Storia · capitolo 1

L'Ispettore Silvestri

I talenti di Orlando di Franco Porchetti

Trovare Orlando Sedis era sempre unʼimpresa difficile. Possedeva un telefonino, ma lo usava come fermacarte. E fissargli un appuntamento era il modo più sicuro per non incontrarlo.
La via più facile era sperare di trovarlo in casa nel primo pomeriggio, poco prima o appena dopo il suo risveglio.
Quella volta, mi andò bene e riuscii a intercettarlo. Il suo aspetto era più vampiresco del solito.
Il rimasuglio di capelli che gli guarniva il cranio appariva scompigliato, il suo incarnato dava sul grigio chiaro e gli occhi erano opachi e cerchiati di nero.
– Professor Sedis, quanto tempo è che le sua ipofisi non vede il sole? – gli chiesi, sinceramente preoccupato per la sua salute.
– Non si preoccupi della mia ipofisi, ispettore, la lascio sempre sul davanzale della finestra prima di coricarmi – mi rispose lui, serio.
Scoppiai a ridere e lui mi seguì a ruota.
– Cosa altro vuole da me il suo capo? – aggiunse sedendosi al pianoforte.
– Il commissario Lanasi si trova in difficoltà con un caso di omicidio e vorrebbe il suo aiuto – dissi tutto dʼun fiato.
– Dica a Lanasi che non può pensare che io sia sempre disponibile. Oggi non posso darle ascolto. Tra cinque minuti arriva una mia allieva. La sto preparando per gli esami di stato, non posso rimandarla a casa – mi rispose suonando le note della musica tensiva del film Lo squalo.
– Certo, ma magari un leggero slittamento dellʼorario... – azzardai.
Passò alla Toccata e fuga di Bach senza soluzione di continuità.
– La prego, non ci vorrà molto. Mandi lʼallieva a comprare il gelato per tutti, offro io – lo tentai, ben conoscendo la passione che nutriva per il gelato e per tutto quello che era gratis.
Intonò la sigla dellʼEurovision. Era un sì convinto.
– Tre giorni fa, un impiegato del Ministero dellʼInterno, tal Tommaso Buscaglia, è stato trovato con la gola tagliata in un vicolo di Trastevere – attaccai, non appena rimanemmo soli – Tutto fa pensare a una rapina finita male: è stato alleggerito di tutti i suoi averi, dal portafoglio allʼorologio. Ma il commissario la pensa diversamente: per lui, la rapina è solo una messa in scena per sviare i sospetti...
- Che c'entra Lanasi con un crimine commesso a Roma?
- Ehm... è un piacere che fa al suo collega e amico della procura di Roma.
- Parcella doppia.
- D'accordo, mi sembra giusto.
- Vada avanti.
- La procura della capitale ha ricostruito la giornata del Buscaglia e indagato sulla sua vita, ma non è emerso niente di particolare. Era un impiegato dʼordine addetto al centralino, non maneggiava di certo documenti importanti. Conduceva una vita anonima ed era scapolo. Unico suo vezzo: i giochi di prestigio con le carte. Era alla perenne ricerca di un pubblico per esibirsi nei suoi trucchi da tavolo; i colleghi lo chiamavano Pescaunacarta. Poco prima di morire, aveva preso un caffè al bar di un albergo piuttosto malfamato non distante da dove è stato trovato cadavere. Ho con me la registrazione della telecamera di sicurezza del bar che documenta tutta la scena – conclusi.
– Bene, me la lasci. Gli darò unʼocchiata stanotte.
Proprio in quel momento, squillò il campanello del portone: era lʼallieva che tornava con i gelati.
Il giorno dopo, provai a rintracciarlo usando lo stesso metodo, ma non lo trovai in casa.
Lo cercai nei tre bar che frequentava.
Non lo trovai in nessuno dei tre, ma nellʼultimo un suo amico mi diede una dritta:
– Oggi è venerdì, Orlando va al cinema con Floriana.
Floriana era la fidanzata di Sedis. Una donna minuscola e fragile che godeva di un unico grande privilegio: andare al cinema con lui.
Andai a vedere i cartelloni pubblicitari jn piazza della Repubblica cullando la speranza di riuscire a indovinare quale film avessero scelto.
Ma non ce ne fu bisogno: Floriana e il professor Sedis erano proprio lì, davanti ai cartelloni.
Lei elegante e raffinata, lui con il solito eskimo dʼepoca e un mozzicone di sigaro in bocca; lei piccola, delicata, lui enorme, debordante; lei curata e profumata, lui maleodorante e trasandato. Una coppia ai confini della realtà.
– Ispettore, anche lei al cinema stasera? – mi apostrofò Sedis appena mi vide.
– No, stavo cercando proprio lei – replicai con il massimo del garbo.
– La cassetta non lʼho ancora visionata, mi dispiace, ma se vuole possiamo farlo subito: invece di andare al cinema, andiamo subito a casa mia a vederla. I popcorn li troveremo per strada e la birra la offre la casa – mi rispose lui, sarcastico fino al midollo.
– Potrebbe essere unʼidea – lo arginai, serio.
– Mi piace quando fa il duro, ma davvero non posso farlo: questo è il giorno di Flò ed è sacro per me. Se un uomo comincia a minare i pilastri della propria esistenza, per lui non cʼè salvezza.
– La prossima proiezione è tra mezzʼora. La cassetta dura sei minuti, casa sua è a cinque minuti di strada: ce la possiamo fare!
– Flò? – fece lui rivolgendosi alla fidanzata.
– Va bene, andiamo a vedere questa benedetta cassetta, mi avete fatto venire la curiosità!

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