L'Ispettore Silvestri
Trovare
Orlando Sedis era sempre unʼimpresa difficile. Possedeva un
telefonino, ma lo usava come fermacarte. E fissargli un appuntamento
era il modo più sicuro per non incontrarlo.
La via più facile
era sperare di trovarlo in casa nel primo pomeriggio, poco prima o
appena dopo il suo risveglio.
Quella volta, mi andò bene e
riuscii a intercettarlo. Il suo aspetto era più vampiresco del
solito.
Il rimasuglio di capelli che gli guarniva il cranio
appariva scompigliato, il suo incarnato dava sul grigio chiaro e gli
occhi erano opachi e cerchiati di nero.
– Professor Sedis,
quanto tempo è che le sua ipofisi non vede il sole? – gli chiesi,
sinceramente preoccupato per la sua salute.
– Non si preoccupi
della mia ipofisi, ispettore, la lascio sempre sul davanzale della
finestra prima di coricarmi – mi rispose lui, serio.
Scoppiai a
ridere e lui mi seguì a ruota.
– Cosa altro vuole da me il suo
capo? – aggiunse sedendosi al pianoforte.
– Il commissario
Lanasi si trova in difficoltà con un caso di omicidio e vorrebbe il
suo aiuto – dissi tutto dʼun fiato.
– Dica a Lanasi che non
può pensare che io sia sempre disponibile. Oggi non posso darle
ascolto. Tra cinque minuti arriva una mia allieva. La sto preparando
per gli esami di stato, non posso rimandarla a casa – mi rispose
suonando le note della musica tensiva del film Lo
squalo.
–
Certo, ma magari un leggero slittamento dellʼorario... –
azzardai.
Passò alla Toccata
e fuga
di Bach senza soluzione di continuità.
– La prego, non ci
vorrà molto. Mandi lʼallieva a comprare il gelato per tutti, offro
io – lo tentai, ben conoscendo la passione che nutriva per il
gelato e per tutto quello che era gratis.
Intonò la sigla
dellʼEurovision.
Era un sì convinto.
– Tre giorni fa, un impiegato del Ministero
dellʼInterno, tal Tommaso Buscaglia, è stato trovato con la gola
tagliata in un vicolo di Trastevere – attaccai, non appena
rimanemmo soli – Tutto fa pensare a una rapina finita male: è
stato alleggerito di tutti i suoi averi, dal portafoglio
allʼorologio. Ma il commissario la pensa diversamente: per lui, la
rapina è solo una messa in scena per sviare i sospetti...
- Che
c'entra Lanasi con un crimine commesso a Roma?
- Ehm... è un
piacere che fa al suo collega e amico della procura di Roma.
-
Parcella doppia.
- D'accordo, mi sembra giusto.
- Vada avanti.
- La procura della capitale ha ricostruito la giornata del
Buscaglia e indagato sulla sua vita, ma non è emerso niente di
particolare. Era un impiegato dʼordine addetto al centralino, non
maneggiava di certo documenti importanti. Conduceva una vita anonima
ed era scapolo. Unico suo vezzo: i giochi di prestigio con le carte.
Era alla perenne ricerca di un pubblico per esibirsi nei suoi trucchi
da tavolo; i colleghi lo chiamavano Pescaunacarta. Poco prima di
morire, aveva preso un caffè al bar di un albergo piuttosto
malfamato non distante da dove è stato trovato cadavere. Ho con me
la registrazione della telecamera di sicurezza del bar che documenta
tutta la scena – conclusi.
– Bene, me la lasci. Gli darò
unʼocchiata stanotte.
Proprio in quel momento, squillò il
campanello del portone: era lʼallieva che tornava con i gelati.
Il
giorno dopo, provai a rintracciarlo usando lo stesso metodo, ma non
lo trovai in casa.
Lo cercai nei tre bar che frequentava.
Non
lo trovai in nessuno dei tre, ma nellʼultimo un suo amico mi diede
una dritta:
– Oggi è venerdì, Orlando va al cinema con
Floriana.
Floriana era la fidanzata di Sedis. Una donna minuscola
e fragile che godeva di un unico grande privilegio: andare al cinema
con lui.
Andai a vedere i cartelloni pubblicitari jn piazza della
Repubblica cullando la speranza di riuscire a indovinare quale film
avessero scelto.
Ma non ce ne fu bisogno: Floriana e il professor
Sedis erano proprio lì, davanti ai cartelloni.
Lei elegante e
raffinata, lui con il solito eskimo dʼepoca e un mozzicone di sigaro
in bocca; lei piccola, delicata, lui enorme, debordante; lei curata e
profumata, lui maleodorante e trasandato. Una coppia ai confini della
realtà.
– Ispettore, anche lei al cinema stasera? – mi
apostrofò Sedis appena mi vide.
– No, stavo cercando proprio
lei – replicai con il massimo del garbo.
– La cassetta non
lʼho ancora visionata, mi dispiace, ma se vuole possiamo farlo
subito: invece di andare al cinema, andiamo subito a casa mia a
vederla. I popcorn li troveremo per strada e la birra la offre la
casa – mi rispose lui, sarcastico fino al midollo.
– Potrebbe
essere unʼidea – lo arginai, serio.
– Mi piace quando fa il
duro, ma davvero non posso farlo: questo è il giorno di Flò ed è
sacro per me. Se un uomo comincia a minare i pilastri della propria
esistenza, per lui non cʼè salvezza.
– La prossima proiezione
è tra mezzʼora. La cassetta dura sei minuti, casa sua è a cinque
minuti di strada: ce la possiamo fare!
– Flò? – fece lui
rivolgendosi alla fidanzata.
– Va bene, andiamo a vedere questa
benedetta cassetta, mi avete fatto venire la curiosità!
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
A casa nostra comandiamo noi
La Decana pronuncia per noi, pivellini impauriti, un urlo di guerra apaches: "Ricordatevi bene che la Scuola è casa nostra e a casa nostra comandiamo noi! Entrate a testa alta, sempre!". Sarà ancora così? Ecco a voi una guida di sopravvivenza.
Cicatrici
Una cena organizzata per festeggiare un importante anniversario. Un regalo che attende di essere consegnato. Breve cronaca di un amore che, troppo spesso, rende ciechi e diviene una prigione.
Cara Dalia
Un racconto contemplativo e malinconico in forma di lettera. Il protagonista, durante il consueto tragitto attraverso una città decadente e disillusa, si rivolge a Dalia, una presenza silenziosa che occupa ogni suo pensiero. Tra riflessioni sul tempo, sulla co
La grande illusione
Un pò di umorismo in una storia ambientata nei vecchi teatri di Parigi