La Decana della Scuola
Alla mia prima assemblea da coordinatore di classe ero un filino teso. Dubbi amletici da supplente alle prime armi mi frullavano per la testa... Poi arriva lei, è la Decana di Lettere, buona come il pane ma, quando si arrabbia, manda in frantumi i migliori vetri antisfondamento sul mercato. La Decana pronuncia per noi, pivellini impauriti, un urlo di guerra apaches guardandoci dritto negli occhi: "Ricordatevi bene che la Scuola è casa nostra e a casa nostra comandiamo noi! Entrate a testa alta, sempre!".
Che cosa mi diresti adesso? Oggi non sono più un supplente sbarbatello (il sogno si è realizzato!), qualche capello bianco e svariate soddisfazioni indimenticabili nel cuore. Credimi, la Scuola è, e sarà per sempre, la mia casa... Però, sai, è dura, durissima, comandare! Mi piacerebbe tanto essere ancora considerato l'istituzione da non mettere in dubbio per nessun motivo al mondo, ma oggi la mia casa è sempre più bersaglio di attacchi da ogni dove e, francamente, avrei bisogno di una coperta antiproiettili grande come un transatlantico.
Qualsiasi proposta, di prassi, va criticata perché si può fare sempre di meglio o perché bisogna omologarsi agli altri, che sono più cool di noi. Per sicurezza è opportuno metterci lo zampino, meglio se mediante sondaggi, raccolte firme, quizzoni su garibaldini gruppi WhatsApp, dove la domenica sera si scrive eccome (chissene se gli stessi chiedono assoluta pace dei sensi per i loro cuccioli durante l'intero weekend).
Tutti provetti Sherlock Holmes con un quoziente intellettivo da urlo, tutti diplomati in specializzazione della didattica, della psicopedagogia, del successo performante ad ogni costo, della guerra dei voti che il figlio diletto deve raggiungere per posizionare l'ennesimo trofeo di famiglia in bacheca.
E come dimenticare quanto siate i migliori prof sul mercato di lettere, aritmetica, scienze, inglese; tutti provetti Sinner, Van Gogh e Mozart; tutti esperti di tempo scuola normale e prolungato, settimana corta e cortissima, lunga e lunghissima su scelta facoltativa (perché, se vuoi, puoi!)
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