Storia · capitolo 9

capitolo 9:vecchi ricordi

spark cage: un destino di fuoco di faby

Mentre eravamo seduti, ci venne servito il pollo con le patate. Aron si rivolse a Gil, rompendo il ghiaccio: «Amico, sei pronto alla Blaze Sfida?».

Gil lo guardò e rispose: «Sì. Ci sfidiamo insieme?».

«Ovvio», fece Aron, «e vedi di vincere. Non vorrei mai andare contro Sara».

Io, incuriosita da quel nome particolare, chiesi subito: «Di cosa state parlando?».

Fu Gil a iniziare a parlare: «Il primo anno di ciascun capogruppo è segnato dalla Blaze Sfida. Si chiama così perché è stata inventata da un professore di armi che faceva di cognome Blaze, ed esiste già da ben ventidue anni. Praticamente consiste nel fatto che i quattro capigruppo devono dividersi in coppie da due. In questa sfida è possibile tutto: puoi usare tutte le armi che ti pare e anche il tuo potere, ovviamente. Viene fatto indossare un abbigliamento speciale che, per esempio, non si incendia e non si fulmina. Ci sarà un vincitore in entrambi i gruppi e gli ultimi due rimasti dovranno sfidarsi tra loro. Da qui si capisce chi è il capogruppo più forte, che vince un attestato di riconoscimento delle arti sportive e da guerra».

Quando finì di parlare, commentai: «È un'attività alquanto strana, però figo». Aron mi sorrise e poi addentò una coscia di pollo.

A quel punto Valerie si rivolse a me: «Hai visto che tra tre settimane ci sarà il ballo?».

La guardai e risposi secca: «Sì, ma non ci andrò nemmeno morta».

«Perché? Io amo i balli!», esclamò lei. «Quello dell'anno scorso aveva il dress code a tema colori marini. Il mio vestito era turchese con una collana di conchiglie sui fianchi, delle scarpe argento brillantinate e avevo addirittura una borsa a forma di cavalluccio marino! Quello di quest'anno, invece, ha come tema i colori scuri, niente colori pastello purtroppo».

Pensai tra me e me che la borsa a forma di cavalluccio marino fosse alquanto strana. Le spiegai comunque il mio rapporto con la moda: «Io odio gli abiti. Al matrimonio di mia zia mi sono presentata in tuta e ho rifiutato di fare la damigella».

Valerie rise, ma forse non aveva idea che mi fossi presentata davvero con una tuta grigia con scritto sopra California. Poi aggiunse: «Se ci dovessi ripensare fammi sapere, ti aiuto a scegliere il vestito. Conosco un sito fantastico».

«Ma non possiamo usare i telefoni, come fai?», chiesi confusa.

E lei: «No, infatti useremo i computer nell'aula dell'Elettricità».

Annuì, mentre Aron si inserì di nuovo nella conversazione rivolgendosi a Gil: «Ti tocca andare anche quest'anno?».

«Purtroppo sì», rispose lui.

Valerie lo rimproverò scherzosamente: «Ma come, purtroppo?!».

Gil ribatté: «Sto scherzando». Poi guardò Aron: «E tu non ci andrai?».

«Primo, non so con chi andarci», rispose Aron. «Tu mi dirai di andare con qualche amico, ma la gente che va al ballo è tutta accompagnata, quindi non ci penso proprio a starmene da solo in un angolino a bere punch all'uva. E secondo, nemmeno io sono proprio un tipo da ballo, faccio schifo a ballare».

Sorrisi e dissi: «Io pure».

A quel punto Gil e Valerie si guardarono complici, e Gil propose: «Andate insieme allora».

Io dissi subito: «No!», mentre Aron non disse nulla, accennando solo un mezzo sorriso.

Subito dopo, Valerie e Gil si alzarono e se ne andarono via mano nella mano. Quando li salutai, notai che stavano andando in giardino, cosa che la sera fanno molte coppie; infatti c'è un coprifuoco alle 10 di sera.

Vederli così mi fece riflettere sulla mia esperienza in amore. In tutta la mia vita mi era piaciuto solo un ragazzo: Simon West. Avevamo fatto le elementari, la prima e parte della seconda media insieme. Era il mio migliore amico e sembravavamo piuttosto complici. Era biondo ghiaccio con occhi azzurri intensi; io avevo sempre avuto una cotta per lui, ma se anche lui l'avesse per me non l'avevo mai capito. Tutte le volte che c'era il ballo della scuola, noi andavamo al parchetto vicino e stavamo semplicemente lì. Da quando eravamo piccoli andavamo sempre a prendere dei frullati, li amavamo alla follia: io lo prendevo sempre ai frutti di bosco, mentre lui optava per ananas e banana. Sapevo che lui aveva qualcosa di speciale rispetto agli altri, ma non sapevo cosa fosse.

Ma un giorno, a marzo della seconda media, Simon mi disse che sarebbe partito per cambiare scuola. Quella nuova si trovava in Texas, dove vivono i suoi cugini, e voleva andare a vivere almeno per quel periodo da loro; in più presentava un programma più intensivo di scienze, e lui amava molto le scienze. Per salutarmi mi diede un bacio sulla guancia, ma dopo quel giorno non ci rivedemmo e né ci scrivemmo più. A giugno fui persino bocciata, forse perché la sua assenza mi aveva resa davvero molto triste.

I miei pensieri si interruppero quando la cuoca venne a prendere i piatti perché avevamo finito; io non avevo molta fame, quindi mangiai poco. Quando salutai Aron per tornare nel mio dormitorio, sentii una voce dietro di me che mi disse: «Aspetta».

Era proprio lui.

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