Una stella cadente
Capitolo 1: Una stella cadente
31 agosto 1999.
Adele e Ciro erano distesi sull’erba, fuori dalla loro casa. L’erba sotto di loro era ancora calda, impregnata del calore dell’estate che ormai volgeva al termine. Sembrava non voler arrendersi all’autunno imminente. Adele sentiva l’erba solleticarle le braccia nude, una sensazione rassicurante. Sotto di lei avvertiva stabilità. I suoi occhi scrutavano il cielo come in cerca di qualcosa, ma c’era solo l’infinito. Erano alla vigilia del nuovo millennio, forse carico di promesse.
Ciro guardò il suo orologio: mancava poco alla mezzanotte dell’ultimo giorno d’agosto. Il cielo si illuminò, una stella cadente. Lei, che era sdraiata, si mise subito seduta:
"Ciro, hai visto? Voglio esprimere un desiderio." Lui le rispose: "Fallo." Ma nel momento stesso in cui pensò al suo desiderio, quello di avere un figlio sano e forte maschio o femmina non era importante lei avvertì un forte calore attraversarle tutto il corpo. Era piacevole. Si fermò al suo ventre. Ebbe una strana sensazione, come se dovesse succedere qualcosa.
Non di spiacevole, ma una cosa buona.
Le stelle quella notte erano più luminose del solito.
St. Davids, la piccola cittadina del Galles, aveva accolto i due neo sposi dopo il trambusto di Londra.
Adele Lombardo era di origine italiana da parte di padre; la madre era inglese. Lei parlava correttamente due lingue. I suoi genitori si chiamavano Federico Lombardo ed Emma Johnson, la madre di origine nobile.
Adele era nata il 31 agosto del 1973.
Il giorno del suo matrimonio, il 31 agosto 1999, compiva 26 anni.
Lei era molto bella con il suo vestito bianco, alta, bruna, con un taglio di capelli corto. I suoi occhi erano di un verde chiaro, un sorriso radioso. Il suo carattere era dolce, molto solare, sempre ottimista, una ragazza sportiva che aveva praticato per anni equitazione a livello agonistico nella squadra del Royal College. Giocava a tennis, le piaceva tanto.
Ora si sposava con Ciro, l’uomo che lei amava da sempre. Si erano conosciuti all’università, si erano innamorati. Appena si erano laureati, decisero di sposarsi. I genitori di Adele vivevano a Londra, mentre i genitori di Ciro andavano spesso in Italia, dove vivevano altri figli, suoi fratelli, capitava che l’appartamento dei suoi genitori era a loro disposizione.
Ciro Costello: discendenza irlandese, i suoi nonni. Mentre i suoi zii, suo padre vivevano da generazioni al Sud Italia. Il papà si chiamava Edoardo, sua madre, di origine siciliana, si chiamava Rosaria Russo. Ciro di anni ne aveva 27, si era laureato in ingegneria con ottimi voti, molto capace, intelligente. Anche lui di bell’aspetto, alto, biondo, con occhi marroni, fisico sportivo, praticava sia il padel che il tennis a livello amatoriale.
Il giorno del matrimonio, mentre uscivano dalla chiesa,
Lei disse a Ciro:
"Sai, ho ancora in mente il profumo dei gigli."
Uscirono dalla chiesa a mezzogiorno sotto il sole splendente.
Subito dopo il matrimonio partirono.
Ora abitavano in quel paesino così tranquillo, dove durante la notte gallese il silenzio dominava e tutto sembrava più vero, più profondo. La avevano scelto per crescere i loro figli. "Rientriamo," disse lui. Adele avvertì un brivido di freddo, come un presagio: aveva espresso chiaramente il suo desiderio. Lui accese il camino.
All’orizzonte si vedeva il chiarore dell’alba
del primo settembre 1999.
Adele si accomodò sulla sedia a dondolo, vicino alla finestra, riusciva a vedere la costa dove il mare d’Irlanda sbatteva le sue onde contro gli scogli, provocando tanta schiuma che il vento spazzava via. Osservando l’esterno, all’orizzonte si vedeva un bagliore insolito, guardando le sue mani, notò come se fossero illuminate.
Anche il suo ventre sembrava emanare una luce speciale che lei stessa non riusciva a spiegare. Sorrise, interiormente. Ciro la chiamò per andare a letto.
Passò un mese. Lei avvertì una strana sensazione al ventre, si fermò per riflettere: "No, non è possibile, non può essere."
Decise quindi di fare un test di gravidanza: uscì, acquistò il prodotto in farmacia, che confermò ciò che immaginava. Era incinta.
Era trascorso solo poco più di un mese da quando aveva espresso il suo desiderio il 31 agosto, ed era già in attesa del primo figlio.
Profondamente credente, rivolse una preghiera al Signore, affinché tutto andasse bene.
Quando Ciro tornò la sera, Adele lo fece sedere, gli diede un piccolo regalo, una scatolina minuscola.
Lui chiese: "Cos’è?" "Aprilo," rispose. Una piccola scarpetta per neonati.
Ciro vide la scarpetta, capì subito, abbracciò Adele, e gli scesero delle lacrime. Era felice come non mai, tutto si stava realizzando.
Voleva gridare al mondo, uscì fuori di casa, lanciò un urlo gridando: "Grazie, Signore, per questo magnifico regalo."
Lui amava molto i bambini e, come Adele, ne avrebbe voluti più di uno.
Sognavano una grande famiglia. Il mattino seguente era una bellissima giornata.
Ciro era già andato via presto.
Adele si alzò, si preparò la colazione, uscì fuori al porticato, e si sedette.
Vide arrivare la sua cara amica di università Claudia, che abitava vicino a casa sua.
Già da lontano la salutò: "Ciao Adele, sto arrivando, vieni, vieni.
Facciamo colazione insieme." Claudia aveva in mano una torta, infatti.
Quando arrivò si salutarono con un abbraccio, subito Claudia iniziò a parlare dicendo: "Adele, cosa è successo ieri sera? Ho sentito un urlo disumano."
Scoppiarono a ridere entrambe. Adele, felice, le raccontò ogni cosa, omettendo il fatto del desiderio espresso: non le sembrava opportuno.
Claudia, felicissima, l’abbracciò. "Sai Adele, anche io stranamente aspetto un bambino. Il dottore mi aveva detto che sarebbe stato improbabile che io rimanessi incinta, invece è successo un miracolo."
Istintivamente si abbracciarono, a tutte e due scesero delle lacrime.
Poi si raccontarono altro; circa un’ora dopo si salutarono, ognuna rientrò per svolgere il proprio lavoro. Ciro lavorava per una multinazionale di costruzioni e spesso, per lavoro, si spostava di città in città, ma difficilmente passava la notte fuori di casa.
Ogni sera, anche tardi, tornava sempre da Adele.
Lei si era laureata, aveva frequentato il Royal College of Music, uno dei più prestigiosi conservatori di Londra, con un Master in musica e canto a pieni voti con lode.
Era un’ottima musicista ed era molto dotata vocalmente; se avesse voluto, avrebbe sicuramente fatto carriera come cantante. Per ora, invece, lei si accontentava di dare lezioni di canto ai bambini della cittadina ed era felice così.
La gravidanza procedeva, Adele già sognava l’arrivo del primo figlio; si sentiva forte, fiduciosa, sapeva che lei e Ciro sarebbero riusciti a crescere al meglio i loro figli. La piccola cittadina, St. Davids, quel paesino dove abitavano poco più di 1500 abitanti; in estate diventavano molti di più. C’erano molte case, ville, il verde faceva da contorno al piccolo paesino.
Le case erano di proprietà di personaggi facoltosi, che lì passavano l’estate.
Un villaggio molto tranquillo, con poco traffico, un’atmosfera armoniosa, immerso nella natura.
Su un’immensa distesa di verde sorgeva la bellissima Cattedrale, in stile normanno, che sembrava emergere dalle viscere della terra, maestosa e molto visitata dai turisti.
Il villaggio era attraversato da un fiume, che in alcuni punti lo divideva, è unito da alcuni ponti. Si presentava un vero spettacolo, perché quando il sole splendeva in alto, i suoi raggi si riflettevano in quelle acque limpide, le facevano brillare.
Gli alberi sembravano sorridere a quei riflessi di luce.
La brezza leggerissima e piacevole rinfrescava l’aria ormai di fine estate.
Durante l’intero periodo della gravidanza, Adele e Ciro si affidarono a un ginecologo di fiducia, effettuando tutti i controlli necessari per garantire il corretto andamento della gestazione. Lei godeva di ottima salute, senza mai manifestare particolari disturbi. Spesso andavano insieme dal ginecologo, dove capitava di trovare Claudia e suo marito Alberto. Spesso si raccontavano gli eventi che succedevano in quel periodo, tipo voglie e altro, e sorridevano mentre ne parlavano. Adele e Claudia invece discutevano dell’evoluzione della gravidanza.
Adele diceva a Claudia che, durante l’ecografia, la ginecologa aveva osservato un fenomeno insolito: un chiarore intorno al feto che non era mai stato riscontrato prima in nessuna gravidanza, come se ci fosse qualcosa di nascosto; tuttavia, il bambino risultava in perfette condizioni di salute e tutti i parametri erano regolari.
Claudia, dopo aver ascoltato attentamente quanto raccontava Adele e sorridendo, disse: "Sai, Adele, la cosa più importante è la salute del bambino." Anche lei parlò della sua gravidanza; la sua dottoressa aveva confermato l’ottimo stato di salute del suo bambino, pur non riuscendo ancora a individuare il sesso. Adele scherzosamente disse che anche il loro bambino non voleva mostrare il sesso, aggiunse: "Forse è geloso o pudico." Dopo una risata condivisa, si salutarono cordialmente e ciascuno tornò alla propria abitazione.
Quella mattina, dopo una corsa in ospedale sia di Adele che di Claudia perché entrambe avvertirono delle doglie del parto imminente, Dio mio è arrivato il momento gridava Adele. Si ritrovarono in ospedale insieme entrambe poi furono divise in due sale parto diverse.
In quel piccolo villaggio dove non succedeva mai niente, tutti si conoscevano, finalmente la lunga attesa era finita.
Accadde qualcosa d’inaspettato. Quel giorno, nello stesso momento, a distanza di poche ore, dopo nove mesi da quel strano desiderio espresso da Adele. Nacquero due maschi e una femmina. Ci fu grande agitazione da parte dei dottori e infermieri, poiché non era mai successo un evento simile in quel piccolo ospedale.
All’alba del 29 maggio 2000 Adele e Ciro erano… diventati genitori di un maschietto, mentre Claudia e Alberto di una femminuccia. Ma il terzo bambino, di chi era?
Ciro era al settimo cielo dalla felicità.
Da Londra erano arrivati anche i nonni, i genitori di Adele e Ciro. La mattina, sul tardi, i dottori visitarono il piccolo: era andato tutto bene, adesso aveva bisogno di fare una bella poppata. L’infermiera prese il bambino, lo portò per la prima volta a mamma Adele, in modo che potesse allattarlo o, almeno, ci doveva provare.
Lui lo guardava come incantato. Lo avevano chiamato Edward, il primogenito tanto desiderato.
Edward Costello, il suo nome completo. Erano passate quasi due settimane dal parto, ogni giorno Ciro, quando tornava da lavoro, correva subito in ospedale per vedere sia Adele sia il piccolo Edward, anche per fare riposare i loro genitori, che rimasero lì tutto il tempo necessario per accudire Adele e il piccolo Edward.
Quella mattina dell’11 giugno non andò a lavorare perché Adele doveva essere dimessa. I dottori avevano detto che quello di Adele era stato un parto abbastanza complicato. Quando lui arrivò in ospedale, lei lo stava aspettando. I loro genitori erano partiti, dicendo ad Adele di salutare Ciro.
Lei aveva già preparato tutto il necessario per andare via; voleva tornare a casa sua.
Adele e Ciro andarono verso l’isola neonatale, dove c’erano le culle dei piccoli neonati.
Incontrarono anche Claudia e Alberto, avevano portato la piccola Christie che necessitava di alcuni controlli pediatrici.
Adele riferì a Claudia che quella mattina sarebbero tornati a casa e le disse: "Claudia, stai serena, vedrai che tutto sarà a posto, poi ci vediamo a casa," si abbracciarono.
Anche Ciro li salutò. Mentre una delle infermiere, Terry, era intenta a prendere il piccolo Edward, notarono una culla dove c’era un neonato che sembrava ridere e giocare da solo.
Era il piccolo nato lo stesso giorno di Edward e Christie, l’unica femminuccia di quel trio di neonati. Chiesero all’infermiera Terry, che Adele conosceva molto bene: "Chi sono i genitori di quel bimbo così bello?"
Terry rispose loro: "Purtroppo non lo sappiamo, sono spariti, non siamo più riusciti a trovarli. Lo hanno abbandonato."
Terry aggiunse che il piccolo sarebbe rimasto in ospedale per un po’, in seguito sarebbe stato affidato ai servizi sociali, poi a un istituto per l’adozione.
Adele e Ciro si guardarono in faccia, poi quasi d’istinto insieme chiesero se per loro sarebbe stato possibile adottarlo. Terry li guardò; non era stupita, fece un cenno con la testa e disse loro: "Venite con me, signori Costello."
Li portò dal direttore dell’ospedale, gli raccontò tutto. Il direttore conosceva sia Adele che Ciro, sapeva che erano una coppia solida, pensò un attimo: faremo in questo modo. Visto la situazione di abbandono la procedura sarà snellita più veloce.
Un’eccezione. Preparate i documenti necessari. Se nel frattempo, nessuno si farà vivo, lo accudite voi prima come genitori affidatari, in seguito lo adotterete.
Per Adele e Ciro sembrò tutto così facile. Sembrava che l’infermiera, il direttore non aspettassero altro, perché subito acconsentirono al desiderio di farlo adottare da loro, ma la gioia era così tanta da poter dare subito un fratellino a Edward che non ci pensarono più.
Tornati a casa, prepararono tutti i documenti necessari, quando fu tutto pronto andarono in ospedale per prendere il piccolo neonato.
Intanto i genitori di Christie, Claudia e Alberto Taylor, erano andati a prendere in ospedale la piccola Christie. Anche lei era rimasta lì. Era in un’incubatrice: aveva avuto dei problemi di respirazione, ma dopo i dovuti controlli era tornato tutto nella norma. Potevano portarla a casa. Claudia salutò Adele con un abbraccio. "Ciao Adele, siete venuti a prendere il piccolo?"
“Sì," rispose Adele, "finalmente lo portiamo a casa." Claudia si complimentò: "Sono felice sia per voi due che per quel bambino che purtroppo era stato abbandonato." Adele raccontò a Claudia quello che avevano fatto per poterlo adottare: tutti i documenti necessari. Una parte andava consegnata in ospedale e una parte era da consegnare agli uffici del comune.
Parlarono ancora un po’. Poi si salutarono. Claudia aveva in braccio la piccola Christie; Adele le fece una carezza. "Ci vediamo a casa," aggiunse Claudia e andarono via.
Adele e Ciro erano felici. Il Signore aveva ascoltato le loro preghiere.
In un solo anno, da non avere figli, adesso addirittura ne avevano due: Edward e il bambino adottato. Sembravano gemelli. Adele prese il piccolo neonato, lo teneva stretto tra le sue braccia, lo guardò, aveva gli occhi bellissimi e gli disse: "Ciao, Frederick Costello." Così lo vollero chiamare.
Ora noi quattro andiamo a casa.
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