Storia · capitolo 6

capitolo 6: come usare il proprio fuoco

spark cage: un destino di fuoco di faby

Finito di parlare con Aron ci spostammo nell'aula di addestramento specifica della fazione del Fuoco. La professoressa Flame decise di concentrarsi solo su noi nuovi arrivati del primo anno, che in tutto eravamo due: io e un altro ragazzo. Il nostro compito per la lezione era apparentemente semplice: dovevamo incenerire un pupazzo d'addestramento ciascuno.

Capii subito, però, che ci sono modi completamente diversi di far apparire il fuoco. Il ragazzo accanto a me, infatti, fece uno schiocco di dita e, all'improvviso, davanti a sé si generò una lunga scia di fuoco che scattò dritta fino a colpire il suo pupazzo.

Io, invece, più ci provavo e più non ci riuscivo. Le mie mani rimanevano fredde e sul pupazzo non arrivava nemmeno una scintilla.

Vedendomi in difficoltà, la professoressa Flame mi fermò.

«Ognuno ha un metodo diverso e tu devi provarci fino a trovare il tuo», mi disse, e subito dopo, per darmi una dimostrazione, sputò una fiammata impressionante direttamente dalla bocca.

Poi continuò, guardandomi con un sorrisetto: «Sai, pure io ho frequentato questa accademia ed ero capogruppo ai miei tempi. Io riuscii da subito a capire come sprigionare il fuoco. Ma non per tutti è così. Per esempio, c'era un ragazzo nel mio gruppo che capì solo dopo due mesi come emanare il fuoco. Sai da dove lo emanava?».

La professoressa si fermò, aspettando una mia risposta. Io feci un timido cenno di no con la testa.

Lei allora esclamò a gran voce: «Dal sedere! Può darsi che anche te lo emani da lì!».

In un attimo, l'intera aula scoppiò a ridere a crepapelle. Questa volta, in mezzo agli altri, vidi ridere persino Sara, che si godeva la scena. Io cominciai a provare un imbarazzo così forte e soffocante che mi sembrò di andare a fuoco per davvero. E fu proprio in quel millesimo di secondo che, improvvisamente, una palla di fuoco gigantesca partì dalle mie mani e colpì in pieno il mio pupazzo d'addestramento, lasciandogli un buco bello grosso al centro del petto.

Tutti si azzittirono all'istante. La professoressa Flame mi guardò, per nulla sorpresa, e spiegò: «Era un metodo per farti provare un'emozione forte. La prima che mi è venuta in mente è stata l'imbarazzo. Sai, in pochissimi riescono a controllare e scatenare il fuoco attraverso le emozioni. Per mo va bene così».

Non mi disse nemmeno un «Brava» o un «Ottimo lavoro», ma io non mi feci troppi problemi; ero ancora troppo sconvolta da quello che ero riuscita a fare.

Subito dopo, la professoressa tornò a rivolgersi alla classe: «Adesso vi mostro un'altra tipologia per emanare il fuoco». Guardò verso il resto del gruppo e chiamò Sara per cognome: «Matherson, vieni avanti».

Sara fece un passo avanti, fiera e sicura di sé. La professoressa spiegò agli altri che, se lei rimaneva concentrata e chiudeva gli occhi, poteva compiere prodigi. E infatti, dopo pochi istanti di assoluto silenzio, Sara riaprì gli occhi e scatenò un'enorme vampata di fuoco, così potente e devastante da incenerire interamente ben tre pupazzi d'addestramento in un colpo solo.

La professoressa Flame riprese la parola per commentare la dimostrazione: «La vostra compagna riesce a emanare il fuoco concentrandosi e pensando esattamente a cosa vuole colpire e a quanto grossa vuole che sia la fiamma. Tuttavia, ricordate che non è sempre un metodo efficace, perché a volte ci mette troppo tempo a focalizzare l'obiettivo».

Sentendosi criticare proprio davanti a tutti, Sara squadrò la professoressa con uno sguardo tagliente e se ne tornò al suo posto, decisamente imbronciata e con le braccia incrociate.

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