Storia · capitolo 8

La Legge è uguale per tutti

Portami via con te di Luca Nardi


L'incidente, il funerale, i fiori, tanti fiori, tutte quelle persone… E poi? Sempre meno, sempre meno. Si erano sciolte come neve al Sole. Anche i giornalisti affamati di giustizia, con le loro infinite promesse disattese urlate a gran voce al telefono e sui loro quotidiani, erano svaniti. Era rimasta sola. Le vere amiche si contavano sulle dita di una mano, le rimanevano i suoi genitori e i suoi due fratelli. Erano però in imbarazzo di fronte al suo costante dolore, incapaci di trovare le parole giuste (dicevano loro), incapaci di capire che un abbraccio vale di più di mille parole; Victoria non aveva bisogno di nulla se non di sentirsi amata per davvero, senza commiserazione, senza ipocrisia. 

E tutti gli altri? «Ciascuno ha i suoi pensieri, la sua vita» era la risposta che molti volevano darle ma che nessuno aveva il coraggio di esprimere a voce alta. È normale: dopo i primi momenti in cui tantissime persone, più o meno note, le avevano dimostrato vicinanza, lunghi e imbarazzanti monologhi, lacrime a comando, strette di mano e abbracci, infinite promesse di non lasciarla mai sola… Quanta ipocrisia! Dopo le prime settimane in cui tutte quelle persone si stracciavano le vesti sotto una gigantesca coperta di amore e affetto erano ritornate alle proprie vite, alle proprie abitudini, ai propri problemi quotidiani e lei, Victoria, giorno dopo giorno, rendendosene conto eccome, era scomparsa. Il dolore la divorava come un tarlo mai sazio, era sempre più esile, stanca, eternamente mancante ma, più di tutto, sola. Eppure, nella sua vita aveva spesso scelto l'anonimato, la solitudine, la naturale barriera protettiva dei grandi occhiali da sole per difendersi dalle infinite maschere che, ad ogni alba, lasciano le proprie case e si rivelano al mondo. Tuttavia, un conto era desiderare la solitudine come stato di quiete interiore, ben altra sensazione sentirsi sola per davvero. Ora desiderava un po’ di spensierata vicinanza, niente di più di questo. Le giornate scorrevano lente, uguali le une alle altre, terribilmente ordinarie.

A nulla erano servite tutte quelle entrate e uscite dal tribunale e da vari studi legali, a nulla era valsa la sua tenacia nel chiedere giustizia per Federico e per tutte le vittime di omicidi stradali, umiliante la ricompensa in denaro per chiudere in fretta il processo, nonostante tutte le prove fossero dannatamente schiaccianti. Alla fine si era arresa, anche perché in quelle aule piene zeppe di parole spesso incomprensibili ai più, LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI, no? Sarà... forse quella divina, di certo non quella umana. Infatti, nonostante tutti le dessero ragione, quell’omicida strafatto di buon mattino e con la patente ritirata non aveva ancora pagato per aver ucciso il suo Fede, e non l’avrebbe fatto mai. Lui era vivo, suo marito morto. Una sola certezza: Victoria non avrebbe mai perdonato.

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