La soluzione
Lʼintervallo
tra il primo e il secondo tempo di un film è una sorta di rito per
un cinefilo come Sedis, fa parte della liturgia del grande schermo, e
io, di solito, ne ho grande rispetto, ma quella sera fui costretto a
violarlo.
– Cosa ha notato nel filmato? – chiesi al professore
intento ad accendere il suo immancabile mozzicone di sigaro.
–
Quale filmato? – mi fece lui, candido.
– Non faccia lo gnorri,
non le viene bene.
– Non ho ancora elaborato a dovere la
questione. Non sia impaziente e si goda il film.
– Sa bene che
in questi casi il tempo lavora a nostro sfavore.
– Nel caso
specifico, potrebbe essere il contrario.
– Che significa? Si
spieghi meglio.
– La pazienza è la virtù dei forti, ispettore,
non lo dimentichi mai.
– Ci mancherebbe...
In realtà, non
cʼè nulla di più distante da me della pazienza. Sono sempre stato
impaziente, fin dalla più tenera età.
– Perché il tempo
dovrebbe giocare a nostro favore? – tornai alla carica, tanto per
non smentirmi.
– Glielo dirò, non abbia paura, ma non prima
della fine del secondo tempo che sta per iniziare – mi rispose lui
avviandosi verso la sala.
Venni pervaso da una tale rabbia che
stentai a trattenermi dallʼucciderlo seduta stante.
Il film era
un polpettone dʼautore, o, forse, un capolavoro che a me parve
interminabile per via dellʼimpazienza che mi divorava.
Quando,
finalmente, comparve la parola FINE sullo schermo, mi alzai da quella
poltrona di contenimento, che avevo odiato per tutto il secondo
tempo, e mi avviai verso lʼuscita. Ma ben presto, mi resi conto che
il professore e Flò erano rimasti in sala. Tornai indietro e li
trovai ancora seduti che guardavano i titoli di coda.
Disfatto,
crollai sulla poltrona più vicina. I titoli di coda, in alcuni casi,
durano più del film.
Quando ormai mi ero rassegnato a passare la
notte in quel cinema, la bizzarra coppia di cinefili si levò in
piedi e si diresse verso lʼuscita.
Appena fuori, proposi loro un
bicchiere di vino in un bar lì vicino. Volevo evitare di parlare del
caso per strada. I piccioncini accettarono la proposta di buon
grado.
Dopo il primo bicchiere di bianco, chiesi al matematico di
mantenere la promessa fattami nellʼintervallo.
– Quale
promessa? Non ricordo – mi rispose lui, temerario.
Non replicai
per non diventare scurrile davanti a una donna, ma lo incenerii con
lo sguardo.
– Non si arrabbi, ispettore, lo sa che mi piace
scherzare. Ricordo benissimo la promessa che le ho fatto. Ma prima me
ne deve fare una lei – aggiunse, serio.
– Sono pronto a tutto
– replicai, speranzoso.
– Mi deve promettere che seguirà le
mie istruzioni alla lettera.
– Dʼaccordo, glielo prometto:
seguirò le sue istruzioni per filo e per segno.
– Bene. Come
prima cosa, dovete aspettare ancora qualche giorno prima di agire,
almeno una settimana. Bisogna aspettare che si calmino le acque e
tornino a operare. Solo allora, potrete coglierli con le mani nel
sacco e arrestarli per omicidio e spaccio di stupefacenti.
–
Chi?
– Coloro che utilizzano il bar dellʼalbergo per
distribuire comodamente droga.
– Come fa a saperlo, anzi, a
esserne certo?
– Le certezze non esistono, ispettore, esistono
le ipotesi fondate, e la mia lo è.
– E quali sarebbero le
fondamenta della sua ipotesi?
– Vedendo il video, ho notato due
cose: la prima è che quando il barista ha portato il caffè alla
vittima, ha fatto in modo che prendesse lo zucchero invece del
dolcificante; la seconda, che subito dopo aver terminato il gioco di
prestigio, il nostro impiegato ministeriale ha approfittato del
disinteresse generale per mettersi in tasca parecchie bustine di
dolcificante che erano sul tavolo dei due tizi in nero. Chi ha dovuto
fare uso di dolcificanti come me, sa quanto sia forte la tentazione
di farne scorta quando capita lʼoccasione. Certo, il nostro
Pescaunacarta non poteva immaginare che quel piccolo peccato gli
sarebbe costato la vita.
– In che modo? Perché?
– Perché
in quelle bustine non cʼera saccarosio, ma cocaina o eroina. Un
nascondiglio perfetto per una sostanza in polvere da spacciare in un
bar, non le pare? Chi lʼavrebbe mai sospettato? Chi le avrebbe mai
esaminate attentamente? E quando Pescaunacarta le ha prese, quei
gentiluomini hanno pensato che non lʼavesse fatto per sbaglio.
Dovevano recuperarle. E ci sono riusciti. Poi gli hanno tagliato la
gola per impedirgli di parlare.
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