Storia · capitolo 5

capitolo 5: i capogruppi dell'accademia

spark cage: un destino di fuoco di faby

Il mattino seguente la sveglia non fu affatto dolce. Alle sette in punto, un rumore assordante e improvviso rimbombò nel dormitorio, facendomi sobbalzare. Per lo spavento persi l'equilibrio e cascai rovinosamente dal letto, finendo sul pavimento. Il tonfo attirò l'attenzione di tutta la stanza: in un attimo, molte ragazze si girarono verso di me e alcune scoppiarono a ridere, per poi azzittirsi incrociando il mio sguardo. Sara, invece, non accennò nemmeno a un sorriso; rimase ferma sul suo materasso, guardandosi la mano con aria distaccata e ignorandomi completamente.

Nei dormitori c'era un bagno per i maschi e uno per le femmine. Visto che in tutto eravamo dodici ragazzi della fazione del Fuoco, i maschi erano cinque e le ragazze erano sette. Si potrebbe pensare che due ragazze in più non facciano questa grande differenza, ma la realtà era ben diversa: i cinque ragazzi erano già pronti da mezz'ora ed erano scesi da un pezzo, mentre la fila per il bagno delle femmine era ancora lunghissima e noi ragazze stavamo ancora lì a prepararci a rilento. Dopo una lunga attesa, riuscii finalmente a sbrigarmi, infilai la tuta blu dell'accademia e scendemmo tutti verso l'aula di combattimento per la prima lezione del professor Santos.

Appena entrati nell'aula, prima che la lezione avesse inizio, Aron si staccò dal gruppo dell'Elettricità e si avvicinò a me a grandi passi.

«Buongiorno!», mi salutò con un gran sorriso, spostandosi il solito ciuffo marrone dagli occhi verdi. «Allora, come stai dopo la fiammata e l'evacuazione di ieri sera? Sei sopravvissuta alla cuoca?»

«Buongiorno a te», risposi accennando un sorriso, grata per quel briciolo di normalità. «Sì, sono viva, anche se il risveglio di stamattina è stato un altro trauma.»

Non facemmo in tempo a dire altro perché la voce tonante del professor Santos rimbombò nell'aula, richiamando subito l'attenzione di tutti i presenti. Si posizionò al centro della stanza, indicando le grandi rastrelliere piene di equipaggiamento disposte lungo le pareti.

«Capigruppo, fate un passo avanti!», ordinò Santos, incrociando le braccia sul petto con autorità. «Andate alle rastrelliere, prendete le armi e fate vedere solamente a quelli del primo anno come si impugna un'arma e quali sono i movimenti base. Voglio che i novizi vedano la tecnica esatta prima che inizino la pratica.»

Aron si diresse verso il suo settore e impugnò la sua arma: un arco imponente che utilizzava frecce interamente fatte di metallo, anziché di legno, perfette per canalizzare l'energia della sua fazione.

Dall'altro lato, Sara scattò immediatamente in avanti, prendendo subito il controllo della situazione per la fazione del Fuoco. Afferrò un paio di lame corte e iniziò a manovrarle con una precisione chirurgica e una fluidità impressionante, muovendosi con estrema disinvoltura per mostrarci il meccanismo. Io rimasi indietro, lo sguardo catturato da un'arma in particolare: una spada dalla lama molto fine e affilata, leggera ma letale. Quando provai a impugnarla, l'inizio fu disastroso; l'arma mi scivolò dalle dita facendomi fare cilecca per due o tre volte consecutive sul pavimento metallico. Non mi arresi e, tentativo dopo tentativo, riuscii finalmente a prenderci la mano, stringendo il manico con la giusta fermezza.

Il professor Santos attivò i bersagli: una serie di robot da addestramento che erano stati potenziati e aggiornati dai ragazzi della fazione dell'Elettricità. Ciascun automa si muoveva rapidamente ed era rivestito da un grosso cuscino di protezione sul petto, l'unico punto valido da colpire.

Mi lanciai contro uno di essi, calibrando il peso della spada fine. Con uno scatto rapido, riuscii a superare la sua guardia e ad affondare la lama dritto contro il cuscino, facendolo sobbalzare per il colpo subito.

«Ottimo lavoro, Erin!», esclamò ad alta voce il professor Santos, passandomi accanto e facendomi un cenno di approvazione. «Colpire uno di questi robot modificati già al primo giorno non è da tutti.»

Il mio momento di gloria, però, durò poco. Accanto a me, Sara stava dando spettacolo: con una serie di rotazioni perfette e affondi micidiali, riuscì ad abbattere ben dieci robot in una volta sola, muovendosi come una scia distruttiva. Santos non poté fare a meno di elogiare anche lei, ma l'occhiataccia che Sara mi lanciò subito dopo chiarì che la competizione era appena iniziata.

Al termine della lezione, mentre tutti stavano riponendo le armi, mi avvicinai ad Aron, spinta dalla curiosità per quello che avevo visto durante l'addestramento.

«Ehi», esordii, aspettando che mettesse a posto la sua attrezzatura. «Volevo chiederti una cosa... ma come hai fatto a diventare capogruppo dell'Elettricità?»

Aron si poggiò a una colonna e spiegò volentieri: «L'anno scorso, quando ero al primo anno, tutti noi dovevamo sostenere un esame speciale. Io ho ottenuto il punteggio più alto in assoluto e così mi hanno nominato capogruppo per quest'anno. Prima di me il titolo apparteneva a Jasper. Lui l'anno scorso era al quarto anno, ma ora è passato in quinto. Quando i capigruppo arrivano all'ultimo anno devono dimettersi per forza, perché hanno bisogno di tempo per prepararsi all'esame finale per uscire dall'accademia. Di conseguenza, il ruolo passa ai ragazzi del secondo anno che si sono distinti, ed eccomi qui». Lui gli sorrise e lei notò le sue fossette. «E invece chi sono gli altri capigruppo?», gli domandai, guardandomi intorno per scorgere le figure che guidavano le restanti fazioni.

Aron seguì il mio sguardo e mi indicò un ragazzo poco distante: «Lui è Gil Hollanders, il capogruppo dell'Acqua. E la ragazza che gli sta sempre attaccata, anche lei della fazione dell'Acqua, è la sua fidanzata, Valerie Dawson. Stanno insieme da più o meno un anno».

Osservai la coppia per un istante. Gil aveva i capelli biondo scuro e gli occhi marroni, mentre Valerie aveva dei capelli biondi molto lunghi con la frangetta e degli occhi verdi davvero intensi. Erano davvero una bella coppia.

«E quello là invece è Elia Pensith, il capogruppo della Natura», aggiunse Aron, abbassando leggermente la voce e accennando con la testa verso un ragazzo lì vicino. «A lui piace far soffrire le ragazze. Sa perfettamente che tutte gli vanno dietro e ci marcia alla grande, divertendosi a giocare con i sentimenti altrui.»

Osservai anche lui: aveva un ciuffo marrone perfettamente pettinato e due occhi azzurri limpidi. Mentre lo guardavo, si accorse del mio sguardo.

«Seguimi, ti faccio vedere meglio», mi disse Elia con un sorriso sfacciato, rivolgendosi a me e facendomi cenno di avvicinarmi.

Lo squadrai da cima a fondo, rimanendo immobile al mio posto accanto ad Aron. Le parole del mio amico mi avevano tolto ogni dubbio: qualcosa nel suo atteggiamento fin troppo sicuro di sé confermava che era proprio quel genere di ragazzo.

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