Storia · capitolo 8

capitolo 8:i manuali

spark cage: un destino di fuoco di faby

La giornata continuò in biblioteca, dove la fazione del Fuoco e quella della Natura si ritrovarono insieme per una sessione di studio. Dovevamo leggere alcuni manuali storici sul potere del Fuoco, scoprendo che questo dono è nato ben duemila anni fa. A scoprirlo fu un uomo che stava morendo di freddo: disperato, aveva l'assoluto bisogno di riscaldare se stesso e i suoi figli. All'improvviso, sentì le mani bruciare e i cocci di legno che stringeva presero fuoco. In pratica, passammo il tempo a studiare l'inizio e la nascita del Fuoco.

Accanto a noi, i membri della Natura stavano studiando come fosse nato il loro potere. Sapevo già che il loro era il più antico di tutti; infatti, quelli che fanno parte di quella fazione vengono chiamati i figli di madre natura, proprio perché il loro dono discende direttamente da lei.

Mentre sfogliavo i libri, mi tornò in mente quello che mi aveva spiegato Aron. Mi aveva raccontato che noi studenti delle varie fazioni abbiamo dei veri e propri nomignoli nel gergo dell'accademia. Per esempio, anziché dire "i ragazzi dell'Elettricità", tutti li chiamano "i secchioni". Per la fazione della Natura il soprannome è "gli snob", mentre quelli dell'Acqua vengono definiti "i pacifici". E per la mia fazione, quella del Fuoco? Ci chiamano "gli isterici".

La professoressa Hurt aveva comunicato che la settimana prossima ci sarà il test sul manuale che stiamo studiando, e la professoressa Richards comunicò la stessa cosa ai suoi studenti.

La campanella suonò; prendemmo i nostri manuali e li portammo in camera. Lo appoggiai sul comodino e rividi la foto di me da piccola con i miei genitori a Disneyland. Un po' mi mancavano, anche se mi sentivo sempre incompresa da loro e molto, ma molto spesso, finivo per deluderli; in fondo erano pur sempre i miei genitori. Non sapevo quando li avrei rivisti, però mi sarebbe piaciuto capire come se la passassero.

Purtroppo non avevo modo di chiamarli o mandare un semplice messaggio. I nostri telefoni, infatti, se li era presi il preside Lennon: erano tutti rinchiusi dentro degli armadietti nel suo studio. Ci era stato spiegato che in passato alcuni ragazzi avevano pubblicato sui social foto e dettagli riguardanti la vita dentro l'accademia, rischiando di esporre i nostri segreti al mondo esterno. Per evitare che accadesse di nuovo, la direzione aveva deciso di confiscarli e metterli sotto chiave in quegli armadietti; non avremmo potuto riaverli fino al giorno in cui ce ne fossimo andati definitivamente dall'Accademia. Molti studenti erano contrari a quella regola rigida, e anche io sotto sotto lo ero, proprio perché in questo modo non potevo avere notizie dei miei familiari. Però, purtroppo, non ci potevo fare niente.

Quando tornai al piano terra, vidi alcuni ragazzi che stavano appendendo sulla lavagna degli annunci, situata vicino all'aula relax, un enorme striscione dove c'era scritto: Ballo di fine anno. Che incubo, pensai. Non ero mai stata a nessun ballo e mai avrei voluto andarci.

Passai gran parte del mio tempo in camera a continuare a studiare la forza del fuoco e cosa può causare se non viene usato bene: per esempio, se non lo sai gestire, ti può bruciare da dentro, rendendoti cenere.

Si fece sera ed era tempo di cenare. Avevo una gran fame. Vidi Aron che mi stava aspettando davanti alla mensa e mi disse: «Alla buon'ora!».

«Scusa, stavo studiando», risposi.

Lui mi guardò divertito e disse: «Ma sei sicura di far parte del Fuoco? Non è che tante volte fai parte della mia fazione?».

Risi e ribattei: «Meglio avere te come capo che Sara!».

Lui sorrise e ammise: «Beh, penso di sì, visto che non sono proprio un perfetto leader».

Gli rivolsi un sorriso e ci sedemmo a un tavolo vuoto. Poco dopo vedemmo Valerie che tirava per un braccio un ragazzo che presupponevo fosse Gil, il suo ragazzo. Si sedettero insieme a noi; lei, tutta sorridente, ci salutò calorosamente, mentre lui fece solo un freddo accenno con la testa.

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