Capitolo 1
LA PRIMAVERA DI TANIA
Il crepitio del camino è l'unico suono che fa compagnia a Tania, nei lunghi pomeriggi invernali. Ammirare quelle piccole fiammelle che si staccano dai ciocchi, e volano per poi ricadere giù e spegnersi, fanno volare la sua fantasia. Anche lei vorrebbe essere come loro, una piccola luce, e sparire per sempre. La sua esistenza è solo un bagliore fioco.
Sono quasi 10 anni che sua madre l'ha abbandonata, ancora ricorda l'ultima volta che la vide. L'aveva accompagnata a scuola, come tutte le mattine, le aveva sistemato il grembiule, controllato che lo zaino fosse chiuso, aveva indugiato più del solito nell'abbraccio. Ora capisce perchè... Non l'avrebbe più rivista. All'uscita la cercò invano tra la gente, ma arrivò suo padre, in ritardo, che la riportò a casa. Non sapeva come spiegare alla piccola, aveva solo 6 anni, che la sua mamma non avrebbe più vissuto con loro.
Il suo mondo crollò all'istante. Non c'erano stati segnali, o almeno lei, piccolina non li aveva percepiti. La sua mamma era dolce, paziente, sempre presente. Perchè se n'era andata via? Non c’erano state neanche liti che potessero prevedere quell’uscita di scena.. Nulla! Passò notti insonni per settimane, suo padre non parlava mai di questo. Lavorava e cercava di stare dietro a lei nel miglior modo possibile per cercare di occupare quell'assenza incolmabile.
I giorni più difficili per lei, erano quelli delle feste. Il Natale si era trasformato in un giorno di tristezza infinita, anche le luci dell'albero sembravano lacrimare, e i rami pareva volessero staccarsi da un momento all'altro. I piccoli pacchetti erano l'unico scopo per darle un pò di gioia. Il giorno del compleanno invece una piccola torta con qualche amichetta le ricordava che stava crescendo, e l'assenza di sua madre era ancora costante, nonostante gli anni che passavano. Non faceva altro che riguardare le foto in cui lei sorrideva accanto alla mamma, il giorno del suo sesto compleanno, l’ultimo che per lei fu felice. I sorrisi in attesa di spegnere le candeline, sulla torta al cioccolato che lei aveva apposta preparato per la sua piccola. Dopo quei momenti, per Tania, c’era stato il nulla. Era in balia dei sentimenti, dello smarrimento, senza un punto d’approdo, senza un punto di riferimento.
Durante gli anni, ricordava spesso, che all'uscita da scuola, suo padre arrivava in ritardo, e la custode, una donna dolcissima, di nome Daniela, le faceva compagnia durante l'attesa. Si assicurava che facesse merenda e a volte l'aiutava nei compiti, nella piccola stanza della portineria, dove erano rimase solo loro due all’orario di chiusura.
Nessuna presenza però poteva colmare quel vuoto, tanto meno il padre che più lei cresceva, più passava sempre meno tempo in casa. Dava la colpa al lavoro, ma crescendo lei aveva capito che quello era solo uno dei motivi. Stare in casa per lui, in compagnia solo della figlia era un continuo ricordare quando erano una famiglia felice.
Aveva bisogno di qualcuno che si prendesse cura di lei, e questo qualcuno non esisteva più.
Era riuscita, con gli anni, a bastarsi da sola, nonostante fosse ancora piccola e necessitava di attenzioni. Aveva studiato fino alle scuole dell’obbligo, e a 14 anni dovette inevitabilmente andare a lavorare per aiutare il padre a sostenere le numerose spese, l’affitto, la spesa, le bollette e gli imprevisti che sembravano sempre in attesa di rivelarsi nei momenti meno opportuni, a scombinare il budget familiare già così esiguo.
Proprio in uno di questi pomeriggi, Tania si ritrovava, davanti al camino, il suo posto preferito, a riflettere sulla sua vita sfortunata e piena di incognite.
I mesi passavano in completa solitudine, la mattina aiutava un’anziana signora in casa, che le si era affezionata come una nonna. Oltre a pagarla per l’aiuto,le preparava dei dolci fatti in casa, in modo che lei potesse fare delle colazioni nutrienti. Le era grata per questo, sentiva l’affetto che ormai le era sconosciuto da anni. La considerava la nonna che non aveva mai conosciuto.
I soldi che si procurava lavorando, una parte erano devoluti per le spese domestiche, e poiché il padre non conosceva esattamente la cifra che l’anziana dava alla figlia, non chiedeva niente di più di quello che Tania lasciava sul tavolo. Il resto lo teneva per sé.
Acquistava prevalentemente libri. Leggere e immaginare le vite degli altri, anche se erano personaggi inventati, il più delle volte, la faceva sentire meno sola, e sentiva di poter condividere con queste compagnie invisibili la sua tristezza.
Nel bene o nel male comunque, le giornate passavano. La sera invece, quando era il momento di andare a dormire, i fantasmi riprendevano a popolare la sua mente, ed impedirle di riposare. I pensieri erano tutti per sua madre. “Chissà cosa starà facendo” pensava. “Chissà dov’é, se ha un’altra vita, o un altro figlio”. Non c’era sera che non rivolgesse a lei i suoi ultimi pensieri. Non si dava pace, non si era mai abituata alla sua fuga inspiegabile, tanto che, si sentiva responsabile. “Forse ho fatto qualcosa che l’ha fatta allontanare”. Fissava le tendine della sua camera, che la mamma aveva ricamato per l’ultimo compleanno passato insieme. Erano bianche con ricami rosa della sua iniziale, che erano sparse su tutto il tessuto impalpabile, come farfalle immobili e delicate.
La casa sua casa era piccola e umile, ma c’era un patio che poteva essere in qualche modo sistemato e reso anche abitabile, se solo il padre si fosse interessato di più a rendere quell’abitazione accogliente per la figlia. Ci pensò lei. Un giorno di inizio aprile, era una bella giornata di primavera, decise di trasformare quel tempio di tristezza, in un piccolo giardino pieno di colori. Andò al mercato dei fiori e acquistò le piante che costavano meno. Erano dei fiori di campo coloratissimi, che fiorivano da aprile fino all’autunno. Sbocciavano continuamente e profumavano intensamente. Stette delle ore ad annusarli prima di decidere di acquistarli. Ne prese di tutti i colori, arancioni, viola, rosa e bianchi e li dispose nel piccolo giardino in modo ordinato e in modo che i colori avessero una sfumatura: dalla più tenue a quella più intensa. Ovviamente acquistò anche la terra adatta per farli durare il più a lungo possibile.
Ci mise delle ore a creare quello che aveva in mente, ma il risultato fu encomiabile. Le persone che passavano di solito davanti alla sua casa, non facevano caso a nulla, sapevano che ci abitava una ragazzina con il padre, che non era quasi mai presente e non faceva molta compagnia alla figlioletta, ma stavolta tutto il vicinato non potè fare a meno di notare tutti quei fiori colorati e profumatissimi che popolavano quel piccolo pezzo di terra.
Si fermarono in tanti e fecero i complimenti a Tania. Non pensavano che quella ragazzina fosse così dolce e sensibile. Era sempre chiusa in sé stessa, e non dava confidenza agli altri. Invece fu una bella rivelazione imparare a conoscerla. Anche l’anziana signora, che si chiamava Annamaria, che lei aiutava quasi tutte le mattine, rimase meravigliata da quelle composizioni così ordinate e curate. Decisero allora insieme, di organizzare una merenda con le persone del posto per iniziare ad avere più vita sociale. Annamaria preparò vari dolci e Tania apparecchiò la tavola disponendo delle piccole candele profumate e qualche fiorellino raccolto dal suo prato.
Tania si raccolse i capelli con un lunga treccia castana, e accolse tutti gli invitati, che entusiasti accettarono di passare il pomeriggio insieme a lei e a Annamaria. Furono veramente delle ore stupende. Lei non era abituata ad avere gente intorno, e non era abituata alle attenzioni e ai complimenti, almeno fino a quel momento.
Le signore del posto erano rimaste così ipnotizzate da come aveva sistemato quel piccolo paradiso, senza che nessuno l’avesse aiutata, che decisero di assumerla anche per ridare vita e colori ai loro prati spogli. Tania accettò felice di essere la giardiniera personale di buona parte del vicinato. Stare in mezzo ai fiori l’aveva in qualche modo fatta riavvicinare alla vita e alla speranza.
Tutte queste emozioni, fecero di nuovo amare la vita a Tania. Si sentiva importante e tutte le donne per cui lavorava, la coccolavano e le facevano dei piccolo regali. Era diventata in poco tempo la mascotte del paese.
Per diventare sempre più esperta, acquistava libri di giardinaggio e botanica, aveva imparato a conoscere, in poco tempo, tantissime piante. Tutti le chiedevano consigli sulle coltivazioni, annaffiature e concimi. Stava diventando famosa, infatti il titolare di un grosso e importante vivaio della zona, la voleva con sé a tutti i costi. Aveva visto delle foto da alcune sue clienti e era rimasto abbagliato dalla sua dote.
Tutto correva molto velocemente, ed in un paio di anni, stava iniziando ad avere anche delle buone entrate per fare una vita decorosa e togliersi qualche capriccio. Si meritava tutto quello che le stava accadendo in maniera inaspettata.
Il lungo inverno di tristezza e buio, in cui era cresciuta, con la sola compagnia del camino e dei suoi libri, si stava trasformando finalmente in una meravigliosa primavera che non sarebbe più passata. I fantasmi che le facevano compagnia, piano piano si erano allontanati dissolvendosi. Aveva finalmente accettato, anche se con dolore, l’assenza di sua madre. Aveva sostituito quella presenza, con la sua creatività ed il suo amore per la natura.
Si era circondata di persone che le volevano bene davvero. La signora Annamaria, che lei ormai chiamava nonna, e le altre famiglie a cui aveva ridato un giardino da annaffiare e curare.
La sera si addormentava felice pensando alla sua primavera, la primavera di Tania.
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