3 - Un incontro (in)aspettato
Si fermò, inclinando appena la testa per captare le parole.
«...cosa hai fatto?! Non puoi essere seria!» La voce era acuta, con una punta di isteria.
«Lo so, hai ragione, ma non c'era altra scelta!» ribatté un'altra, più bassa, ma ugualmente tesa.
«Ne avevamo parlato, credevo fossimo d'accordo!» insistette la prima.
Poi, come un fulmine fuori posto, arrivò una terza voce, pigra e distratta: «Oh, no... la batteria è quasi a zero. Kara, mi presti il caricabatterie?»
«Forse se la smettessi di stare sempre incollata a quel coso e ti concentrassi un attimo su...»
La frase si troncò di colpo. Kevin, non avendo più pazienza, era entrato nella stanza con l'aria di chi aveva un obiettivo ben preciso: trovare un asciugacapelli prima che le gocce dei suoi capelli inzuppati segnassero per sempre il pavimento lucido.
Si accorse solo sulla soglia che aveva dimenticato un dettaglio non proprio irrilevante: la maglietta.
Si immobilizzò, come un ladro sorpreso in pieno furto, e solo allora notò che in soggiorno, oltre a Kara, c'erano altre due ragazze comodamente sprofondate nei divani color crema.
Il brusio si dissolse in un silenzio improvviso e carico. Kevin sentì le guance bruciare mentre le tre lo fissavano, con un misto di sorpresa e divertimento.
«Oh... scusate» mormorò, avvertendo una vulnerabilità che andava ben oltre la semplice assenza di tessuto sul petto. Fece mezzo passo indietro, come se potesse così cancellare la sua comparsa.
«Non ti preoccupare» intervenne Kara, la prima a riprendersi. Gli lanciò un'occhiata che oscillava tra il divertito e l'esasperato. «Ragazze, vi presento mio cugino, Kevin. È arrivato oggi dall'Italia» Si alzò con un gesto fluido, come se stesse cercando di sgonfiare l'atmosfera.
Poi, rivolta a una delle due, alta e atletica, con una coda di cavallo castana che ondeggiava appena: «Sarah, tu e Kev dovreste già conoscervi, se non sbaglio?»
«Ma certo!» esclamò Sarah, il volto illuminato da un sorriso così aperto che sembrava portare dentro un raggio di sole. Si alzò con la naturalezza di chi è abituata a muoversi su un palcoscenico, attraversò la stanza e gli andò incontro ignorando con disinvoltura la sua condizione "semi-formale".
«Kevin! Da quanto tempo! Quanti anni sono passati?»Lo abbracciò con slancio. Era alta, quasi quanto lui, e trasmetteva un'energia contagiosa.
Kevin ricambiò, sentendo la tensione scivolare via di qualche grado. «Non saprei... ma ricordo che l'ultima volta arrivavi a malapena a quella sedia laggiù» disse, indicando una poltrona in un angolo.
«Simpatico» replicò lei, dandogli un buffetto sul braccio. «Anche tu non eri esattamente questo... marcantonio. Eri poco più di un ragazzino coi capelli perennemente arruffati» Lo squadrò con un lampo malizioso negli occhi.
Mentre scambiava battute con Sarah, l'attenzione di Kevin cominciò a scivolare altrove, attratta da un'ombra silenziosa nell'angolo del soggiorno. L'altra ragazza se ne stava seduta leggermente in disparte, una gamba accavallata sull'altra, lo sguardo fisso sul telefono con l'aria di chi sta leggendo la notizia più importante del secolo.
Ma Kevin la riconobbe subito.
Era lei.
La ragazza del taxi.
Quella con lo sguardo di ghiaccio e un'aria strafottente che sembrava sfidare il mondo intero.
E, per quanto cercasse di apparire disinteressata, c'era in lei una tensione sottile, quasi elettrica, che arrivava fino a lui.
«E lei» disse Kara, inconsapevole della corrente silenziosa che attraversava la stanza, «è Alicia»
Chiamata in causa, la ragazza sollevò lentamente il capo. I suoi occhi, di un azzurro limpido e tagliente, si piantarono nei suoi come lame sottili. Nessuna ombra dell'imbarazzo che aveva arrossato le guance di Sarah poco prima: il suo sguardo era diretto, fermo, quasi una sfida.
Kevin sentì montare una punta d'irritazione, mischiata a una curiosità che non voleva ammettere neppure a sé stesso.
«Tu» disse.
Alicia inclinò appena la testa. «Io»
Kara guardò prima lui, poi lei. «Aspetta. Vi conoscete?»
Kevin indicò Alicia con una mano. «È la ragazza del taxi»
Sarah spalancò gli occhi. «La ragazza del taxi?»
«Quella che me l'ha rubato»
Alicia non si scompose. «Io non rubo taxi»
«Ah no?»
Sarah spalancò gli occhi, incredula. Alicia voltò appena lo sguardo verso di lei. «Vorrei mettere a verbale che non è stato rubato niente»
«Mi sei passata davanti» disse Kevin.
Alicia tornò a guardarlo. «E tu sei rimasto fuori»
«Perché tu eri salita»
«Vedi? Siamo d'accordo sui fatti principali»
Kevin sentì una punta d'irritazione riaccendersi, ma insieme a quella arrivò anche qualcos'altro. Una curiosità fastidiosa, difficile da ignorare. Alicia parlava poco, ma ogni parola sembrava scelta per colpire esattamente il punto più scoperto.
Sarah emise un piccolo suono divertito.
Kara si portò due dita alla fronte. «Perfetto. Vi conoscete da meno di un giorno e già sembrate pronti a testimoniare uno contro l'altra»
Alicia abbassò gli occhi sul telefono, come se la conversazione avesse smesso di interessarla.
«Io testimonierei benissimo»
Kevin fece un passo verso di lei e le tese la mano.
Non seppenemmeno perché lo fece. Forse per educazione. Forse per sfida. Forse perché,dopo il taxi, dopo quel silenzio e quello sguardo, voleva obbligarla almeno ariconoscere che lui era lì, reale, non solo un ostacolo sulla sua strada.
«Piacere... Alicia» disse, scandendo il nome come un promemoria.
Non era una presentazione, ma un piccolo avvertimento: ricordo bene il nostro primo incontro.
Lei lo fissò per un attimo, e un angolo della bocca si piegò in quello che non era un sorriso, ma un ghigno sfrontato. Poi, quasi a malincuore, o forse per pura provocazione, allungò la mano.
Il contatto fu... sorprendente.
La mano di Alicia era piccola e fresca nella sua, con una pelle incredibilmente morbida. Un contrasto assurdo con l'armatura di arroganza che portava addosso.
Rimasero così, mano nella mano, un secondo che, per Kevin, sembrarono minuti, come se sia lui che il resto del mondo avessero trattenuto il fiato. Gli occhi di lei così impenetrabili, inchiodati nei suoi.
Kevin si accorse che, per quanto la trovasse indisponente, c'era qualcosa in quel contatto che lo disarmava. Una sensazione strana, quasi un sollievo momentaneo dal peso che si portava dentro. E, contro ogni logica, non voleva lasciarle la mano.
Alicia abbassò lo sguardo sulle loro mani ancora unite.
«Hai intenzione di tenerla?»
Kevin lasciò la presa di colpo.
«No. Scusa»
«Peccato»disse lei, riprendendo il telefono. «Stavo già valutando il riscatto»
«Ehm... Kev? Di cosa avevi bisogno?»
La voce di Kara, ora intrisa di una perplessità appena velata, ruppe l'incantesimo.
Kevin sobbalzò leggermente, come se si fosse appena risvegliato da un sogno. Lasciò andare la mano di Alicia, forse in modo troppo brusco, e si sentì subito un idiota.
«Ah... io...» balbettò, cercando di rimettere insieme i pezzi di sé. «Sì, giusto. L'asciugacapelli! Non riesco a trovarlo da nessuna parte...»
Kara gli spiegò con la solita praticità dove cercarlo nel bagno degli ospiti. Kevin annuì, pensando che avrebbe dovuto imparare in fretta come funzionavano le cose in quella casa enorme, e in quel paese così diverso dal suo.
«Beh... è stato un piacere rivederti, Sarah. E... conoscere te, Alicia» Fece un cenno impacciato verso le ragazze. «Ora scusate, ma credo sia meglio se vado a mettermi una maglietta!» Forzò un sorriso.
«Stai bene anche così» Sarah ridacchiò, lanciandogli un'occhiata maliziosa.
«Sì, forse sarebbe meglio» concordò Kara, sempre pratica come una comandante d'aereo.
Mentre saliva le scale, sentì distintamente gli occhi di Alicia puntati sulla sua schiena. Per un attimo si chiese se anche lei avesse avvertito quella strana scossa durante la loro stretta di mano.
Un attimo dopo, il brusio sommesso delle ragazze riprese alle sue spalle. Quando si voltò dal pianerottolo, vide Kara e Sarah scambiarsi occhiate interrogative con Alicia, che le zittì subito con uno sguardo tagliente, ricacciando indietro la maschera di indifferenza.
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