Storia · capitolo 3

capitolo 3: benvenuti all'elemental academy

spark cage: un destino di fuoco di faby

«Loro saranno i vostri professori, ognuno appartiene a una fazione diversa», disse il Preside Lennon con voce profonda, rivolgendosi a me, Moon e all'altro ragazzo della limousine, mentre finivamo di guardare i docenti schierati all'esterno. Ormai era sera e le prime luci della struttura iniziavano ad accendersi. Durante il viaggio in limousine, Lennon ci aveva spiegato che i nuovi ragazzi erano stati prelevati nell'arco di cinque giorni e che noi tre eravamo stati gli ultimi, dato che era il quinto giorno. Tutti gli altri studenti, infatti, erano già arrivati prima di noi, avevano già visitato la struttura e conosciuto i professori.Il Preside Lennon prese la parola per fare le presentazioni ufficiali proprio lì, a pochi passi dall'ingresso, rivolgendosi ai docenti:«Professori, vi presento gli ultimi tre studenti del primo anno», esordì Lennon con tono fiero. «Lei è Erin Riley, fazione del Fuoco. Accanto a lei c'è Moon Faldeon, fazione della Natura. E infine abbiamo Ethan Bruce, fazione dell'Acqua. Da oggi sono sotto la vostra guida.»Mentre Lennon parlava, squadrai i docenti con attenzione. La professoressa Flame Hurt, la capofazione del Fuoco, aveva i capelli tinti di un rosso fuoco accesissimo; era esile e indossava dei mocassini, calze a rete, una gonna nera e una maglietta bianca.Accanto a lei c'era il professor Faron Thompson, della fazione dell'Acqua, anche lui sulla trentina: era vestito in modo molto casual ed era decisamente carino, ricordava un po' Leonardo DiCaprio da giovane. Poi il mio sguardo passò sul professor Gideon Bellingham, dell'Elettricità; secondo me aveva più o meno l'età dei miei genitori, quindi sulla quarantina, ed era il classico nerd con tanto di gilet. Infine c'era la professoressa Elizabeth Richards, della Natura. Aveva una cinquantina d'anni, i capelli mori con vistose ciocche bianche e indossava un completo floreale; aveva una faccia talmente antipatica che mi ricordò subito la mia professoressa di matematica delle medie.Prima di farci varcare la soglia, il Preside e i professori decisero di farci fare un breve giro dello spazio esterno. Ne approfittai per osservare bene l'accademia. Da fuori si presentava come un castello, ma non era affatto enorme come lo avevo immaginato. Anzi, la pietra antica si fondeva con elementi architettonici incredibilmente moderni: c'erano enormi vetrate a specchio che riflettevano gli ultimi barlumi di luce della sera, inserti in acciaio lucido lungo i cornicioni e linee geometriche pulite che lo facevano sembrare quasi un edificio futuristico. Anche i sistemi di sorveglianza e le luci d'atmosfera a LED incassate lungo le pareti esterne gridavano modernità da tutti i pori.Il giardino che circondava la struttura era piuttosto piccolo. Più che un parco, lo spazio esterno ospitava un orto ben curato di cui si occupavano esclusivamente i ragazzi della Natura. La zona era circondata da diversi alberi di ulivo nodosi, e proprio in quel momento, nonostante si stesse facendo tardi, c'erano alcuni studenti della Natura chinati tra i filari che stavano finendo di raccogliere dei pomodori maturi, riponendoli con cura in alcune cassette di legno.Terminato il giro del giardino, il Preside e i professori ci guidarono finalmente verso l'imponente ingresso. Le grandi porte automatiche in vetro e metallo si aprirono e noi tre entrammo nel castello. Appena varcata la soglia dell'atrio, rimanemmo a bocca aperta davanti a un salone immenso dal soffitto altissimo. La mia attenzione fu subito catturata da un quadro enorme appeso sulla parete principale, racchiuso in una vasta cornice dorata e intagliata. Raffigurava Mark Lennon da giovane in un'elegante divisa d'altri tempi, con le mani incrociate dietro la schiena. Il dipinto era così realistico che i suoi occhi fieri sembravano muoversi per seguire ogni nostro passo. Sotto la tela, una targhetta d'ottone recava inciso il suo nome: Preside Mark Lennon.Lennon ci condusse nell'ala relax al piano terra, e lì capimmo dove si nascondessero tutti gli altri studenti. La stanza era enorme e super attrezzata per i ragazzi: c'erano ampi divanetti colorati, un grande televisore a schermo piatto collegato a delle console di videogame e persino dei distributori automatici di snack e bibite. Seduto su uno dei divanetti c'era solo il professor Santos, l'insegnante di combattimento e delle armi. Stava tranquillamente bevendo una Coca-Cola da una lattina e, dall'aspetto fisicamente atletico e lo sguardo sveglio, mi sembrò subito il tipo di professore sempre in vena di battute con gli alunni.Lennon ci fece cenno di proseguire e ci mostrò il resto del piano terra, a partire dalla mensa, una sala gigantesca riempita da tantissimi tavoli rotondi in legno chiaro, e dalla biblioteca, uno spazio immenso straripante di libri antichi e moderni. Subito dopo entrammo nell'aula di combattimento vera e propria.Lì, il professor Santos posò la sua lattina e prese la parola con entusiasmo, guardandoci: «In quest'aula ognuno di voi imparerà a difendersi sia a mani nude che con gli strumenti adatti», esordì, mostrandoci le rastrelliere d'acciaio fissate alle pareti. Afferrò una spada corta dal filo smussato e un bastone da combattimento rinforzato in fibra di carbonio. «Queste sono armi da allenamento speciali, bilanciate per simulare il peso reale ma progettate con leghe ammortizzanti per evitare incidenti gravi durante i duelli. Ognuno di voi tre troverà l'arma più adatta a canalizzare la propria energia fisica prima ancora di toccare i poteri elementali.»Prima di salire le scale, Lennon si voltò verso di noi. «Per qualsiasi necessità, il mio ufficio si trova all'ultimo piano», ci tenne a precisare. «Ricordate inoltre che ogni piano dell'accademia corrisponde a una fazione, e lì troverete l'ufficio del professore di riferimento.»Iniziammo a salire lo scalone centrale per esplorare la struttura (i dormitori ci vennero solo indicati da lontano).Al primo piano c'era la fazione dell'Acqua. Il professor Faron Thompson si accostò alla porta idrorepellente e spiegò, guardando Ethan: «Qui dentro gestiamo flussi idrici vivi. Le fontane e i canali artificiali ti serviranno a capire la deviazione della corrente e la manipolazione dello stato della materia, dall'acqua liquida al ghiaccio solido, senza rischiare di allagare l'intero castello.»Salimmo al secondo piano, quello dell'Elettricità. Dato che nessuno di noi tre aveva quel tipo di potere, i professori non ci fecero entrare dentro l'aula d'allenamento informatica, ma potemmo comunque vedere come era fatto l'intero piano, caratterizzato da corridoi moderni e luci LED che portavano all'ufficio del professor Gideon Bellingham.Al terzo piano si trovava la fazione della Natura, quella di Moon. La professoressa Elizabeth Richards, con la sua solita espressione severa e antipatica, si voltò verso Moon: «Questa non è una semplice serra. Il terreno e le radici esposte reagiscono direttamente ai tuoi impulsi biologici. Imparerai a far germogliare semi rari e a controllare rampicanti flessibili per usarli sia come scudo che come arma di contenimento. Richiede disciplina, non semplici carezze alle piante.»Infine, arrivammo all'ultimo piano, quello della mia fazione: il Fuoco. Varcando la soglia della loro aula d'esercizio, situata di fronte all'ufficio della professoressa Flame Hurt, venni avvolta da un calore familiare. Le pareti erano di pietra lavica refrattaria nera. La professoressa Flame Hurt mi fissò e, con un tono di voce fermo e tagliente, spiegò: «Il fuoco è distruzione se non viene calcolato. Questi pupazzi da addestramento sono fatti di materiale ignifugo avanzato, resistono a temperature altissime e ti serviranno per testare la precisione e la potenza dei tuoi dardi incandescenti. Sui banconi laterali, invece, userai composti chimici e provette per studentesse la termodinamica e l'intensità delle fiamme.»Appena finita la panoramica dei piani, il Preside Lennon guardò l'orologio da polso e si voltò verso di noi.«Bene ragazzi, la fame si farà sentire e si è fatto decisamente tardi. Sistemate rapidamente i vostri zaini nelle aule comuni e poi dirigetevi subito verso la mensa al piano terra; tutti gli altri studenti ci stanno già andando per la cena. La vostra prima vera lezione inizierà domani mattina.»

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