Storia · capitolo 21

capitolo 21: il peso dei segreti

spark cage: un destino di fuoco di faby

A volte si hanno sensazioni strane anche se intorno a te tutto gira per il verso giusto, ma nello stesso tempo non puoi ignorare la sensazione forte che ti tormenta.


Io, un po' ansiosa, dissi: «Se devi parlare sbrigati, io devo andare a studiare».


Aron mi guardò e disse: «Erin, devi ascoltarmi e prestare attenzione». Si fermò un istante, guardando il pacchetto di biscotti che stringeva tra le mani, poi riprese: «Mi dispiace di averti mentito, ma io so più o meno del perché il professor Thompson prende i computer la sera».


Sentendo quel nome, il mio cuore mancò un battito. «C'entrano qualcosa Ethan, Gil e Valerie?», chiesi subito, stringendo i pugni sui pantaloni.

Aron scosse la testa. «E non solo».


«Aron, ti prego, arriva al punto!», insistetti, sentendo l'ansia aumentare a dismisura.

Lui sospirò profondamente. «Prima devo chiederti a che punto sei arrivata con quel libro che stava leggendo Ethan».


«Beh, ho letto solamente la profezia dei venti, quello che già sapevo», risposi sincera.

Aron fece una smorfia. «Allora non sei andata tanto avanti, in realtà non hai letto proprio niente ... Ok, senti, io posso solo dirti che Thompson quella sera ha capito che noi stavamo lì, in laboratorio. Infatti, quando tu te ne sei andata, lui è sbucato da dietro la tenda e mi ha iniziato a chiedere quanto fossimo amici, in che rapporti stavamo...».


Lo interruppi, colta da un brivido. «E poi cosa è successo? Tu cosa gli hai detto?».

«Gli ho detto che eravamo amici», spiegò Aron, incrociando il mio sguardo. «E lui mi ha portato nel suo studio per parlare. Mi disse che c'era una profezia che io non potevo ancora sapere. Mi ha semplicemente fatto una domanda...». Si fermò di nuovo, passandosi una mano sul viso, prima di continuare: «Sei d'accordo con me che in questa accademia succedono cose strane? Io gli ho risposto di sì, perché è così, Erin. Sparisce gente all'improvviso! Per esempio, l'anno scorso un ragazzo era andato all'esplorazione di tutta l'accademia, tutta la notte, insieme a un suo amico... e non li abbiamo più visti. Il preside Lennon ci disse che avevano voluto lasciare l'accademia. E poi capita soprattutto a quelli del quinto anno. Il professor Lennon chiama tutti i giovedì di ogni settimana un ragazzo di ogni fazione per fare l'esame e lasciare la fazione; la settimana scorsa è toccata a un ragazzo della mia fazione, e nemmeno ci è venuto a salutare. Dopo l'esame non lo abbiamo più visto! E poi un'ultima cosa: questo è il tuo primo anno, Lennon ti ha solamente detto che dovrai stare qua tutta l'estate e l'anno scolastico, e poi la prossima estate potrai tornare a casa per poi tornare per il periodo scolastico a scuola. Ma non è niente vero! Il professore mette in testa a quelli che hanno finito il primo anno che non possono più mettere piede fuori dall'accademia fino a che non finiamo i cinque anni, perché dice che non siamo pronti a far parte della società. Questa è una dannata prigione!».


Nella voce di Aron c'era una profonda frustrazione, mista a una dolorosa tristezza. «Vorrei tanto rivedere mia nonna... E poi, come vedi, non sappiamo ancora niente di Julie. Un'altra cosa strana», aggiunse ancora, con il fiato corto.

Rilegai mentalmente tutti i pezzi del puzzle, cercando di calmarmi. «Per questo ti sei fidato del professor Thompson e mi hai mentito?».


«Sì», ammise Aron, abbassando lo sguardo. «Io non volevo, ma il professore mi aveva detto che non dovevo dire niente fin quando non decideva lui. Ma poi tu ci hai beccato a parlare, a me e a Ethan, hai preso il libro e lo hai decifrato. Così il professore, prima che andassi in mensa per pranzo, ha detto a me e a Ethan che io ti dovevo dire tutto quello che so. E poi ha detto che stasera, a mezzanotte e mezza, io e Ethan ti dobbiamo passare a prendere, perché il professore vuole spiegare tutto sia a te che a me».


Rimasi a bocca aperta, completamente travolta da quella valanga di informazioni. «Aron, sono più confusa di prima... E poi, tu sai con esattezza chi è coinvolto in questo piano di Thompson, o qualunque cosa sia?».


«Tutti quelli della fazione dell'acqua», rispose lui prontamente. «Ma Thompson vuole che venga coinvolto anche qualcuno della tecnologia. Non so se ci riuscirò, e poi vorrei prima capire bene di che cosa si tratta».


Prendendomi la testa tra le mani, cercai di elaborare il piano per la notte. «Va bene, allora cercherò di tenermi sveglia stanotte per infrangere di nuovo le regole».


Aron accennò un timido sorriso, sollevato. «Bene. E un'ultima cosa prima di lasciarti andare... mi perdoni?».

Lo guardai, sentendo la rabbia svanire del tutto di fronte alla sua sincerità. «Sì, Aron. Ora che ho capito meglio la situazione ti perdono».


«Menomale!», esclamò lui, tirando un enorme sospiro di sollievo. Si alzò di scatto dal divanetto. «Comunque adesso devo scappare, devo andare ad allenarmi per la Blaze Sfida, gli altri capigruppo saranno già là».


«Va bene», risposi, guardandolo mentre si allontanava a passo svelto.

Rimasi seduta lì, da sola nell'aula relax, per qualche secondo. Il silenzio era tornato a riempire la stanza, ma la mia mente era un caos totale, affollata da mille dubbi e da una strana, inquietante trepidazione per l'appuntamento di quella notte.

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