Storia · capitolo 1

Capitolo 1

QUEL CAMALEONTE DI PASQUALE di MARIO BITETTI

QUEL CAMALEONTE DI PASQUALE

Era il periodo drammatico dello scoppio della temibile pandemia del Covid. Sorta, nei modi ancora oscuri da chiarire, in una provincia della Cina nel 2019, si affacciò in Europa, prima a farne le spese con i primi decessi l’Italia, nell’anno successivo.

In pochi giorni ci fu l’escalation di quel contagio e si comprese subito la pericolosità immane di quella influenza. Quel morbo cominciò a mietere vittime in maniera impressionante. L’Italia si trovò impantanata in una sorta di regime del terrore determinato da quel fenomeno.

Il governo dovette correre subito ai ripari in un contesto aggravato anche nei decenni precedenti perché non si era mai allestito un vero piano contro eventuali emergenze, come quelle che scaturivano da quell’impatto devastante. Si eressero dei cordoni sanitari nelle prime città del nord in cui quel morbo si presentò.

E nel giro di pochi giorni tutta l’Italia si trovò sotto il morso terribile di quella pandemia. Si fece fronte a quella emergenza come si poteva.

Il governo predispose dei piani per evitare al massimo i contatti fra le persone. Si chiusero scuole, aziende ed uffici. Si introdusse l’obbligo delle mascherine salvavita e poi, quando venne scoperto in tempi record l’antidoto, la possibilità di mettersi al sicuro facendosi iniettare il vaccino.

Non si poteva circolare con i propri mezzi ed uscire da un paese all’altro se non per specifici e selezionati motivi. Né si poteva andare nelle campagne a coltivare il proprio pezzo di terreno. C’erano molti limiti negli spostamenti di persone.

E per il nostro Pasquale quella misura, il divieto di potersi recare anche in campagna, fu un’altra pugnalata, dopo quella rappresentata dal terribile morbo del Covid. Lui quasi tutti i giorni si recava nella sua amata campagna per apportarvi le sue provvidenziali cure. Fra l’altro, essendo rimasto vedovo da qualche tempo, alla sua amata compagna terra si era affezionato ancora di più. Era una forma di compensazione per il vuoto creato dalla perdita della sua cara moglie. Pertanto, l’attaccamento alla sua terra era diventata ancora più forte, simbiotica, persino un tantino morbosa.

Lui vi si dedicava con tutta la sua energia e passione. E il suo notevole appezzamento ricambiava quell’impegno e quelle attenzioni con altrettanta generosità, rendendogli ingenti messe di frutti alla fine di ogni stagione.

Cosicché quando venne emanata la stringente, capestro per Pasquale, disposizione che non era possibile recarsi in campagna, per il nostro amico fu una mazzata terribile! E come avrebbe potuto il nostro Pasquale sopravvivere, dopo la perdita della cara moglie, anche alla lontananza dalla sua amata terra?

Furono giorni drammatici, penosi per Pasquale. Il venir di quell’afflato lo avrebbe portato all’esaurimento se non avesse trovato motivo, alquanto improbabile date quelle tassative disposizioni in proposito, di rimediarvi.

Intanto l’amico Rocco, falegname il cui laboratorio era in prossimità dell’appezzamento di Pasquale, poteva recarsi presso la sua sede di lavoro. La falegnameria di Rocco, passata poi al figlio che la gestiva oramai in prima persona, era situata di poco fuori la cittadina di Santeramo in Colle. Pertanto, Rocco aveva il permesso di recarvisi per motivi di lavoro. E fu così che Rocco notò quegli strani atteggiamenti dell’amico Pasquale. Che, beninteso, Rocco e Pasquale erano grandi amici, di lunga data. Entrambi amavano cimentarsi con i propri poderi.

Fu così che Rocco una mattinata, mentre usciva dal laboratorio per portare fuori un prodotto finito, notò Pasquale in un insolito atteggiamento.

Il contesto non era tranquillo ma piuttosto movimentato. Invero, controlli massicci ed insistenti, per terra e per cielo, si susseguivano per verificare che le disposizioni restrittive emanate, per non far circolare nessuno e per non estendere il contagio venissero, rispettate.

In quei momenti in cui Rocco avvistò Pasquale, nel cielo rombavano le eliche di un paio di elicotteri che sorvolavano la zona e la tenevano sotto stretta osservazione. Un rumore assordante stordiva l’udito e creava confusione e disorientamento.

E mentre Rocco meditava su quel trambusto vide Pasquale immobilizzato, in una posa come se stesse recitando. Indossava una tela cerata, una sorta di impermeabile, che prima Rocco ricordava di non avergli mai visto addosso. Pasquale era fermo, come immortalato in una foto, con le braccia appena sollevate, a mezza asta.

Rocco, incuriosito, lo chiamò: “Pasquale. Pasquale!”.

Ma Pasquale non si mosse. E restava fisso in quella strana ed assurda posa.

Rocco non si perse d’animo. Convinto che Pasquale non lo avesse sentito perché la sua voce era ricoperta da tutto quel chiasso che facevano gli elicotteri che imperversavano nel cielo.

Allora Rocco gridò con più impeto e convinzione:

“Pasquale! Pasqualeee!!!”.

Ma, accipicchia, niente ancora. Che Pasquale fosse diventato sordo ultimamente, oppure fosse stato colto da un malore improvviso? Poteva essere. Però la circostanza che non si spiegava Rocco era la seguente: se avesse avuto un malore, Pasquale non doveva trovarsi in quella posizione, eretta, ma trovarsi, verosimilmente, disteso e accasciato sul terreno. Invece, no. Pasquale sembrava recitare il ruolo della bella statuina, dell’essere incantato.

Soltanto quando gli elicotteri con il loro seguito di frastuono infernale si allontanarono e a seguito di un ulteriore richiamo di Rocco, Pasquale sembro ridestarsi da quello strano incantesimo, da quello stato catatonico.

Calò le braccia, distendendole, e tirando un sospiro di sollievo.

Rocco gli era avvicinato e gli chiese alquanto preoccupato:

“Pasquale, non mi avevi sentito? Ti ho chiamato ripetutamente. Che cosa ti è successo? Ti sei sentito male? Non mi rispondevi…”.

Pasquale, scioltosi completamente, sembrò snobbare l’osservazione e le preoccupazioni del suo amico Rocco:

“Ma no. Ma che sentito male! Ero sovrappensiero. Ho l’impressione di aver dimenticato qualcosa, ma, porca miseria, non riesco a ricordare che cosa. Mia moglie prima di uscire si è raccomandata: Pasquà, ricordati di prendere…prendere, che cosa? Accidenti! Ecco, perché mi ero fermato a pensare, nello sforzo di ricordare”.

La risposta dell’amico Pasquale, sembrava abbastanza pertinente, fugò le preoccupazioni insorte in Rocco, in cui però restavano delle zone …d’ombra. Sì, d’accordo, Pasquale era sovrappensiero, però perché era stato congelato in quella strana e ridicola posa? Con le braccia alzate a metà, come nel tentativo di spiccare un improbabile volo?

Comunque, nulla quaestio per Rocco, tranquillizzato dalle rassicurazioni di Pasquale.

Trascorse qualche altro giorno e la tragedia del covid mieteva sempre più numerose vittime. Mentre gli ospedali e i ricoveri dei pronto soccorso venivano inondati di nuovi colpiti da quel potente virus.

Ma Pasquale continuava, a giorni alterni, a curare la sua terra. Come quell’altra mattinata.

Come al solito i controlli si mantenevano sempre molto rigidi e costanti. Non si poteva allentare la presa su quelle misure così drastiche introdotte per cercare di contenere la diffusione di quel morbo spaventoso. Guardia di finanze e carabinieri, per terra ed elicotteri nel cielo, monitoravano in continuazione il territorio per impedire, con quella loro deterrente presenza, movimenti dei cittadini non consentiti. Per impedire che qualcuno si avventurasse dove non doveva andare.

E così quella mattina che anche Rocco, come tutte le mattinate, dava una mano al figlio nella falegnameria, uscendo dal laboratorio per prendere una boccata d’aria, avvistò di nuovo Pasquale alle prese con le sue strane sembianze di improvvisato ballerino. Mentre nel cielo volteggiavano furiosamente due elicotteri delle forze dell’ordine, Pasquale era sotto un albero di ulivo, con la sua giacca di cerata verde militare, in quell’atteggiamento strano e…ridicolo. Era teso, immobile. Neanche un muscolo muoveva, neppure facciale. Ma che cosa stava succedendo a Pasquale, si chiedeva Rocco.

Dopo diversi attimi in cui Pasquale era rimasto come imbalsamato in quella posizione egli si sciolse. Il fastidioso roboante rollio degli elicotteri che sovrastavano la zona stava sfumando. Così Rocco ne approfittò per chiedere di nuovo a Pasquale:

“Pasquà…tutto a posto?”.

Pasquale, sciolto da quello strano ed incomprensibile incantesimo, snobbò la domanda di Rocco, annuendo sbrigativamente con la testa, e quasi infastidito da quei petulanti interventi dell’amico. Come a voler dire: uffa, fatti gli affari tuoi, che stai sempre a badare a quello che faccio io!

Bene, anche quella volta Rocco prese atto che non c’erano problemi. Pasquale lo rassicurava circa le sue condizioni di salute. Che Rocco ipotizzò pure essere l’amico, forse, vittima di un incipiente e terribile male: l’Alzheimer. L’amico si arrestava in quella posizione e restava fermo per degli attimi, se non minuti, dimenticandosi della sua stessa essenza. Ma quella terribile e sconvolgente considerazione la tenne per sé.

Qualche giorno dopo, stesso copione, stesse scene. Controlli implacabili delle forze dell’ordine. Gli elicotteri che furoreggiavano nel cielo e Pasquale alle prese con la sua amata terra.

E di nuovo Rocco che usciva fuori dal laboratorio per prelevare delle forme di legno e toh, chi ti rivede, nel mentre il rumore assordante degli elicotteri rendeva inutile qualsiasi tentativo di chiamarlo e di farsi sentire. Pasquale! Sempre con la sua giacca lunga di cera color militare immortalato in quella posizione. Quasi si fosse immedesimato così tanto con la sua terra e con le sue amate piante, da identificarsi con una di loro. In modo da atteggiarsi nella stessa loro fissità. In definitiva come se fosse egli stesso una pianta.

Quando Rocco lo notò, che replicava quella assurda posizione cominciò, a quel punto, a pensare che stesse davvero male. Vuoi vedere che l’amico Pasquale ha avuto una paralisi. Si stava preoccupando davvero Rocco. Voleva osservarlo meglio ed avanzò verso l’amico per vagliare da vicino il suo stato di salute. Ma, singolare coincidenza, non appena gli elicotteri sfarfallavano via liberando il cielo e le orecchie da quell’assordante frastuono, ebbene proprio allora Pasquale sembrava riprendere coscienza di se stesso. Ritornava in sé.

E Rocco, constatato che Pasquale era ritornato arzillo e pimpante come il suo solito, evitò di formulare domande che potessero indisporre l’amico. Che già le volte recedenti aveva cominciato a dimostrare segni di insofferenza alle preoccupazioni manifestate da Rocco. Quindi scongiurata l’ipotesi allarmante della paralisi, dopo quella della volta precedente di un principio di Alzheimer, Rocco soprassedette. Si limitò a salutare Pasquale con un fugace saluto con la mano e via.

Ma non era finita lì. La stessa scena si ripetette anche altre volte. E sempre, strana coincidenza, quando gli elicotteri volteggiavano nel cielo. Come se da quella presenza e da quei rumori assordanti egli traesse degli elementi propiziatori per quella sua prestazione teatrale, come se subisse una sorta di sortilegio con quelle pale che vorticavano nel cielo che improvvisamente lo incantavano e lo pietrificavano, seppur momentaneamente.

Rocco congetturò ogni altra possibile ipotesi. Sapeva anche che Pasquale era iscritto a dei corsi della università della terza età a cui era iscritto e che frequentava con passione. Forse si ripeteva il ruolo, poco impegnativo per la verità, di una commedia che stava preparando lui con altri suoi colleghi di quella argentea età e che si riduceva a quella limitata apparizione in quella lirica espressione danzante.

Rocco oramai quando lo notava in quella buffa espressione non lo molestava più con le sue domande.

Però un giorno sbottò, stanco di assistere a quelle reiterate scene, sempre le stesse, e soltanto dopo che gli elicotteri scomparvero dall’orizzonte e si poteva parlare tranquillamente senza essere coperti da quel fracasso generato da quei mezzi.

“Pasquale, insomma, mi vuoi dire per che cavolo ti trovo sempre in questa stupida posizione ogni volta che esco dal laboratorio. Sembra che inizi dei passi di danza e poi ti blocchi con le braccia alzate. Stai seguendo dei corsi di ballo, forse e non riesci proprio ad imparare quel passo?”.

Quella fu l’ultima congettura confezionata da Rocco.

Pasquale non si offese, assolutamente. Né si scompose, anzi, quella volta, animato da miglior predisposizione e buona volontà, si apprestò a rendere finalmente edotto l’amico di quel suo, all’apparenza, grottesco comportamento:

“Rocco…ma non l’hai ancora capito?”.

“Che cosa dovrei capire? Svelamelo tu, finalmente!” pretese un poco risentito Rocco, stanco ed irritato di vederlo in quella posizione da angelo svolazzante.

Pasquale abbozzo un risolino divertito (ma anche un po' offensivo per Rocco), poi sibilò:

“Rocco, come non sai che sono in difetto? Non potrei essere sul mio terreno. Sto contravvenendo alle dispersioni normative che vietano a chiunque di recarsi in campagna. Sto violando le leggi!”.

Tanto sentenziò Pasquale.

“E allora che cosa c’entra tutto questo con quel tuo bizzarro atteggiamento da ballerino che sta per prendere il volo, in cui ti ho visto paralizzato tante mattine?” lo incalzò Rocco, a cui non sembrava che Pasquale avesse fornita una risposta congrua.

“Rocco, possibile che una persona perspicace come te non l’abbia ancora capito? Mi fermavo, restavo fermo come un camaleonte, per mimetizzarmi con il verde delle piante, degli ulivi. Mentre gli elicotteri scorrazzavano nel cielo non potevo muovermi. Quelli se avessi mosso un solo passo mi avrebbero focalizzato immediatamente ed io ne avrei pagato le conseguenze. Mi camuffavo con l’ambiente. Ecco il perché di quelle mie performances mute”.

Hai capito l’amico Pasquale, il camaleonte!

Rocco restò impressionato. Ed anche un poco demoralizzato per non essere riuscito a comprendere prima la dinamica di quel contesto surreale. Ma ciò andava ascritto al merito di quell’attore improvvisato, di quello scaltro camaleonte di Pasquale.

Il quale non appena avvertiva la presenza dei militari che apparivano in cielo si bloccava immediatamente per non essere colto in fallo. E restava inerte ed immobile come una pianta, mimetizzandosi ed amalgamandosi con le sue piante, fino a che non scomparivano gli elicotteri.

Hai capito il perfido Pasquale!

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