Capitolo 1
UN INSOLITO VIAGGIO DI ANDATA E RITORNO
Era un sabato mattina di fine aprile. In attesa del treno delle 9:10 per Napoli, Olivia si stava godendo la colazione in un bar poco fuori dalla Stazione Centrale di Milano, prima di intraprendere il suo insolito viaggio.
La sera prima aveva acquistato un biglietto A/R per Napoli, ma non era sua intenzione scendere dal treno: avrebbe semplicemente viaggiato avanti e indietro restando a bordo.
Olivia era una giovane scrittrice in cerca di ispirazione; scriveva romanzi brevi e piccoli racconti, ma era arrivata al fatidico blocco dello scrittore. La sua editrice non aveva accettato nulla di quanto prodotto negli ultimi due mesi. Olivia lavorava come freelance e veniva pagata ogni volta che un suo racconto veniva pubblicato; quindi questo stop cominciava a crearle qualche problema, non tanto per i soldi quanto per l'autostima.
Due giorni prima della partenza, le era arrivata l'ennesima e-mail dalla sua editrice: la storia che le aveva mandato non sarebbe stata pubblicata. Era già la terza comunicazione di questo tipo che riceveva. Eppure era brava a scrivere; riusciva sempre a trasmettere emozioni, motivo per cui le sue storie catturavano l'attenzione dei lettori. Ma qualcosa, nell'ultimo periodo, non girava per il verso giusto e questi rifiuti ne erano la prova.
In realtà, neanche lei era convinta della bontà degli ultimi lavori, ma sperava che all'editrice piacessero al punto da essere pubblicati.
Tuttavia, già al secondo rifiuto, la sua editrice Gabri, le aveva detto che doveva mettere più cuore e passione in ciò che scriveva. Le aveva fatto notare che le sue descrizioni si erano affievolite e i personaggi, che erano il suo punto di forza, avevano perso carattere; non avevano nulla a che vedere con i racconti e le storie che le erano valse anche premi molto importanti.
Se lei stessa non sentiva di scrivere qualcosa di buono, sarebbe stato meglio fermarsi e capire cosa fosse cambiato o cosa avesse perso lungo la strada.
In quella e-mail, Gabri le diede un consiglio: per ritrovare quel tocco di verità che metteva nei suoi personaggi, doveva andare in mezzo a loro. Aveva sempre descritto persone in cui tutti potevano riconoscersi, persone vere in storie di fantasia; forse doveva solo ritrovarle.
Le disse di buttarsi in mezzo alla gente, di girare per le strade, di fare passeggiate e di ascoltare e osservare quanto più possibile. Anche un piccolo viaggio sarebbe stato una buona occasione per andare alla scoperta della più varia umanità.
Qualche minuto dopo aver letto quella e-mail, il telefono di Olivia squillò.
Era Gabri che, con tutta la gentilezza di cui era capace, ma anche con decisa fermezza, le ribadì di non mandarle altre storie di quel tipo. Le ricordò quello che le aveva già detto e che non voleva più ripetere: doveva prendersi seriamente una pausa; aveva bisogno di idee nuove, storie nuove e persone nuove. Non aveva idee? Nessun problema: se le idee non andavano da lei, doveva essere lei ad andare da loro.
Olivia le rispose che aveva ragione e che non le avrebbe fatto perdere ulteriore tempo con storie nemmeno degne dell'attenzione di un bambino. La ringraziò per i consigli e le disse che si sarebbe fatta viva solo quando avesse avuto una buona storia, come quelle dei suoi tempi migliori.
Il tempo non le mancava e decise che sarebbe partita, ma il suo sarebbe stato un viaggio diverso.
Si collegò al sito della compagnia ferroviaria e cominciò a spulciare le varie destinazioni, perché aveva un'idea ben precisa in mente.
Trovò quello che faceva per lei: un biglietto di andata e ritorno da Milano a Napoli.
Voleva viaggiare per un'intera giornata per immergersi nelle vite dei viaggiatori dal nord al sud e viceversa. Il prezzo non era proprio economico, ma aveva a disposizione tantissimi punti accumulati con la carta fedeltà e decise di usarli proprio per quell'occasione.
Un veloce controllo della data e dell'ora e via con l'ultimo clic. Arrivò subito l'e-mail di conferma del viaggio: ore 9:10 partenza da Milano Centrale, salvo ritardi o inconvenienti.
Il più era fatto; ora non restava che preparare il suo zainetto con ciò che le sarebbe servito in viaggio. Non sarebbe stato solo un viaggio fisico, ma anche un percorso interiore alla scoperta di sé.
Prese dunque il PC, i caricabatterie, delle salviettine umidificate, i fazzoletti di carta e qualche altro oggetto personale; poi aggiunse chiavi, documenti e qualche banconota, infine la macchina fotografica. Nello zaino, un po' alla rinfusa, buttò anche un paio di barrette ai cereali e una piccola borraccia.
Aveva deciso di partire, ma senza fermarsi in nessun posto. Voleva scoprire quei luoghi osservando e ascoltando le persone, in arrivo o in partenza, dalle stazioni che il treno avrebbe attraversato.
Se non fosse stata troppo timida e se il coraggio glielo avesse permesso, avrebbe anche fatto amicizia per scoprire storie vere di gente vera.
Doveva ritrovare l'ispirazione e doveva farlo senza preconcetti né paranoie.
Olivia finì la colazione e, prima di andare via, comprò un paio di tramezzini per il pranzo.
Si erano fatte le nove meno dieci, era ora di andare in stazione.
Il treno partì puntuale e, una volta a bordo, Olivia si sistemò al suo posto, quello accanto al finestrino. Il respiro cominciò a rallentare e la tensione cominciò a sciogliersi.
I rumori della stazione e il brusio delle voci nella carrozza si affievolivano man mano che il treno cominciava a muoversi. Olivia si tolse il giubbotto di ecopelle nero e lo appoggiò, insieme allo zainetto, sul sedile accanto a lei rimasto vuoto. Aprì il tavolino e ci sistemò il PC e la borraccia, poi si sciolse i capelli, una massa color ebano che fino a quel momento aveva tenuto legata.
Mentre il treno avanzava piano, Olivia appoggiò la fronte al freddo vetro del finestrino, scrutando il panorama caotico e grigio della stazione che si stava lasciando alle spalle.
Con il passare dei chilometri, vide Milano allontanarsi lentamente e i sobborghi della città trasformarsi in campi e colline. Immortalò quelle immagini con la macchina fotografica; sarebbero state un valido supporto ai suoi appunti una volta tornata a casa.
Trovato il tempo di riordinare le idee, cominciò subito ad annotare le prime sensazioni, le emozioni e i volti delle persone che viaggiavano con lei.
Il profumo del primo caffè della macchinetta automatica, che un passeggero stava prendendo, le diede il via per iniziare il suo “diario di bordo”.
Anche se aveva fatto colazione da poco, decise di prendere un caffè al distributore automatico. Il treno era ormai in corsa ed era il momento giusto per vedere che tipo di persone le fossero capitate in questa prima parte del suo viaggio.
Si alzò dal suo posto e si avviò a passo lento, in modo da potersi guardare intorno. Nessuno fece caso a lei, eccetto un bambino che la fissava sorridendo. Quando lei rispose a quel sorriso, il bimbo la salutò.
Davanti alla macchinetta cambiò idea e prese una cioccolata calda; con il bicchiere fumante tornò al suo posto, sempre guardandosi intorno.
Sorseggiò un po' la bevanda, poi, tenendola sempre tra le mani, chiuse gli occhi, cercando di ascoltare attentamente quello che fino a quel momento era stato solo un vocio indistinto. Rimase così per almeno dieci minuti.
Quando riaprì gli occhi, cominciò a buttare giù le prime impressioni e scrisse che non poteva che trovarsi a Milano: l'ambiente era tranquillo e le chiacchiere appena sottovoce.
I più erano lì per lavoro: molti si facevano gli affari propri leggendo un quotidiano o armeggiando con il cellulare, mentre un paio di persone facevano partecipe mezza carrozza delle loro problematiche lavorative.
E proprio questa osservazione le fece venire un'idea: quel viaggio le avrebbe permesso di confermare o sfatare i più classici luoghi comuni legati alle persone e al loro ambiente. Il primo, però, era già stato confermato.
Il tempo passava e, dopo un'oretta, il convoglio era già alla stazione di Reggio Emilia.
Guardando fuori e facendo qualche scatto, Olivia rimase colpita da una ragazza. Probabilmente aveva intorno ai vent'anni, forse era straniera. Il suo zaino era un po' logoro, sembrava aver vissuto più di una vita.
C'erano toppe che raccontavano storie di avventure passate e strappi ancora da sistemare, destinati a raccontarne di nuove.
Quando il treno si fermò, Olivia pregò che la ragazza salisse sulla sua carrozza; sarebbe stata un soggetto perfetto per recuperare le sue svanite doti descrittive.
Qualche minuto dopo le porte automatiche si aprirono e, dietro un signore di mezza età, comparve lei, la ragazza dallo zaino vissuto.
La osservò cercare il suo posto, che si rivelò essere quello accanto a lei, dove aveva posato la giacca e lo zainetto. La ragazza accennò un timido sorriso indicando il sedile e Olivia, scusandosi, lo liberò subito appoggiando le cose di fronte a sé.
Nonostante la sua evidente stanchezza, c'era nei suoi occhi una gran fame di avventura.
Portava i capelli lunghi, raccolti in una coda di cavallo, con qualche ciuffo ribelle a incorniciare il viso; una leggera abbronzatura mitigava le occhiaie appena accennate di giorni passati in viaggio e di notti non sempre comode.
Indossava una maglietta un po' sbiadita degli AC/DC e pantaloni cargo morbidi e pratici, con tante tasche, tali da nasconderci dentro di tutto, anche i segreti.
La ragazza aveva sistemato lo zaino sul posto libero davanti a lei, poi si era seduta accanto a Olivia. Mise le cuffiette e chiuse gli occhi, mentre lentamente il treno ricominciava il suo viaggio.
In quel momento, Olivia ebbe un attimo di invidia, o forse era più ammirazione. Lei a quell'età non sarebbe mai partita alla scoperta del mondo, come stava facendo quella sconosciuta, o almeno era quello che immaginava di lei.
Il rumore ritmico delle rotaie le conciliava la scrittura. Aveva cominciato a descrivere quella ragazza esattamente così come la vedeva; voleva fissare quell'immagine che di sicuro avrebbe fatto capolino in un racconto degno di questo nome.
Il treno era ripartito da nemmeno un quarto d'ora quando iniziò a rallentare di nuovo. Il frastuono metallico si fece sempre più intenso e stridente fin quando il convoglio si arrestò del tutto.
La ragazza aprì gli occhi, si tolse le cuffiette e, girandosi verso Olivia, le chiese: “È successo qualcosa?”
“Non saprei,” rispose Olivia, “forse è solo uno stop tecnico legato al passaggio di un altro treno.” Ad ogni modo, dopo qualche minuto, il viaggio riprese.
Quello fu per Olivia il pretesto per cominciare una conversazione; voleva avere qualche dettaglio in più. La ragazza disse di chiamarsi Elena e di avere 22 anni. Era di un paesino in provincia di Trieste, ma le stava un po' stretto e aveva voglia di vedere il mondo.
Olivia, dal canto suo, le raccontò del suo viaggio senza fermate alla ricerca di ispirazione, del suo blocco creativo e delle troppe aspettative che gli altri avevano nei suoi confronti. Tutto ciò le stava creando una certa ansia.
Elena ascoltò con molta attenzione, avvertendo il disagio di Olivia sia nella voce che nei gesti mentre descriveva quelle sensazioni.
Per infonderle un po' di positività, data dalla sua gioventù, Elena pensò di raccontarle del suo concetto di “viaggio in leggerezza” non solo nel bagaglio, ma anche nelle aspettative. Le offrì i suoi consigli su come vivere quel momento: erano le sue istruzioni per viaggiare e vivere senza pesi eccessivi, non solo in senso fisico ma anche mentale.
Le regole di Elena erano semplici: scegliere esperienze autentiche, così da prendersi il tempo per ascoltare le persone e far tesoro dei loro consigli; abbracciare l’imprevisto come parte del viaggio e della vita (poiché a volte gli imprevisti si rivelano una grande opportunità); infine, godere di ogni piccolo momento del proprio viaggio. Non c'era spazio, per lei, per ansie o preoccupazioni.
Aveva scelto di viaggiare portando solo l’essenziale: un paio di scarpe comode, qualche vestito, una macchina fotografica. Il suo pensiero era che viaggiare fosse come ballare: ogni passo un incontro e ogni incontro un pezzo di vita.
Le raccontò di essere in viaggio da quasi un anno e di aver collezionato momenti e storie memorabili che, una volta tornata a casa, le avrebbero dato una nuova prospettiva sul mondo.
Olivia era quasi ipnotizzata dalla semplicità con cui Elena aveva deciso di affrontare la vita.
Parlarono per mezz'ora, giusto il tempo che il treno arrivasse a Bologna, dove Elena era diretta.
Olivia era tentata di scendere con lei; quella conversazione le aveva aperto la mente, ma poi la ringraziò per le sue parole e per aver condiviso con lei i suoi pensieri: erano stati la miglior terapia da molto tempo a quella parte.
Si salutarono e, poco dopo, il treno lasciò la stazione di Bologna.
Olivia sarebbe scesa volentieri, anche perché aveva la sensazione che i profumi della cucina emiliana fossero concentrati in quella città e non le sarebbe dispiaciuto mangiare qualcosa di tipico; ma lo scalo, per questa volta, non era contemplato.
Olivia continuò a prendere appunti, a fare fotografie, ad osservare e a immaginare la vita di chi saliva e scendeva.
Nessuno dei nuovi passeggeri saliti a Bologna prese il posto di Elena, né gli altri liberi di fronte a lei.
Era un po' delusa perché aveva bisogno di storie e, quindi, di persone, ma la delusione durò poco. Mentre il treno aveva ormai ricominciato la sua corsa, Olivia vide arrivare un'anziana coppia, forse sulla settantina, che battibeccava incurante degli altri passeggeri.
La prima cosa che le venne in mente fu che sembravano Sandra e Raimondo. Lei, con quei grandi occhiali quadrati dalla montatura nera, sbuffava, accusando il marito di aver sbagliato carrozza e di non ascoltarla mai quando parlava. Indossava un elegante cappotto color ruggine e teneva al braccio una borsa firmata un po' consumata dal tempo.
Lui, alto e snello, con un cappello d'altri tempi, una sciarpa a righe e il giornale sotto il braccio, la seguiva sorridendo con affetto e rassegnazione.
I due si sistemarono proprio dietro di lei; non li poteva vedere, ma poteva ascoltarli senza destare sospetti mentre prendeva appunti.
Lei si sedette vicino al finestrino, tenendo la borsa sulle gambe; lui si tolse il cappello, si aggiustò gli occhiali e aprì il giornale.
Le mani della donna cominciarono a cercare qualcosa nella borsa, ricerca a cui seguì un borbottio non ben identificato. Olivia era curiosa e decise di spostarsi momentaneamente sul sedile opposto, così da avere un minimo di vista sulla coppia.
La grande ricerca si era conclusa: la signora aveva estratto un pacchetto di caramelle colorate, che cominciò a mangiare una dopo l'altra. Il marito le disse di non “ingozzarsi” perché li aspettava un bel pranzetto a Firenze. Non l'avesse mai detto! Lei gli lanciò un'occhiataccia e, con il suo delizioso accento fiorentino, gli fece notare che non era stato affatto carino; quando il marito le chiese una caramella, lei gli rispose che per lui non ce n'erano.
A Olivia scappò una risata, ma fece finta di guardare il cellulare per non indispettire la signora.
Il marito sospirò ma non obiettò, continuando la lettura del suo quotidiano.
Poi lei cominciò a chiacchierare, agitando le mani per enfatizzare le sue argomentazioni, mentre il marito annuiva da dietro il giornale. La conversazione della signora, o meglio il monologo, fino a Firenze si sviluppò intorno a questioni quotidiane: la scelta del dessert per la cena con gli amici, il giardino che richiedeva l'attenzione del fido giardiniere e il tempo che sembrava sempre troppo poco per tutto quello che la signora voleva fare.
Ogni tanto si scambiavano occhiate divertite e risatine, come se fossero giovani innamorati. I passeggeri intorno a loro li osservavano con curiosità e tenerezza, attratti dall'energia vivace della donna e dal sorriso complice del marito. Quei battibecchi erano il loro universo fatto di piccole cose, ricordi e affetto. Olivia vide in lei la toscana verace. Il marito, da quel poco che aveva sentito, era sicuramente di Bologna, e l'aveva stupita per la sua pacatezza. Il luogo comune sui toscani e sui bolognesi, in questo caso, era confermato solo a metà.
Il treno era in arrivo alla stazione di Firenze S.M. Novella. Olivia sentì il marito rivolgersi a sua moglie, dicendole che era felice di scendere nella città dove l'aveva conosciuta al tempo del servizio militare e che non vedeva l'ora di riportarla nel piccolo ristorante dove l'aveva chiesta in sposa.
Le disse che era bella come il primo giorno e che senza di lei non poteva stare nemmeno un minuto.
Olivia si commosse, specialmente quando li vide avvicinare i loro volti e scambiarsi un dolcissimo bacio sulle labbra.
I suoi “Sandra e Raimondo” stavano festeggiando il loro anniversario ed erano più belli che mai.
Anche Firenze passò e nessuno dei nuovi viaggiatori attirò l'attenzione di Olivia, che ora si sentiva leggera, come se il peso del mondo fosse rimasto indietro.
Quando il treno raggiunse Roma, un'ondata di vita invase il vagone: persone che parlavano ad alta voce, risate e sfottò. I suoi concittadini erano un po' “caciaroni” e un gruppetto di ragazzi si fece subito riconoscere. Non sapeva dire se lo stereotipo del romano fosse confermabile o meno, perché un gruppo di giovani è sempre, comunque, un bel po' rumoroso. Però, forse forse...
A Roma fu veramente tentata di scendere, di fare una passeggiata in centro e immergersi nel caos che solo una città come la sua era capace di creare. Avrebbe voluto prendere un bel pezzo di pizza al taglio in compagnia dei suoi amici. La sua città le mancava; erano anni ormai che per lavoro si era trasferita a Milano, ma non poteva scendere adesso. Il suo viaggio doveva continuare e il treno ripartì, scivolando verso sud.
Si era fatta l'ora di pranzo e il suo stomaco cominciava a brontolare; tirò fuori i tramezzini comprati la mattina al bar. Aveva già preso moltissimi appunti ed era il momento di rallentare: a pancia piena avrebbe lavorato meglio.
Non mancava molto per arrivare a Napoli e, quando dal finestrino cominciò a vedere il blu del mare che si mescolava al verde della vegetazione, Olivia si sentì avvolta da un senso di pace e di benessere che da tempo non provava più.
Cercò di annotare quelle emozioni e di catturare quel momento, perché erano tutte sensazioni positive che, prima o poi, avrebbe “donato” a qualche personaggio delle sue storie.
Dopo ore di viaggio, il treno rallentò per l'ultima volta: era finalmente giunto a Napoli.
Dal finestrino osservò il viavai frenetico della città partenopea, che già dall'ingresso in stazione era abbastanza caotico. La vita pulsava, ma lei non aveva fretta: non c’erano impegni da rispettare, se non quello di mettere nero su bianco le sue impressioni.
Le porte si aprirono e questa volta scese, ma solo perché il treno di ritorno, che avrebbe preso entro poco più di un'ora e mezza, sarebbe cambiato.
Mentre aspettava sul binario, Olivia si sentì quasi stordita da quell'energia mediterranea. Fece due passi fino ad un rinomato bar fuori dalla stazione: aveva bisogno di sgranchirsi un po' e di prendere un ottimo caffè.
C'era parecchia gente e lei, timida com'era, faticava a districarsi tra la folla. Ma un ragazzo, già al bancone, le fece cenno di avvicinarsi. Si guardò alle spalle, ma ce l'aveva proprio con lei.
Si avvicinò a questo ragazzo, già abbronzato, dai capelli ricci e corvini e dal sorriso luminoso, scoprendo che le aveva già pagato il caffè.
“A una bella ragazza il caffè si offre, non si fa pagare,” le disse facendole l'occhiolino, prima di lasciare il bar e sparire tra la gente.
“È il benvenuto a Napoli,” aggiunse il barista sorridendo.
Olivia arrossì imbarazzata e, a parte ricambiare i sorrisi, non disse una parola.
Sorseggiò quella tazzina di caffè bollente dal sapore intenso, pensando che lo stereotipo della generosità napoletana non poteva che essere confermato: non era solo un luogo comune, ma una bellissima realtà.
Olivia aveva viaggiato senza sosta, senza mai scendere, eppure in quel cammino aveva trovato qualcosa di prezioso: la leggerezza dell'essere, la bellezza del momento presente, del “qui e ora”.
Adesso l'attendeva il viaggio di ritorno, dove forse avrebbe avuto ancora l'opportunità di incontrare persone e imparare qualcosa in più su sé stessa e sugli altri.
Quando il treno ripartì, Olivia si rese conto che il vero viaggio non era stato la destinazione, ma il percorso stesso. Aveva imparato che la sua stessa essenza non risiedeva nei luoghi visitati, ma nelle connessioni umane e nelle esperienze vissute attraverso di esso.
Viaggiare con leggerezza implicava lasciar andare i propri timori e le proprie incertezze, anche nella vita quotidiana e nel lavoro.
E così, con il mare che scintillava fuori dal finestrino, si lasciò cullare da tutta quella moltitudine di pensieri, pronta a scrivere, al suo ritorno, nuovi racconti con tutta la bellezza che aveva ancora negli occhi e nel cuore.
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