si accese all'improvviso - si proprio come una lampadina che si accende e illumina tutta una stanza.

Doveva raggiungere l'altana sul tetto del palazzo dove era situato l'appartamento della sua famiglia. Si trattava di un appartamento elegante e ben arredato situato al secondo piano nobile che assieme al primo piano ospitavano i più importanti appartamenti dei palazzi Veneziani.

L'altana invece era abbandonata da molti anni pertanto raggiungerla sarebbe stato più facile a dirsi che a farsi.

Uscì nel pianerottolo di casa , in mano aveva qualche attrezzo e una borsa che conteneva….

Il vero problema era però la vecchia signora che abitava al piano di sopra.

Alvi cominciò a salire i gradini davanti alla porta della sua vicina , si abbassò, sotto lo spioncino , non voleva che lo vedesse.

Il primo scoglio era superato! Adesso si trattava di salire i gradini dell'ultima scala che portavano all'altana.

Sfortunatamente, a differenza delle altre scale che erano di marmo, quelle che portavano all'altana erano di legno e cigolavano in modo sinistro. Salì sul primo gradino..uno..pausa, due..pausa…nessuno uscì sul pianerottolo.

Finalmente era davanti alla porticina , chiusa con un catenaccio ormai arrugginito.

Dopo molti tentativi Alvi capì che solo qualche colpo di martello ben assestato avrebbe potuto aprirlo.

In cuor suo ringraziò sua madre che quella mattina aveva deciso di spostare i mobili.

Al primo colpo il catenaccio non si mosse neppure di un millimetro, mentre della polvere di ruggine cadeva a terra.

Provò un'altra volta e un'altra ancora, sempre aspettando che i rumori coprissero almeno in parte quelli del martello.

Adesso il catenaccio era libero, stava per aprire la porticina quando sentì qualcuno chiamare il suo nome.

Lo spavento lo fece sobbalzare, stava per precipitare all'indietro, aprì le braccia per contrastare la caduta e rimase per qualche secondo in bilico senza sapere se sarebbe caduto.

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