Storia · capitolo 1

TIZZI

L'albero di giuggiole e il mistero dell'Isola Blu di Inès Maria Renier

Quel giorno Tizzi decise che sarebbe stato il più emozionante di tutta l’estate.

Era un pomeriggio di fine agosto, ma faceva ancora molto caldo, Tizzi si stava godendo il momento di pace, aspettando che tutti i membri della famiglia si addormentassero, come faceva sempre quando il caldo diventava insopportabile.

Sua madre diceva sempre, che il riposo faceva bene al corpo e allo spirito, “Tanto con questa canicola”.

Tizzi, con i suoi passi silenziosi, sgattaiolò fuori dal letto. Era il giorno perfetto per un’avventura.

Dalla sua stanza, si affacciò sul corridoio e guardò il terrazzino che dava sul giardino dei vicini. Le imposte socchiuse, lasciavano entrare un filo di luce e un soffio di vento caldo.

In realtà, non conosceva molto bene il proprietario di quel giardino. Vedeva soltanto un anziano signore un po' arcigno,con un cappello a falda larga, che a volte le riservava un breve cenno di saluto, portando distrattamente la mano al cappello.

Il giardino, nascosto dietro un alto muro di mattoni, era un vero tesoro segreto di Venezia. Una piccola oasi di pace, con un canale sottile che scorreva lungo la fondamenta, e un albero di giuggiole che sembrava aspettarla da tutta l’estate.

Scostò con attenzione una vecchia imposta del poggiolo, quasi  non volesse disturbare il silenzio che regnava. Una luce calda si diffuse nel corridoio. Sembrava come se un bellissimo arabesco in movimento avesse preso vita lì, sul pavimento.

Tizzi si voltò di colpo, tesa, ascoltando. Forse il cigolio di qualche asse aveva svegliato qualcuno?  No, la casa restava immersa in un dolce silenzio.

Uscì nel poggiolo e il suo sguardo si posò sull’albero di giuggiole, i rami lambivano la ringhiera di ferro.

Quella pianta, con i suoi frutti tondi e dolci, era la sua piccola fuga segreta. Aveva aspettato tutta l’estate che i frutti cambiassero colore, da verde chiaro a un marrone rossiccio, e adesso sapeva che era il momento di assaggiarli.

Cercò di allungare il braccio, sperando di afferrare uno di quei frutti dorati, ma si rese subito conto che non ce l’avrebbe mai fatta. I rami erano troppo lontani, e lei era troppo piccola. La sua mente correva veloce: il bastone per stendere i panni, quello lungo e robusto, poteva essere la sua salvezza. In cima aveva un gancio, perfetto per afferrare i frutti agognati.C’era però un problema: il bastone si trovava nella parte opposta della casa e per prenderlo doveva passare davanti alla porta delle stanze di sua madre e di sua zia

Sapeva che sarebbe stato un rischio, ma anche una mossa astuta.

Il bastone era lungo, troppo forse, e portarlo fino al terrazzino non sarebbe stato semplice. La tensione cresceva, ma Tizzi era determinata. Nel frattempo, nella stanza vicino alla cucina, sua sorella più grande e sua cugina erano troppo impegnate a leggere fumetti per accorgersi di quello che stava combinando.

Alla loro età, 15 e 14 anni tutto sembrava più facile, più spensierato.

Il cuore le batteva forte ma avrebbe trovato il modo di raggiungere le giuggiole.

A Venezia, anche le avventure più piccole diventano grandi quando si tratta di un sogno da realizzare.

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