Storia · capitolo 10

ALVI, TIZZI e TONIO

L'albero di giuggiole e il mistero dell'Isola Blu di Inès Maria Renier

Alvi raggiunse Tizzi -si può sapere chi sei e perché mi hai disturbato?

Tizzi lo incalzò subito -Beh non sei molto gentile, vieni facciamo due passi e ti racconto tutta la storia-

Si avviarono lungo la calle che costeggiava il campo, era fresca ombrosa e sbucava vicino ad un piccolo canale.

Il racconto di Tizzi fu così interessante che Alvi si sentì parte di quella storia perché -Si! lui amava veramente il BLU-

Mentre ancora si scambiavano le loro supposizioni, sentirono un leggero fruscio che veniva dal canale.

Una piccola barca di colore blu intenso si stava avvicinando, un ragazzo tutto vestito di bianco vogava con grande orgoglio e leggerezza.

Tonio vide due ragazzini un po' strani sulla riva del canale. Una portava un vestitino corto, l'altro si faceva notare per la sua capigliatura scomposta.

La prima a parlare fu Tizzi e chiese a Tonio dove stesse andando e se la barca fosse sua.

Tonio, un po' indignato rispose -Dove vado non è affar tuo, e la barca non solo è mia, ma l'ho costruita con le mie mani, e voi che ci fate qui? -

Intervenne Alvi -Tu non ci crederai, ma noi non ci conosciamo, lei mi ha trovato per mezzo di un biglietto che le diceva di cercarmi.

-Ah-soggiunse Tonio, e cosa c'era scritto in quel biglietto?"

Fu Alvi a rispondere "CERCA CHI AMA Il BLU" e io amo il BLU.

Cosa, cosa!? Anch'io ho trovato un biglietto con la stessa scritta- dovrei averlo ancora qui in tasca, eccolo

e lo mostrò a tutti e due.

C'era da non crederci! I tre ragazzi continuarono a parlare e a porsi reciprocamente molte domande.

Fu così che Tizzi e Alvi scoprirono che Tonio stava andando in laguna aperta alla ricerca di un'isola misteriosa e di un tesoro -forse monete d'oro, forse pietre preziose o forse, chissà ?-

Tizzi e Alvi lo ascoltavano con la bocca spalancata sempre più interessati a quel che diceva.

Tizzi "l'avventurosa" si stava già immaginando un meraviglioso avvenimento, degno di essere ricordato. Mentre Alvi " il Pensatore " intanto stava riflettendo sui fatti già avvenuti e su quelli che avrebbero potuto accadere!

Ad un certo punto Tonio esclamò:" Volete venire con me?" Tizzi e Alvi si guardarono negli occhi e capirono che era proprio quell'invito che stavano aspettando.

In un batter d'occhio salirono sulla barca e si sedettero ai lati della barca, uno di fronte all'altro, Tonio cominciò a vogare .

Usciti dal piccolo canale si ritrovarono dapprima in un canale più grande, e poi uscirono in aperta laguna, ma lì accadde una cosa piuttosto strana.

Una nebbiolina cominciò a scendere man mano sempre più fitta, tanto che a mala pena riuscivano a vedere a qualche metro di distanza.

Tonio si sentì in dovere di rassicurarli "secondo i miei calcoli non dovremmo essere molto lontani"

-Già- disse Tizzi - ma da dove viene questa nebbia non siamo mica in autunno o in inverno!-E' vero- rimarcò Tonio - in effetti è piuttosto strana!

Quello che non sembrava preoccupato era Alvi, egli infatti pensava che quella nebbia gli avrebbe permesso di isolarsi un po' da quei due, e che il cielo blu tra un po' si sarebbe fatto rivedere.

Uno scossone fece trasalire tutti e tre, la barchetta aveva urtato qualcosa.

Tonio si accorse che avevano toccato terra e quindi potevano attraccare.

Scese per primo e trovò un tronco d'albero spezzato che faceva al caso suo, legò la barca e aiutò Tizzi e Alvi a scendere.

-Siamo arrivati-

L'erba e il terreno erano umidi e piuttosto freddi al tatto. Alvi si fermò un attimo ripensando alla sua amata amaca e disse ad alta voce -ma chi me l'ha fatto fare ? Con noncuranza tirò fuori dal taschino del suo gilet l'orologio con la catenella che aveva preso "in prestito "da suo padre.

Tonio osservando la scena si spazientì e si rivolse in modo non troppo garbato ad Alvi -Ma guarda che sei strano, sembri uno che arriva dal futuro , che so dall' 800… Alvi sgranò gli occhi - Ma io sono dell' 800 nato nel 1855 …

Tonio non gli lasciò finire la frase - Ma cos'è , uno scherzo, io sono nato nel 1755 …

Una risata fragorosa di Tizzi interruppe la conversazione- 

Ma tu senti questi, cosa dovrei dire io che sono nata nel 1955 !

Alvi istintivamente gettò un'occhiata al suo orologio come se volesse capire qualcosa di più del tempo.— Tu porti ancora quel ridicolo coso? aggiunse Tizzi -Guarda il mio — e indicò il suo orologio da polso con il cinturino di cuoio, regalatogli per la Prima Comunione.

Dopo qualche secondo la risata si spense sulla bocca di Tizzi che si sentì un po' frastornata e un pensiero serio si fece strada tra i tre amici

Ragazzi, qui c'è qualcosa che non quadra. Come abbiamo potuto incontrarci? Abbiamo 100, 200 anni di differenza. E' incredibile!

Tonio e Alvi si scambiarono uno sguardo, consapevoli che stavano vivendo qualcosa di portentoso, ma anche di un po' spaventoso.

-È come se il tempo si fosse piegato, come se le nostre epoche si fossero incontrate in un punto speciale- mormorò Alvi.

-Una specie di nodo temporale, un punto dove tutto si collega, come un grande filo invisibile che ci unisce-

Le domande si affollavano nelle loro menti, alternate da incredulità e meraviglia. La nebbia, invece di diradarsi, sembrava infittirsi, avvolgendo ogni cosa in un velo di mistero.

Tizzi, cercando di alleggerire la tensione, offrì alcune giuggiole:-Mangiatene un po’, facciamo merenda!

Tonio, ricordando la focaccia del fornaio, condivise con i nuovi amici le due fette rimaste, e per un attimo il loro stupore si trasformò in un momento di poesia condivisa, un semplice gesto di amicizia.

Improvvisamente, la nebbia cominciò lentamente a sollevarsi. Si accorsero allora di essere approdati davvero in una piccola isola. Potevano vederne i confini, l'erba era di un verde brillante ,le foglie degli alberi danzavano al ritmo del vento.

Il tempo sembrava aver perso la sua linea retta, piegandosi e intrecciandosi in un nodo di storie e epoche diverse.

Venezia, con il suo fascino senza tempo, li aveva fatti incontrare — sì, Venezia, la città delle luci e delle ombre, la città “senza tempo”.

Ma ora, in quell’isola magica, prendevano coscienza di essere parte di qualcosa di più grande: un legame tra passato, presente e futuro.

Mentre ammiravano la natura che li circondava, l'acqua che lambiva l'isoletta sembrava cominciasse a "bollire", eppure era fresca e limpida.

Si stava formando un muro tutto intorno come se una splendida fontana alzasse getti così potenti da sembrare impenetrabili.

Il muro d'acqua si tingeva lentamente di blu, i ragazzi erano al colmo della meraviglia.

Stranamente non provavano alcun timore, anzi un senso di armonia e pace , l'acqua era fresca e limpida, come un simbolo di purezza e rinnovamento.

In quel momento, senza pensarci, i tre ragazzi si stesero sull’erba, prendendosi per mano. Ogni differenza, ogni distanza temporale, sembrava dissolversi.

-Siamo tutti collegati — disse Alvi, con voce calma.-Non importa quando siamo nati o da dove veniamo.

La comunicazione, la comprensione, la nostra coscienza sono ciò che ci unisce.

Le nostre diversità sono una ricchezza -aggiunse Tonio, sorridendo- Sono come i fili di un grande arazzo, ciascuno con i suoi colori unici, che rendono il quadro più bello.

Tizzi annuì, guardando i suoi amici con affetto:-Non dobbiamo aver paura delle differenze, ma imparare a parlare con gli altri, ascoltare le loro storie. Solo così possiamo capire quanto siamo uniti e possiamo essere amici-

Poi osservò gli alberi, gli arbusti  intorno a loro, il terreno diventava pian piano trasparente e lasciava intravedere le radici delle piante, era uno spettacolo meraviglioso! — Guardate le piante, come sono tutte collegate tra loro sotto terra attraverso le radici.

Fanno parte di un grande sistema, che si sostiene e si aiuta.

Allora, in quella nuvola blu di emozioni e di speranza, si sentirono parte di un tutto più GRANDE, più forte di qualsiasi nodo temporale.

E, mentre le ultime tracce di nebbia si dissolvevano, i tre amici si guardarono, sorridendo.

-È come se Venezia ci avesse insegnato che il vero tesoro non è l’oro o le cose materiali -disse Tonio- ma la capacità di comunicare, di ascoltare e di rispettare le diversità-

-Perché, alla fine, siamo tutti uniti da fili invisibili- concluse Alvi-Fili che nessuno può spezzare, e che ci rendono più forti.

E così, con il cuore leggero e gli occhi pieni di meraviglia, i tre ragazzi si stesero sull'erba si presero per mano e capirono che il vero viaggio non era solo attraversare il tempo, ma imparare a riconoscere e a coltivare i legami che ci uniscono, ovunque siamo e qualunque epoca viviamo.

E il tesoro ?

Se ne dimenticarono completamente !

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