Capitolo unico
I due mondi
Nessun rumore solo il vento tra i pini. L’alba sulle montagne faticava a vincere le tenebre, come al solito. Prese il fagotto e strinse il nodo per appenderlo al bastone, avvolse i capelli nel foulard facendo attenzione a nascondere bene il logo dello stilista, così che non si notasse. Sopra i calzettoni fatti a mano con la lana della sua pecora infilò quegli zoccoli che aveva preso durante un viaggio, come souvenir; era sempre stata interessata a come vivevano una volta, più che alle guerre che i re giocavano sulla pelle dei miseri, cioè la storia che le facevano studiare a scuola. E così anche il mantello che si butta sulle spalle arriva da chissà dove, comprato al mercatino delle pulci, e forse pieno di quelle, appunto. Un tempo, ora sarebbe persino bello vedere pulci, formiche ecc… sono rarissimi anche questi viventi in questo mondo, peggio ancora nell’altro, almeno che lei sappia.
Sul sentiero di pietre levigate dai passi del tempo cammina veloce per sconfiggere il freddo e la paura. Passi quasi furtivi, ma poi paura di chi, di che cosa? Non ha mai fatto brutti incontri, a dire il vero forse proprio qui sta l’origine della sua paura, la solitudine che le appare sconfinata ed infinita qui in questo mondo, e il dubbio che in realtà questo sia il mondo di chi scompare, mentre chi esiste ancora è in quell’altro, di mondo…
Camminando sa che arriverà quasi fino al limite della sua spericolata esistenza, al confine del suo rifugio, e sentirà come ogni giorno il desiderio e il terrore di attraversare proprio quel limite per capire, vedere, ritrovare.
Ma ritrovarsi forse? Già chi sono io, adesso? È questo quello che ogni mattina si chiede senza mai rispondere a sé stessa, cammminare, camminare e basta.
Arrivata alla sorgente riempie d’acqua il suo secchio, il suo secchio smaltato, quel secchio così pesante che però la lascia libera di possederlo, proprio perché così orribile quanto indistruttibile o quasi e soprattutto non registrato e quindi suo. Come gli zoccoli, i calzettoni, la stufa che riscalda la sua catapecchia. Tutti scarti, meno di scarti, gli scarti sono riciclati, riutilizzati e assegnati come tutto nel mondo di là e niente sarebbe veramente suo. Meglio questi rifiuti dimenticati negli anni qui in mezzo ai monti da qualche turista maleducato della prima metà del secolo o lasciato da qualche malgaro scappato per rifugiarsi nel periodo del disastro. Come chiamarlo se non così!
Poi erano nati i due mondi, cioè era nato IL MONDO e tutto quello che ne era rimasto fuori era l’altro mondo
Ma quello che lei non sapeva era se quel mondo sospettasse l’esistenza di questo altro mondo, e cosa avrebbe fatto se addirittura ne avesse avuto la certezza.
Eppure lei c’era stata per un po’ dopo il disastro.
Certo, dopo il terribile disastro bisognava adattarsi a vivere in quelle super caserme. Poi quelli avevano capito che troppe persone ammassate potevano facilmente costituire un rischio di diffusione di contestazioni e persino sommosse e di lì avevano sistemato le postazioni.
Praticamente tutti erano stati assunti da un’unica società esistente e avevano occupato una postazione con uno schermo, una tastiera e un mouse.
Ogni cosa veniva gestita attraverso il computer che provvedeva alla soddisfazione di tutti i bisogni di ciascuno.
Dal lavoro, alla salute, alle relazioni.
Durante la notte, quando non si capiva come tutti riuscissero a dormire seduti al loro posto, arrivava tutto ciò che era necessario per vivere ancora. Nessuno si ammalava. Eppure non era una vita sana, sempre lì bloccati, solo le ore di ginnastica sempre alla propria postazione, musica per tutti e via… nessuno si ammalava, ma ogni tanto qualcuno spariva.
Non c’erano vie di mezzo.
E così scorrevano i giorni.
Quanti? Non c’erano finestre e l’unico collegamento con l’esterno era il pc. Che trasmetteva si molte notizie, però quando e come voleva.
Eppure tutti erano tranquilli tutto il giorno a lavorare su quelle strane ricerche ed altre attività proposte, e anche a vivere relazioni e divertimento lì al desk.
Lei riflettendoci ora ricorda che era convinta che fossero tutti drogati da qualche sostanza che toglieva la curiosità e rendeva semplicemente acquiescenti e soddisfatti.
Ma lei e gli altri quattro si facevano sempre domande. Avrebbero voluto sapere che fine avevano fatto per esempio i bambini, quei pochi rimasti, e gli anziani, i malati. Insomma tutti quelli che non erano in età da lavoro. Sembrava che al mondo ci fossero solo più persone giovani e sane.
Ecco, si ricorda ancora il momento in cui aveva scoperto che non era la sola a farsi domande.
Ricorda quel mattino, doveva essere mattino, secondo quanto diceva il computer; tutte le finestre erano murate e poi di guardare fuori nessuno aveva neppure voglia, tutte le curiosità venivano soddisfatte dalla navigazione nel web. Solo dopo un po’ di tempo alcuni cominciarono a capire che forse quello che veniva fatto vedere, con una varietà di immagini e contributi diversi, dando l’impressione di un pluralismo capace di garantire la verità, era costruito ad hoc dall’intelligenza artificiale per condizionare le loro opinioni, i loro pensieri. Nessuno si sentiva infatti costretto, o guidato, tutti erano convinti di avere scelto questo lavoro o questa sistemazione abitativa, inevitabile dopo il disastro.
Già il disastro: questo terribile cataclisma, forse di origine atomica, forse causato da una delle parti ormai da cinquant’anni in continuo conflitto. Le è rimasto bene nella mente, nonostante tutto quello che le hanno dato per fare piazza pulita ulita nel suo cervello. Ma ora dubita di ogni cosa.
E come lei gli amici del dubbio. Aveva incontrato Tanz pochi mesi dopo il disastro, se ne stava appoggiato alla porta del salone delle postazioni con una faccia abbastanza disperata. Fin da subito Ely sentì nei suoi confronti una affinità ingiustificata, chissà se per la profondità del suo sguardo o per la sua fisicità un po’ appesantita dagli anni o forse proprio perché non era più troppo giovane e questo la dava sicurezza. Quando la salutò e le chiese il suo nome lei stessa si stupì di non provare la solita insofferenza e di trovarsi a rispondere con un sorriso. Attraverso di lui conobbe Zelda e Thor, una strana coppia, cioè la cosa strana era proprio che loro si considerassero una coppia: questo tipo di relazione e legame era ormai superato; già dagli anni 40 del 21esimo secolo era stata del tutto abbandonata. Chi sentiva ancora il bisogno di una presenza affettiva continuativa si prendeva un cane: più sicuro e soprattutto più taciturno, capace di ascoltare senza contraddire. Le relazioni tra gli umani erano infatti diventate progressivamente sempre meno gestibili con un altissima frequenza di omicidi, suicidi e anche infanticidi. Si, perché non possedendo più la capacità empatica né l’altruismo in nessuna forma, una convivenza emotivamente coinvolgente non era possibile e venne abbandonata.
Eccoli quindi i sognatori, i dubbiosi. Fu proprio questo ciò che la colpì, il dubbio. Nei loro fugaci incontri ipotizzavano l’esistenza di un mondo non azzerato dal disastro, dove la vita continuava a essere più naturale e meno virtuale, dove i bambini non erano fabbricati in laboratorio e le donne continuavano a partorire e allattare…e si poteva pestare l’erba e sentire il calore del sole e il freddo della neve sul viso. Dove servivano tutti i cinque sensi: gli occhi non solo per guardare il monitor, i polpastrelli non solo per il touch o lo swipe, ma per sentire il legno ruvido e il muschio morbido, il gusto per assaggiare e anche scegliere cosa mangiare, l’olfatto per sentire il profumo dei fiori ma anche la puzza delle capre. Dove si utilizzavano tutte le parti del corpo non solo la testa e le mani. Un mondo dove si prova ancora dolore quando un ramo ci graffia le braccia o gli zoccoli ci distruggono i piedi, e però si prova anche piacere, appagamento e benessere.
Eh si perché eliminare tutto il possibile stress ha creato lo stress più grande, forse perché ingestibile il senso piatto, inodore ed insapore, dell’ inutilità e della mancanza di significato.
AE giorno dopo giorno si accorsero che quel mondo così programmato e perfetto era semplicemente inumano, almeno per loro.
Ma come affacciarsi fuori dal mondo? Si sentivano come gli esploratori degli antichi secoli, dovevano spingersi oltre le colonne d’Ercole, i confini del mondo, ammesso che li trovassero. Era un ricordo del tempo in cui si studiavano ancora la Storia. Ora la scuola non esiste più e si impara tutto dal proprio computer. Le materie son quelle considerate utili e storia, letteratura e filosofia non sono sicuramente fra quelle.
Eppure ce l’avevano fatta.
E non era stato nemmeno così difficile trovare una via di uscita, si, di uscita da quel mondo. Avevano deciso che dovevano tentare in ogni modo di capire come era davvero fuori. Si erano ormai convinti che con ogni probabilità tutte le informazioni che arrivavano attraverso i monitor erano inaffidabili e false.
L’ultimo giorno veramente vissuto era stato quello del disastro, di quell’evento terribile e sconosciuto. All’improvviso erano scomparsi tutti i segnali tv e su tutti i monitor, telefoni e tablet erano comparsi i terribili messaggi che gli altoparlanti diffondevano per le strade deserte. Non uscire, sbarrare e oscurare le finestre, non guardare fuori per il rischio di rimanere accecati dalla luce fortissima. Tutto il mondo era interessato dal disastro in corso, le cui cause e conseguenze erano poco chiare. I vari tg avevano dato la notizia, ma a ciascuno sembrava di essere arrivato in ritardo e avere perso il fatto fondamentale.
E il racconto andava avanti e mai indietro...così il mistero restava. Ognuno si dava a modo suo una spiegazione, chi che ci fosse stato un attacco atomico, o fosse esplosa una centrale nucleare, o che un terremoto avesse devastato le città. La prima indicazione era stata quella di chiudere le finestre e le persiane, di non uscire. Qualcosa di molto simile al coprifuoco del periodo Covid con la differenza che diversamente da allora nessuno sembrava patirne: l’autorizzazione a isolarsi collimava con il desiderio di ciascuno, con il completo disinteresse per i rapporti sociali. Come se la maggioranza non aspettasse altro.
Questo rendeva quasi invulnerabile il sistema perché non imponeva altro che quello che tutti desideravano fare.…quasi invulnerabile, già, perché in realtà qualcuno era in disaccordo,qualcuno ancora amava il contatto con la natura, il canto dei suoi cinque sensi, l’amicizia …
Così il dubbio invase le loro esistenze, divenne il centro dei loro pensieri e il motore delle loro azioni.
Ma come capire cosa realmente c’era intorno? Forse ciò che vedevano era solo la proiezione direttamente nel loro occhio di una immagine predeterminata. E allora venne loro l’idea di procedere nel buio pensando che sicuramente era più facile che la parte visiva venisse modificata piuttosto che le sensazioni del tatto e propriocettive. Così cominciarono la loro esplorazione camminando carponi nella notte dopo aver fatto esattamente come tutti gli altri giorni tranne la birra della serata.
Si, ogni sera si materializzava letteralmente un boccale di birra e l’ipotesi che contenesse una sostanza capace di dare serenità e sonno togliendo al contempo ogni curiosità e originalità appariva sempre più realistica.
Camminando carponi nella sala enorme che ormai era tutto il loro orizzonte, cercando la via di uscita si accorsero che non c’erano angoli né spigoli.
Tutto era terribilmente liscio e regolare. Nemmeno una fessura. Eppure chi poteva tentare l’uscita per finire preda dei pericoli in una città, in un mondo distrutto da un disastro di quelle dimensioni? Il fatto che le uscite fossero praticamente introvabili contribuì alla moltiplicazione dei loro dubbi. Si, poteva essere fatto per proteggere le persone da morte sicura, anche per impedire che sostanze pericolose penetrassero nel luogo sicuro. E se invece fosse fatto per impedire proprio quello che loro dí proponevano di fare, vedere il mondo aldilà di quella specie di guscio?
Fu Tanz ad accorgersi però che una giuntura appena percettibile si poteva sentire tra le pareti e il pavimento e se c’era una giuntura si poteva creare una fessura ed allargarla sempre di più…ed eccoli tutti ad infilare le mani fra le pareti taglienti e il bordo del pavimento per allargare fino a potersi infilare. Sotto trovarono un groviglio di cavi, tubi, scheletri di vecchi monitor e altre apparecchiature elettroniche, quasi da museo di antichità. Procedendo sempre al buio a tentoni riuscirono a trovare un cunicolo in cui infilarsi. Dove li avrebbe portati? Si rendevano conto del pericolo sia per quello che avrebbero potuto trovare all’esterno e anche per la reazione di chi governava tutto il sistema. Che poi non avevano mai visto, anche i notiziari non mostravano nulla del genere, e ciascuno era condizionato a viver il qui ed ora, ma il qui era sempre e solo lo spazio ristretto della postazione di ciascuno.
Eppure ce l’avevano fatta, anche se non ci speravano più di tanto. E così erano usciti da quella specie di mondo che sembrava così perfettamente completo da indurre chi ci viveva a non voler andare oltre, come moderne colonne d’Ercole che non conviene superare.
E di colpo li travolse la luce del sole, il vento, il rumore delle fronde, la bellezza dei monti. Tutto sembrava rimasto come prima.. cosa era realmente successo, e dove si trovavano? Nessuno di loro aveva riconosciuto quel posto
Ma una cosa era certa, non c’erano segni di disastri, ma neanche di persone o animali, i palazzi avevano tutti le finestre chiuse e sigillate, il silenzio era completo.
I 4 amici camminavano ora veloci e si stupivano di non aver ancora incontrato alcun tipo di milizia…nessuno che li fermasse o li costringesse a rientrare. Ma ben presto capirono che non erano sfuggiti comunque al controllo. Sui loro orologi Smart comparivano i primi messaggi. Nessuna minaccia, solo avvisi di pericolo volti a condizionare la loro scelta. Se provavano a cercare un percorso online comparivano voragini, alluvioni, frane e non erano più presenti strade e ponti. Ma man mano che avanzavano trovavano invece sempre case città e alberi trascurati e abbandonati ma senza segni di alcun evento del genere alluvione, terremoto, caduta di asteroide o guerra atomica.
Tutto in silenzio.
Nei campi come normale già dal 2060/70 i macchinari continuavano il loro lavoro e così le fabbriche robotizzate, i supermercati che spedivano tutto direttamente e così via.
In effetti era diventato inutile uscire per qualsiasi motivo, ma molti continuavano a farlo per una sorta di monotona abitudine, anche se qualsiasi incontro sociale era infruttuoso perché ciascuno continuava a rapportarsi unicamente col suo smartphone.
E fu a quel punto che i quattro capirono cosa esattamente era successo.
Il progressivo declino della vita attiva, sociale e reale a favore dello sviluppo del virtuale aveva delegato all Intelligenza Artificiale sempre di più la gestione della società…
Ed ecco che questa aveva forse spinto troppo oltre la sua capacità di accontentare ogni desiderio e preservare da ogni rischio la popolazione umana.
Così seguendo i profondi desideri di tutti aveva creato le condizioni per una gestione del tutto razionale della vita dell’umanità.
D’altra parte già da decenni si era smesso di avere relazioni d’amore data l’estrema pericolosità di questo eccessivo contatto emotivo
La totale scomparsa di qualsiasi delitto a sfondo passionale aveva dimostrato la validità della scelta e determinato la progettazione di un sistema comunicativo che si basasse sempre di più sulla realtà virtuale data la pericolosità delle reali relazioni.
Violenze, scippi, maltrattamenti ed altre simili esperienze erano così solo un brutto ricordo.
Anche le malattie erano drasticamente diminuite per l’assenza di contagi, gli incidenti stradali, aerei e ferroviari pressoché scomparsi.
Certo a volte i robot che distribuiscono il cibo o fanno manutenzione si scontrano fra loro per qualche errore di calcolo ma comunque si riparano in fretta con una sorta di rinascita che non sarebbe possibile fra gli umani.
Un mondo perfetto reso ora ancora più perfetto dalla convinzione di tutti di proteggersi, rimanendo nella loro postazione, da un pericolo ignoto, incommensurabilmente grave.
Quindi niente disastro più o meno nucleare, niente cataclismi da fine del mondo, semplicemente una vita protetta programmata per ciascuno.
Il mistero più profondo era come mai qualcuno non ci stesse bene, in questa perfezione. Camminando tutti e quattro avevano cominciato a sentire delle voci lontananza, altri gruppi e persone che più che fuggire sfuggivano. Sfuggivano a quella perfezione divenuta insopportabile. Ma da chi dovevano fuggire, da che cosa?
Da loro stessi dalle loro abitudini che avevano creato tutto questo.
E fu lì che capirono che dovevano semplicemente rendersi invisibili ed evitare tutto quello che era tecnologico. Via lo smart watch, lo smartphone, i tablet e i computer. Radio tv e auto, ora tutto connesso allvva rete. Via la lavatrice intelligente e l’aspirapolvere col Wi-Fi.
Basta con tutte queste comodità che si prendevano ormai sempre più cura di loro al di là della loro stessa volontà.
Tutto a mano. Tutto come secoli prima.
Così non sarebbe più arrivato il sollecito eccessivo controllo dell’intelligenza artificiale, per risolvere e decidere al meglio, ma sostituendosi alla loro volontà.
Montagna, solidarietà e solitudine, silenzio e voci, strumenti fatti a mano e vita dura e forse breve, ma degna di essere vissuta fino in fondo, fino alla fine. Vita colorata e saporita, vita con i graffi e i dubbi, con la paura e l’allegria, con l’ansia e la speranza.
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