Storia · capitolo 14

capitolo 14:la lezione interrotta

spark cage: un destino di fuoco di faby

Uscimmo dalla mensa a passo svelto, quasi correndo lungo i corridoi per evitare di far infuriare il professor Santos. Quando spalancammo i pesanti portoni di legno della biblioteca, l'atmosfera cambiò di colpo: il silenzio era quasi spettrale, interrotto solo dal fruscio di qualche pagina.Appena entrammo, i nostri sguardi caddero immediatamente su Ethan. Era già lì, seduto da solo, e teneva tra le mani un libro dall'aria piuttosto vecchia, con le pagine ingiallite dal tempo. Non facemmo in tempo a faire un passo che il professor Santos si avvicinò a lui a grandi falcate, visibilmente contrariato, e gli domandò a bruciapelo: «Ethan, perché si è presentato così presto? La lezione iniziava alle otto e mezza».Ethan non si scompose minimamente. Con un gesto lento e calcolato, si spostò il ciuffo scuro dagli occhi, guardò il docente dall'alto in basso e rispose con un tono di sfacciata indifferenza: «Mi andava. A lei che importa?».Il professore strinse le labbra, con i fumi che stavano per uscirgli dalle orecchie. Stava chiaramente per ribattere e metterlo in riga, ma poi si fermò di colpo, preferendo lasciar correre. Ethan dopotutto era un tipo piuttosto strano, avvolto da un'aura misteriosa e anche un po' inquietante; lo pensavo fin dal nostro primissimo incontro, quando ci eravamo ritrovati dentro quella limousine. Santos si schiarì la voce, girò sui tacchi e si rivolse a noi: «Hollanders, te e i tuoi compagni sedetevi al tavolo dove si trova il vostro amico intellettuale». Poi, alzando la voce, il professore indicò con precisione a ogni fazione a quale tavolo specifico doversi accomodare.Mentre mi stavo dirigendo verso il posto, notai che Ethan si era alzato per andare a posare il vecchio libro che stava consultando. Gil lo intercettò prima che potesse allontanarsi del tutto, afferrandolo leggermente per un braccio e sussurrandogli una cosa all'orecchio in modo rapido. In quel momento, visti da fuori, i due sembravano piuttosto complici, legati da chissà quale segreto. Subito dopo, si sedettero di nuovo tutti quanti. I posti si delinearono rapidamente: Gil Hollanders si trovava seduto vicino a Valerie, mentre Ethan si posizionò poco più lontano rispetto a loro. Il nostro tavolo si trovava esattamente in mezzo, stretto tra quello della fazione dell'Acqua da un lato e quello della fazione della Natura dall'altro.La disposizione della biblioteca era rigida: i tavoli lunghi distavano esattamente un metro di distanza gli uni dagli altri e, sia dietro che davanti a noi, eravamo completamente circondati e quasi schiacciati da due enormi e altissimi scaffali stracolmi di libri che arrivavano fino al soffitto. Il professor Santos prese una sedia e si sedette proprio davanti a noi, mantenendo una posizione piuttosto centrale per dominare la classe con lo sguardo.Sistemò i suoi appunti e iniziò a parlare con tono solenne: «Bene ragazzi, questa è una delle mie lezioni più famose, ossia la Seconda Guerra Mondiale. Voi adesso vi chiederete sicuramente cosa c'entri con questo posto, e molti di voi diranno che si tratta di un argomento banale che studiamo normalmente nelle scuole dei non Speciali. Beh, vi sbagliate di grosso. L'argomento invece vi riguarda, ed è come se vi riguarda».Si alzò dalla sedia, fece qualche passo verso lo scaffale retrostante e prese un librone enorme, pesante, caratterizzato da una vistosa copertina di cuoio bordeaux. Tornò al centro e iniziò a sfogliare le pagine in modo incredibilmente veloce, producendo un forte fruscio nell'aula, fin quando non si fermò esattamente su un punto preciso. Se lo poggiò sul palmo della mano e riprese: «Diciamo che questo è il libro originale, l'unico vero registro che racconta tutto quello che c'è da sapere sulla guerra. La verità che i libri di testo normali nascondono è che i non Speciali, senza il nostro intervento diretto, avrebbero perso miseramente contro le forze nemiche e non sarebbero mai stati in grado di liberare le persone dai campi di concentramento. Andò così: uno dei soldati dell'epoca, il nostro Carlo Lennon — antenato diretto del nostro amato preside — aveva scoperto una cosa eccezionale. Il suo migliore amico era uno di noi, un ragazzo che aveva i poteri dell'acqua, e Lennon fu il primo in assoluto a scoprire le abilità nascoste dell'amico. Questo successe poco prima che iniziasse ufficialmente il conflitto globale».Il professore fece una breve pausa drammatica, guardandoci uno a uno per catturare la nostra attenzione. «Quando scoppiò la guerra, Lennon e il suo amico decisero di non rimanere a guardare. Si misero d'impegno e stamparono un bel po' di manifesti propagandistici in giro per la città, e successivamente li spedirono anche in altri paesi stranieri. Questi manifesti parlavano chiaro: dicevano esplicitamente che avevano bisogno di alleati stabili con capacità particolari e speciali per combattere l'avanzata nemica. Grazie a quel richiamo disperato, riuscirono a trovarne un bel po'. All'epoca Carlo era solo un ragazzino, aveva più o meno l'età di alcuni di voi, ma nonostante questo riuscì a radunare un esercito fantastico e formidabile. Dopo la fine della guerra, lui venne qui in America proprio per inaugurare questa accademia e poi...».Ma nel mentre che il professore cercava di finire la frase e svelare il resto del mistero, qualcuno spalancò violentemente i portoni d'ingresso della biblioteca con un colpo secco che rimbombò contro le pareti.Era la professoressa Hurt. Aveva il fiatone, il volto tirato ed era visibilmente molto, molto arrabbiata. Puntò l'indice dritto contro di me e tuonò con una voce che fece gelare il sangue a tutti i presenti: «Signorina Riley, in punizione. Adesso! La porto immediatamente dal preside».Rimasi pietrificata sulla sedia, con la bocca spalancata. Non riuscii a dire assolutamente niente, la gola mi si era stretta in una morsa di terrore. Con la coda dell'occhio, vidi lo sguardo perfido di Sara: era seduta composta, con le braccia incrociate e quel suo solito sorrisetto compiaciuto stampato in faccia. Era stata lei. Mi aveva venduta.Cercai di ritrovare la voce, alzando le mani per difendermi: «Professoressa, aspetti, non è come sembra...».Ma prima che potessi peggiorare la mia situazione, Aron si intromise bruscamente nella conversazione, alzandosi in piedi di scatto e attirando tutta l'attenzione della Hurt su di sé. «Se qualcuno deve andare dal preside, quella non è lei, sono io. Quindi punisca me», disse con tono fermo e deciso, guardando l'insegnante dritto negli occhi. «Sono stato io a convincerla ad uscire ieri sera dopo il coprifuoco, è solo colpa mia».La professoressa Hurt spostò lo sguardo severo su di lui, squadrandolo con freddezza, poi incrociò le braccia. «Bene. Allora siete entrambi in punizione alla svelta. Muoversi». Poi la donna si voltò verso la cattedra, ricomponendosi un minimo: «Mi dispiace ancora per l'interruzione, professore. Ora può continuare la sua lezione».Io e Aron ci alzammo lentamente dai nostri posti, raccogliemmo le nostre cose e seguimmo la professoressa Hurt fuori dalla biblioteca a testa bassa, sentendo gli sguardi di tutta la classe puntati dietro la schiena.

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