Storia · capitolo 1

Capitolo 1

Il fascista che leggeva Pasolini di Daniele Arcana

Il fascista che leggeva Pasolini

Mi chiamo...Anzi no, non lo dirò, non mi va.Sappiate solo che sto scrivendo queste parole con un grande vuoto dentro, un vuoto nato da un graphic novel di un noto autore del quartiere di Rebibbia, che ho avuto il piacere di divorare in poco tempo, data la sua profondità e bellezza narrativa...Il graphic novel parlava del rapporto con il proprio padre.Il mio è venuto a mancare da circa venticinque anni, e avendone ora trentasette, mi sento divorare dentro dal fatto che non ho potuto parlargli di tante cose, troppe, persino per un bambino di dieci anni; all’epoca era il mio eroe, il mio mito, non sapevo nulla del suo lato oscuro, del suo “problema”, che purtroppo colpì anche me, ma grazie alle cure giuste sono riuscito a sconfiggere.Mi manca da morire.Uno può arrivare a pensare che dopo venticinque anni il dolore sia passato, invece no, non se n’è mai è andato: è rimasto accanto a me, nascosto come un herpes, pronto a risalire a galla al primo momento di debolezza.Ma non è di lui che voglio parlare, altrimenti avrei dovuto usare un titolo diverso.Stavolta voglio parlare del mio nonno materno, il fascista del titolo.Si, mio nonno era fascista (e della Lazio), eppure idolatrava Pier Paolo Pasolini. Aveva un mini busto del Duce in bronzo, eppure quando mia madre raggiunse l’età giusta, la spronò a leggere i libri di Pasolini, e le cambiò la vita. Da quanto ho appreso durante il tempo, il rapporto fra mia madre e mio nonno era particolare, fra alti e bassi, come quando lei per imitare David Bowie, si rasò le sopracciglia, ovviamente lui la prese malissimo. Era un uomo d’altri tempi, così si dice, no?Mio nonno era figlio di un farmacista, un uomo sì fascista, ma che se si aveva bisogno di aiuto, lasciava la porta aperta per chiunque.Quando era un giovane balilla, mio nonno ebbe un incidente durante un discorso di Mussolini: dopo aver battuto col piede su una tavola di legno, un chiodo gli si piantò nella scarpa e nella carne. Nonostante il dolore rimase imperterrito per tutto il discorso e ricevette una medaglia, che dopo la guerra fu costretto a vendere per mangiare.A differenza del padre, invece di seguire le orme paterne e arricchirsi, decise di fare la fame, fra alti e bassi, nel mondo del cinema: come regista, come produttore e come direttore di produzione.Lì conobbe le stelle italiane di allora, grandi registi e mostri sacri fra registi, attori e attrici.Lavorò persino con Pasolini, per il quale nutriva un interesse intellettuale e un ammirazione infinita, nonostante fosse per l’appunto, un fascista.Il fascista che leggeva Pasolini, esatto, come quello del titolo.Anche mio padre aveva una passione: la fotografia.Nonostante fosse un semplice impiegato di una grande azienda telefonica italiana, vinse parecchi concorsi per fotografi; purtroppo ero troppo piccolo per appassionarmi a tale forma d’arte, o almeno ci provai, ma con scarsi risultati. Per anni ho creduto di essere un fallimento per lui, ma ripeto, era solo un mio pensiero, non era così: non ero perfetto, avevo mille problemi irrisolti che si conobbero solo quando compii quattordici anni, quattro anni dopo la sua dipartita. Lo trovammo morto nel bagno della palestra dove facevamo Judo, uno sport che ho sempre odiato. All’inizio pensavamo, io e mio fratello minore, che allora aveva otto anni, che ci stesse facendo uno scherzo. No, non era uno scherzo. Per diverso tempo, non ricordo quanto, i nostri parenti ci dissero che era in coma. Non partecipai al suo funerale, ero in campeggio con i lupetti, un’altra cosa che odiavo fare. Quando tornammo, ci dissero che era morto. Non riesco a dimenticare quel giorno.Me lo sogno ancora la notte.In molti cercarono di aiutarci, amici e parenti, tutti, tranne qualcuno che non citerò, nemmeno sotto tortura, che ci remò contro, a una vedova e due orfani.Comunque continuai a fare il lupetto, ma alla fine riuscii ad andarmene quando seppi che non potevo passare al livello degli scout, nonostante i miei meriti e le mie fatiche come capo sestiglia, e una merda umana, un mio nemico naturale, che combinava solo guai, che mi metteva in cattiva luce con tutti, venne promosso al mio posto. Inutile dire che ne soffrii molto. Alla fine scoprii che era colpa di una persona molto in alto, una persona con grossi problemi mentali, che aveva del rancore verso mia madre, ma non voglio dilungarmi oltre.Mio nonno era una sorta di padre 2.0: per un periodo mi finsi anche fascista, ma non tanto per farlo felice, ma per il semplice fatto che mi consideravo colpevole della morte di mio padre, perciò volevo essere odiato e disprezzato da amici e parenti di sinistra.In seguito mi è passata quella folle idea di ridicolizzarmi, ma il danno era fatto: ora per molti, sono un fascio.E pensare che sono più comunista di Mario Brega, anzi direi più un socialista con idee democratiche, con tendenze leggermente anarchiche.Mio nonno era anche uno scrittore: infatti realizzò una sua autobiografia e la sceneggiatura per un film, che lessi e idolatrai.Scrisse anche altro, ma non ricordo ora.Quando venne a mancare stavo dormendo.Nel sogno ero in una sorta di viale alberato, e davanti a me vi era una forte luce bianca, subito vidi mio nonno che camminava verso quella luce, con accanto uno dei cani della mia infanzia al guinzaglio, che sembrava guidarlo.Lo chiamai, lui si voltò e sorridendo mi salutò, per poi sparire in mezzo a un’esplosione di bianco accecante.Mi svegliai e venni a sapere da mio fratello che nonno si era spento nell’ospedale in cui era ricoverato, per una grave insufficienza renale.Prima papà (per un infarto), poi nonno.Mi viene ancora da piangere al pensiero.Il comunista che giocava al Generale Custer e gli indiani, e il fascista che leggeva Pasolini.Ora sono qui, a scrivere queste parole, tutto per colpa di un graphic novel di un autore di Rebibbia che parla con la sua coscienza, costretto ad ammettere che non mi è ancora passata, e mai passerà, che il Vuoto nel mio cuore non verrà mai riempito, che avrò sempre di che pensare, sulla vita, sulla morte e su Pasolini...

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