Storia · capitolo 5

Capitolo 4

La linea dell'acqua di Alessandro

La legge dell’isola

 

 

 

 

Valery sapeva che Robert esisteva prima ancora di parlargli. Sull’isola le presenze si avvertivano.

Lo vedeva lavorare: sistemare una barca, aiutare qualcuno a sollevare una cassa, parlare poco. Aveva mani precise, movimenti lenti. Nessuna urgenza. Nessuna esitazione.

Sua madre lo aveva nominato una volta sola.

«C’è un ragazzo nuovo sull’isola.»

Solo questo. Nessun commento. Nessuna curiosità, o almeno quella era stata l’apparenza.

Valery aveva annuito senza rispondere e senza formulare domande. Aveva imparato che le domande inutili tornano indietro vuote.

Si incontrarono davvero un pomeriggio, davanti alla ferramenta.

Valery aveva bisogno di una corda. Le serviva per tenere ben salda la staccionata esterna al dondolo sul quale ogni tanto amava rilassarsi.

Robert era seduto fuori, su una cassetta rovesciata. Lei si fermò a pochi passi.

«Serve qualcosa?» chiese lui, senza alzarsi.

Valery annuì.

«Una corda. Resistente.»

Robert la ricordò con lo sguardo perso nel mare e la osservò, per la prima volta davvero. Non c’era valutazione nei suoi occhi, solo attenzione a quel volto sottile e semplice.

«Quanta?»

Valery esitò.

«Non so. Un po’.»

Lui sorrise appena. Un gesto breve, quasi un’abitudine dimenticata.

«Seguimi.»

Entrarono. Robert prese una corda non troppo spessa, la misurò con calma.

«Questa regge il peso delle cose che non vogliono cedere.»

Valery lo guardò e sorrise.

«Come lo sai?»

Lui scrollò le spalle.

«Perché le cose che non vogliono cedere si riconoscono.»

«Sei enigmatico.»

«Chi lo dice?»

«Io.»

«Può darsi», disse accompagnandola alla cassa.

Valery non si aspettò niente di più da quel ragazzo schivo di cui tutti parlavano.

Pagò. Uscì. Si fermò un istante. Si voltò.

«Valery», disse, come se stesse sottolineando qualcosa che era già stato detto.

Lui annuì con un nuovo sorriso.

«Robert.»

Non si dissero altro. Ma quando Valery si allontanò, sentì una sensazione nuova, precisa. Non era felicità né speranza, era qualcosa di più fragile e più serio.

La consapevolezza che certe presenze non si scelgono.
Arrivano e basta.

 

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