Storia · capitolo 20

capitolo 20: un chiarimento

spark cage: un destino di fuoco di faby

Inizialmente non risposi. Lo squadrai, tenendo la schiena dritta sul gradino. Il silenzio si allungò tra noi per qualche secondo, pesante, finché non tagliai corto: «Perché adesso vuoi parlare e prima no?».


Aron sospirò, guardandosi intorno quasi a voler controllare che le pareti non avessero orecchie. «Senti Erin, è una cosa molto importante, di certo non possiamo parlarne mentre scendiamo le scale», disse fermandosi del tutto. Fece una breve pausa e poi continuò: «Quindi ho pensato di vederci dopo la lezione di Santos nell'aula relax. I ragazzi solitamente ci vanno verso sera, quindi non ci dovrebbe essere nessuno».


Alla fine, seppur a malincuore, cedetti. «Va bene», dissi.


Mentre continuavo a scendere i gradini, però, nella mi testa la confusione aumentava. Non capivo assolutamente perché quella cosa fosse così importante. Cosa poteva mai essere? E soprattutto, in cosa erano coinvolti lui, Ethan, Valerie e Gil? La cosa che mi dava più fastidio, inoltre, era che Aron non mi avesse nemmeno chiesto scusa per come si era comportato in mensa.


Ci separammo al piano terra. Io andai dritta nel camerino delle ragazze e lui in quello dei ragazzi. Oggi ci aspettava di nuovo la lezione di scherma con il professor Santos. Mentre stavo sistemando i miei vestiti nell'armadietto, Valerie mi si avvicinò con un gran sorriso.


«Che ne dici, oggi ci scontriamo?», mi propose, sistemandosi i guanti.


La guardai per un attimo, ripensando a tutta la diffidenza che provavo per lei. «Sì, va bene. Ma ti avverto che sono una frana totale». In quel momento, a essere del tutto sincera, preferivo di gran lunga combattere contro una bugiarda che mi nascondeva qualcosa piuttosto che contro Sara.

Valerie ridacchiò, scuotendo la testa. «Perché non hai ancora visto me!». La ragazza bionda si legò i capelli in una coda alta e ci dirigemmo insieme verso la palestra.


L'aula era già piena di movimento. C'era chi stava già combattendo intensamente e tutti e quattro i tappetini erano occupati. Aspettammo pazientemente finché non si liberò la pedana dove stava combattendo Jasper: con una sola mossa fluida e rapidissima, era appena riuscito a sconfiggere Daniel.


Io e Valerie salimmo sul tappetino, prendemmo le nostre spade da allenamento e ci posizionammo l'una di fronte all'altra. Iniziammo il duello e, con mia grande sorpresa, notai che Valerie ci metteva davvero molto tempo persino a sfilare la sua spada e a portarla a segno. Pensai, quasi sollevata, di aver finalmente trovato qualcuno che a scherma stava messo persino peggio di me.


Impugnai saldamente la mia arma e avanzai, cercando di colpire Valerie. Lei sarà pure stata una frana nell'attacco, ma dovevo ammettere che aveva dei riflessi incredibilmente veloci: non riusciva a toccarmi, ma in compenso schivava e sfilava tutti i miei colpi con un'agilità assurda. Continuammo a scambiarci stoccate per un po', finché con un affondo ben piazzato riuscii finalmente a colpirla sul fianco.

Si bloccò e abbassò la spada, riprendendo fiato con un sorriso. «Visto? Te l'ho detto che non eri peggio di me».


Le sorrisi di rimando. Valerie in fondo era simpatica, la reputavo quasi come un'amica prima di scoprire che mi aveva mentito... Però pensai che, magari, dopo che Aron mi avesse spiegato tutta la verità nell'aula relax, avrei potuto rivalutarla.

«Ok, ora vado a combattere con Gil», disse lei, indicando il ragazzo che si stava scaldando poco lontano. «Ci va sempre piano con me».

«Va bene», risposi. Rimasi da sola a bordo pedana e pensai, con un briciolo di ansia: chissà con chi mi toccherà combattere al prossimo giro...

Aspettai per non meno di dieci minuti, osservando gli altri studenti che si affrontavano sui tappetini. All'improvviso, una figura si parò davanti a me. 


Era Moon.


«Combattiamo», disse glaciale. La sua non era affatto una domanda, era una pretesa assoluta, e i suoi occhi di ghiaccio mi fissavano in modo decisamente minaccioso.


Senza darmi il tempo di replicare, ci prendemmo un tappetino libero. Proprio dietro di noi, però, c'era una grande vetrata da cui entrava una luce solare accecante. Moon si bloccò subito e si voltò verso il docente: «Professore, può chiudere la finestra? Sa, come vede sono albina e il troppo sole non lo sopporto».

Il professor Santos annuì comprensivo: «Sì, certo. Accenderò un ventilatore allora».


Nel frattempo, io mi ero distratta a guardare il professore mentre parlava, abbassando la guardia. Fu un errore fatale. Non appena mi rigirai verso Moon, me la ritrovai che correva a tutta velocità nella mia direzione. Mi spaventai a morte; il panico mi bloccò le gambe e non riuscii manco a muovere un piede. Prima ancora che potessi alzare la spada, mi ritrovai schiantata per terra: mi aveva colpita in pieno al petto e, contemporaneamente, mi aveva tirato uno sgambetto secco.


Rimasi sul pavimento della palestra, dolorante e senza fiato. Moon si posizionò sopra di me, mi guardò dall'alto in basso con totale freddezza e pronunciò parole che mi punsero sul vivo: «Quando stavi combattendo contro Valerie sembravi più forte. Invece mi sbagliavo».


Rimasi seduta a terra sul pavimento della palestra per il resto della lezione, tenendomi la caviglia che mi faceva un po' male a causa dello sgambetto di Moon. Fortunatamente riuscivo comunque a camminare abbastanza bene, quindi decisi di non farmi vedere dalla professoressa Richards e rimasi a osservare i miei compagni.


Mentre ero lì, vidi Aron che stava combattendo sul tappetino accanto contro Tilly. Notai subito che, durante lo scontro, lei era insolitamente lenta, distratta e debole nei movimenti. All'improvviso, senza che fosse successo nulla di grave, Tilly abbassò la spada e scoppiò a piangere. Aron si fermò all'istante e la strinse in un abbraccio per confortarla. Immaginai subito che stesse così male per via di Julie; dopotutto erano molto legate, e l'assenza di notizie pesava su tutti noi.


Quando finalmente l'ora finì, mi alzai a fatica e andai nel camerino delle ragazze a cambiarmi. Una volta uscita, trovai Aron ad aspettarmi proprio fuori dalla porta.


«Andiamo?», mi chiese con lo sguardo serio.

Annuii, e mentre ci incamminavamo verso il corridoio gli domandai a bassa voce: «Come sta Tilly?».


Aron scosse la testa con aria cupa. «Non benissimo. E nemmeno Jasper. Stanno entrambi molto male per Julie, non hanno ancora sue notizie da quando è sparita».


Rimanemmo in silenzio finché non arrivammo all'aula relax. Come aveva previsto Aron, a quell'ora non c'era nessuno in giro. Lui si diressi subito verso il distributore automatico, tirò fuori qualche moneta e si voltò: «Vuoi qualcosa da bere o da mangiare?».


«No, grazie», risposi, andando a sedermi su uno dei divanetti.


Aron prese un pacchetto di Oreo, si sedette di fronte a me e iniziò a mangiarli, come se cercasse di scaricare la tensione. Mandò giù il primo biscotto, mi fissò dritto negli occhi e assunse un'espressione quasi spaventata.


«Erin, quello che ti sto per dire... non ne devi fare parola con nessuno», sussurrò, sporgendosi in avanti. «Perché la verità è che nemmeno io so con certezza cosa stia succedendo qui dentro».

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