Una giornata speciale
Ogni mattina il lago si risveglia lentamente sotto la luce tenue del sole che timidamente appare dietro le montagne. Una leggera foschia vela le sponde ancora assonnate, mentre le acque immobili riflettono le prime sfumature del cielo. Lungo la riva, le case di pietra sembrano emergere dal silenzio della notte stiracchiandosi, e qualche barca, stancamente, comincia già a solcare la superficie del lago, lasciandosi alle spalle una scia appena visibile.
A Brienno, Villa Comitti si affacciava sul paesaggio con la sua mole imponente e le persiane verde scuro. Il giardino era ancora umido di rugiada e, tra gli alberi, il canto degli uccelli annunciava l'arrivo di una nuova giornata.
Elena Comitti era solita spalancare le imposte della sua camera per rivolgere lo sguardo appena verso il lago. Aveva diciotto anni e un animo vivace, curioso, sempre pronto a lasciarsi trasportare dall'immaginazione. Quella mattina, però, la sua allegria aveva una ragione precisa: suo padre stava tornando da Lione.
Alessandro Comitti era partito per un viaggio d'affari legato al commercio della seta, un'attività che negli ultimi anni aveva conosciuto una crescita considerevole. Per Elena, tuttavia, i suoi viaggi non erano mai soltanto questioni di lavoro. Ogni partenza portava con sé l'attesa del ritorno e la certezza che il padre avrebbe trovato il modo di sorprenderla con qualche piccolo dono.
Chiuse per un momento gli occhi, immaginando la carrozza che attraversava il cancello della villa e Alessandro che scendeva per primo, con il suo sorriso rassicurante e le braccia già pronte ad accoglierla. Chissà che cosa le avrebbe portato questa volta.
Forse un nastro di seta dai colori insoliti, un cappello all'ultima moda nuovi e meravigliosi tessuti per un ennesimo abito sfarzoso e colorato oppure un libro francese. Elena amava leggere e, attraverso le pagine, poteva viaggiare con la fantasia in luoghi che non aveva mai visto. Suo padre lo sapeva bene e non mancava mai di incoraggiarla in quella passione.
Non vedeva l'ora di riabbracciarlo e soprattutto non vedeva l’ora di presenziare alla cena in cui tutti avrebbero festeggiato il suo ritorno: sarebbero venuti i Bernasconi, amici di famiglia e commercianti legati ai Comitti da rapporti d'affari. Con loro sarebbe arrivata Lucia, la sua amica più cara e poi sarebbe tornato dal viaggio a Lione anche Lorenzo Rinaldi.
Il commercio della seta stava diventando sempre più impegnativo. I rapporti con altri mercanti, i viaggi, la corrispondenza e le trattative richiedevano tempo e attenzione. Alessandro cominciava a sentire la necessità di avere accanto una persona fidata, capace di assisterlo non soltanto durante gli spostamenti, ma anche nella gestione quotidiana degli affari.
In Lorenzo Rinaldi aveva intravisto quel potenziale.
Per questo aveva deciso di portarlo con sé a Lione e quella sera, dopo cena, avrebbe avuto un'altra occasione per imparare. Alessandro Comitti e Carlo Bernasconi avrebbero discusso degli affari e delle nuove opportunità commerciali, e il giovane avrebbe potuto assistere alla loro conversazione.
Al solo pensiero del giovane, Elena avvertì un piccolo fremito. Lorenzo era un giovane apprendista nel commercio della seta, un ragazzo che Alessandro aveva deciso di prendere sotto la propria ala, riconoscendone l'intelligenza e la serietà. Elena lo conosceva da qualche tempo e, senza averlo mai confessato apertamente, aveva cominciato a guardarlo con occhi diversi e con il cuore palpitante di una giovane alla prima cotta.
Si allontanò dalla finestra con un sorriso. La giornata era appena cominciata e già le sembrava promettere qualcosa di speciale.
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Fin dalle prime ore del mattino, Villa Comitti era in fermento.
I domestici si occupavano delle stanze, la cucina era animata dai preparativi per la cena e nella sala da pranzo venivano sistemati i servizi migliori. Alessandro aveva desiderato organizzare quell'incontro al suo ritorno perché aveva molte novità da raccontare a Carlo Bernasconi.
In mezzo a quel viavai, i due fratelli di Elena, Giulio e Vittorio, sembravano avere un unico obiettivo: rendere la mattinata più movimentata del necessario. Più piccoli di lei, i gemellini erano inseparabili e condividevano la stessa inesauribile curiosità, oltre a una spiccata inclinazione per le marachelle. Quando uno dei due aveva un'idea, l'altro era quasi sempre pronto a seguirlo, anche se nessuno dei due avrebbe mai ammesso di essere stato il primo a cominciare.
Quella mattina, per esempio, avevano deciso che il corridoio del piano superiore fosse il luogo ideale per una gara di velocità. Le loro risate e il rumore dei passi si rincorrevano tra le porte, finché una domestica, intenta a portare della biancheria pulita, non li aveva sorpresi intimando loro di fermarsi. I due si erano arrestati per un istante, scambiandosi uno sguardo complice, prima di dileguarsi nella direzione opposta.
Elena, che li conosceva fin troppo bene, aveva assistito alla scena senza riuscire a trattenere un sorriso. Nonostante le loro continue monellerie, era affezionata a entrambi e spesso finiva per proteggerli dalle conseguenze delle loro imprese. Quel giorno, tuttavia, aveva altri pensieri per la testa e decise di ignorare le loro marachelle.
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Quando nel pomeriggio la carrozza entrò nel cortile della villa, Elena era già in attesa e non appena vide suo padre scendere, gli corse incontro e gli gettò le braccia al collo.
«Finalmente sei tornato!»
Alessandro rise, stringendola a sé.
«Anche tu mi sei mancata, Elena.»
Lei si allontanò appena per guardarlo in viso, come se volesse assicurarsi che fosse davvero lì. Poi il suo sguardo si spostò verso Lorenzo, che stava scendendo dalla carrozza con maggiore compostezza.
«Bentornato, Lorenzo», disse, cercando di nascondere l'emozione.
«Grazie, Elena. È un piacere rivederti.»
Le bastarono quelle poche parole per sentirsi nuovamente impacciata. Avrebbe voluto chiedergli mille cose sul viaggio, ma la presenza dei domestici e il movimento che si era creato nel cortile la trattennero.
Intanto i bagagli venivano scaricati e portati all'interno. Tra le valigie comparvero numerose scatole, alcune grandi, altre più piccole, avvolte con cura.
Elena le osservava con crescente curiosità.
«Padre, hai davvero comprato tutte queste cose?»
«Non tutte per me, naturalmente», rispose lui con aria divertita. «E credo che qualcuna possa interessare soprattutto a te.»
La ragazza non ebbe bisogno di altre spiegazioni.
Poco dopo, nella sua camera, cominciò ad aprire i pacchetti che Alessandro aveva fatto portare al piano superiore. C'erano tessuti di seta morbidi al tatto, dai colori delicati e luminosi, e cappelli eleganti, scelti secondo la moda francese. Elena li esaminava uno dopo l'altro, entusiasta, ringraziando il padre con abbracci e parole che lo facevano sorridere.
Infine Alessandro le porse un libro.
«Questo, invece, è per te.»
Elena lo prese con entrambe le mani e lesse il titolo sulla copertina.
I tre moschettieri, di Alexandre Dumas.
«Padre!»
Sollevò lo sguardo, illuminato dalla gioia.
«Ho pensato che ti sarebbe piaciuto», disse Alessandro. «A Lione se ne parla molto. Mi hanno assicurato che è una lettura avvincente.»
Elena accarezzò la copertina. Aveva già sentito parlare di quel romanzo e l'idea di poterlo leggere in francese la entusiasmava. Per lei, un libro era molto più di un semplice oggetto: era una porta che si apriva su un mondo nuovo.
«Grazie. È bellissimo.»
Alessandro la guardò con tenerezza. Era proprio quello che aveva sperato: vederla felice, con gli occhi pieni di curiosità e il sorriso spontaneo che gli ricordava quanto fosse fortunato ad averla come figlia.
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Mentre Elena continuava a sistemare i suoi regali, Alessandro raggiunse Teresa nella loro camera.
La moglie si stava preparando per la cena. Era una donna riservata, dai modi composti, che raramente lasciava trasparire le proprie emozioni. Alessandro la amava profondamente, anche se da tempo aveva l'impressione di non riuscire più a raggiungerla come avrebbe desiderato ma non aveva mai smesso di cercare piccoli modi per farla sorridere.
Durante il viaggio a Lione, entrando in una bottega, aveva notato un cameo finemente lavorato. La delicatezza dell'incisione e la grazia del profilo femminile gli avevano fatto pensare immediatamente a Teresa. Non aveva avuto dubbi: sarebbe stato il regalo giusto per lei.
Ora le si avvicinò con una piccola custodia tra le mani.
«Ho qualcosa per te.»
Teresa si voltò, sorpresa. Prese la custodia e la aprì.
Per qualche istante rimase a osservare il gioiello senza parlare. Il cameo era elegante, con un profilo femminile scolpito con cura e una montatura raffinata. La luce che entrava dalla finestra ne illuminava delicatamente i contorni.
Poi accadde qualcosa che Alessandro non si aspettava.
Teresa sorrise.
«È bellissimo, Alessandro.»
La sua voce aveva una nota di entusiasmo insolita, quasi fanciullesca. Si avvicinò allo specchio, prese il cameo e lo fissò al vestito, sistemandolo con attenzione. Lo osservò ancora una volta, inclinando appena il capo per ammirarne l'effetto.
«Guarda come sta bene.»
Alessandro le si avvicinò e la guardò attraverso il riflesso dello specchio.
«Sapevo che ti sarebbe piaciuto.»
Non ricordava l'ultima volta in cui l'aveva vista con quel meraviglioso sorriso in volto che gli piaceva tanto. Per un momento gli sembrò che la distanza che spesso avvertiva tra loro si fosse assottigliata, lasciando intravedere la donna di cui si era innamorato.
Le sistemò delicatamente il gioiello e fu felice. Non chiedeva altro: gli bastava sapere di averle procurato un momento di gioia.
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Nella propria camera, Elena stava acconciando meticolosamente i capelli ricci e ribelli quando Lucia Bernasconi arrivò ed entrò spalancando la porta con la confidenza che solo un’amica come lei poteva avere.
«Sei pronta?» domandò entrando senza annunciarsi ma facendosi precedere dal vivo entusiasmo che la contraddistingueva sempre.
«Quasi. Non riesco a domare questa ciocca ribelle!»
«Questo succede perché vuoi sempre essere perfetta mentre i tuoi capelli lo sanno che la perfezione non esiste ed è questo che ti rende tanto bella.»
«Credi davvero?»
«Certo. Perché me lo chiedi?»
Elena abbassò lo sguardo, cercando di non tradirsi. Non voleva confessare a Lucia quanto fosse emozionata all'idea di rivedere Lorenzo. Le sembrava un sentimento troppo fragile per essere esposto alle parole, come se nominarlo potesse renderlo improvvisamente ridicolo.
«Tuo padre è stato via a lungo, questa volta», osservò Lucia.
«Mi è sembrato un tempo interminabile», rispose Elena. «Ma adesso è tornato. E ha portato con sé tante cose interessanti.»
Poco dopo, un domestico annunciò che Lorenzo era pronto e che avrebbe raggiunto le due ragazze nella biblioteca prima della cena.
Elena si sistemò un'ultima volta i capelli e si guardò allo specchio, prese sottobraccio Lucia, anche per farsi coraggio e si incamminarono verso la biblioteca.
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Nella camera degli ospiti, Lorenzo stava terminando di prepararsi.
Il viaggio a Lione era stato per lui un'esperienza importante. Aveva avuto modo di osservare Alessandro al lavoro, di ascoltare conversazioni che fino a quel momento aveva soltanto immaginato e di comprendere quanto impegno richiedesse la gestione di un'attività commerciale in espansione. Non si sentiva ancora all'altezza del compito che Alessandro sembrava volergli affidare, ma era determinato a dimostrargli di meritare la fiducia ricevuta.
Prima di lasciare la stanza, infilò una mano nella tasca della giacca e controllò che il piccolo pacchetto fosse ancora lì.
Durante il viaggio aveva acquistato un segnalibro di seta, semplice e grazioso. Non era costato molto, ma gli era sembrato un pensiero adatto. Aveva esitato prima di comprarlo, domandandosi se fosse troppo poco, poi aveva deciso che era meglio un dono modesto scelto con cura che qualcosa di più costoso e impersonale.
Quando raggiunse Elena e Lucia, le salutò cordialmente.
«Buonasera.»
«Buonasera, Lorenzo», rispose Lucia.
Elena gli sorrise.
«Com'è andato il viaggio?»
«Molto bene, grazie. Ho imparato parecchie cose. Il signor Comitti ha avuto la pazienza di spiegarmi molti aspetti del commercio che ancora non conoscevo.»
Elena lo ascoltava con attenzione. Avrebbe voluto che continuasse a parlare, che le raccontasse ogni dettaglio, ma Lorenzo sembrava impaziente.
Tirò fuori un piccolo pacchetto e porgendolo disse timidamente: «Ho visto questo durante il viaggio e ho pensato che potesse piacerti.» e nello stupore generale stava porgendo il piccolo involucro a Lucia.
Lucia lo prese, sorpresa, e lo aprì. Quando vide il segnalibro di seta, il suo volto si illuminò di un sorriso gentile.
«È davvero bello, Lorenzo. Ti ringrazio, è un pensiero molto gentile.»
Lo osservò ancora per qualche istante, apprezzandone la delicatezza, poi lo ripose con cura. Non si mostrò fredda, ma nemmeno particolarmente emozionata. Per lei era un gesto carino, nulla che richiedesse una risposta più impegnativa.
Elena, invece, aveva smesso di sorridere per un istante.
Aveva immaginato quel momento in tanti modi diversi. Non si aspettava certo un regalo importante, eppure una piccola parte di lei aveva sperato che Lorenzo, durante il viaggio, avesse pensato a lei.
Si rimproverò immediatamente per quel pensiero. Lorenzo non le aveva mai promesso niente, non le aveva mai fatto credere di essere innamorato di lei. Era stata Elena, da sola, a costruire aspettative che forse non avevano alcun fondamento.
«È ora di scendere», disse Lucia, ignara del turbamento dell'amica.
Elena annuì e si ricompose.
«Sì, andiamo.»
Si avviò verso la porta con il sorriso sulle labbra, ma dentro di sé sentiva già il peso di una delusione che non avrebbe saputo confessare a nessuno.
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La cena si svolse nella sala da pranzo di Villa Comitti, illuminata dalla luce calda delle candele che si rifletteva sulle stoviglie e sui bicchieri di cristallo. La tavola era stata preparata con cura e i domestici servivano le portate mentre, tra un piatto e l'altro, la conversazione procedeva piacevolmente.
Il ritorno di Alessandro da Lione era l'argomento che suscitava maggiore curiosità. Anche Vittoria Bernasconi, solitamente attenta alle questioni mondane e alle novità della città, desiderava conoscere qualcosa di più del viaggio.
«Ditemi, Alessandro, com'è Lione in questo periodo?» domandò, mentre un domestico versava il vino nei bicchieri. «Ho sentito dire che sia una città molto elegante, ma non ho mai avuto occasione di visitarla.»
«È una città vivace, Vittoria. C'è un movimento continuo, soprattutto nei quartieri dove si concentrano le attività commerciali. Le strade sono frequentate da mercanti provenienti da diverse parti d'Europa e si ha quasi l'impressione che ogni giorno ci sia qualcosa di nuovo da scoprire.»
Alessandro cominciò a raccontare di alcune botteghe visitate durante il soggiorno, dei tessuti esposti nelle vetrine e dell'abilità degli artigiani. Spiegò che il commercio della seta stava diventando sempre più ampio e che, per chi lavorava in quel settore, era importante conoscere non soltanto i mercati, ma anche i gusti delle persone e le nuove tendenze.
«È proprio questo che rende interessante il mio lavoro», disse. «Non basta acquistare una stoffa di buona qualità. Bisogna capire a chi proporla, conoscere chi la produce e saper riconoscere le occasioni giuste.»
Carlo annuì, mostrando di condividere quelle considerazioni, ma senza trasformare la cena in una discussione d'affari. C'erano tempo e luogo per approfondire gli aspetti più pratici; quella sera, invece, era piacevole ascoltare i racconti del viaggio e condividere qualche curiosità.
Anche Teresa, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio, rivolse al marito una domanda.
«E hai trovato tutto ciò che cercavi?»
Alessandro si voltò verso di lei. Per un istante il suo sguardo si addolcì, come se fosse felice che la moglie si interessasse al suo viaggio.
«Non tutto, ma abbastanza da tornare soddisfatto. Ci sono ancora diverse cose da organizzare e credo che nei prossimi mesi dovrò viaggiare di nuovo.»
«Spero almeno che i vostri viaggi continuino a portare regali così belli», commentò Elena che aveva già avuto occasione di parlare del libro di cui era entusiasta. «La prossima volta dovrai portarmi con te. Vorrei vedere tutte quelle botteghe e scegliere personalmente qualche libro.»
«E chi si occuperebbe della vita mondana qui a Brienno mentre tu saresti impegnata a visitare librerie e negozi?» le domandò Alessandro, fingendosi severo.
La risposta divertì gli ospiti e la conversazione proseguì tra racconti, domande e qualche battuta. Lorenzo, seduto accanto ad Alessandro, interveniva di tanto in tanto per aggiungere qualche dettaglio del viaggio. Raccontava con discrezione ciò che lo aveva colpito, mostrando l'entusiasmo di chi aveva avuto l'opportunità di imparare tutto da vicino.
Quando la cena volse al termine, Alessandro e Carlo si scambiarono uno sguardo d'intesa.
«Se sei d'accordo, Carlo, potremmo ritirarci un momento nello studio», propose Alessandro. «Ci sono alcune notizie che vorrei approfondire con te, prima che la serata finisca.»
«Certamente. Sarà un piacere.»
Alessandro si rivolse quindi a Lorenzo.
«Vieni anche tu. Potrai raccontarci quello che hai osservato durante il viaggio e ascoltare qualche considerazione che potrebbe esserti utile.»
Il giovane si alzò prontamente, lieto di essere coinvolto.
Mentre i tre uomini lasciavano la sala da pranzo per proseguire la conversazione in privato, le donne rimasero insieme. La conversazione si spostò gradualmente verso gli appuntamenti della stagione e le famiglie della città, fino a quando Lucia accennò all'invito ricevuto dai Torriani Della Torre.
«Abbiamo ricevuto un invito davvero interessante», disse. «I Torriani Della Torre organizzano un ballo in occasione della presentazione in società di Caterina. Mia madre dice che sarà una serata molto elegante.»
Elena sollevò il capo.
«Un ballo?»
«Sì. A quanto pare, ci saranno molte famiglie della città.»
«Che meraviglia!» esclamò. «Dev'essere bellissimo.»
Poi si rivolse alla madre.
«Anche noi abbiamo ricevuto l'invito, vero?»
Teresa annuì appena.
«Sì, è arrivato qualche giorno fa.»
Elena attese, convinta che la madre avrebbe aggiunto qualcosa, magari che avrebbero scelto insieme gli abiti o che avrebbero partecipato con piacere.
Ma Teresa si limitò a dire:
«Non so ancora se andremo.»
Il sorriso di Elena si spense.
«Come sarebbe a dire?»
Si accorse subito di aver parlato con troppa impazienza e cercò di correggersi.
«Voglio dire… perché non dovremmo andare?»
Teresa la guardò, senza mostrare particolare emozione.
«Non ho ancora deciso, Elena. Vedremo.»
Avrebbe voluto protestare, insistere, chiedere almeno una spiegazione. Ma Lucia era accanto a lei e Vittoria stava ancora conversando.
Abbassò lo sguardo e cercò di riprendere la conversazione.
Quella sera non voleva essere triste. Voleva soltanto andare a quel ballo.
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Quando gli ospiti si congedarono, la villa tornò lentamente al silenzio.
Elena salutò Lucia con affetto, cercando di non lasciar trapelare il turbamento della serata. Le due amiche si diedero appuntamento per rivedersi presto, senza tornare sull'argomento del ballo.
Rimasta sola, Elena salì nella propria camera. Il libro che suo padre le aveva regalato era ancora sul tavolo, accanto alle scatole dei tessuti e dei cappelli. Lo prese tra le mani e ne sfiorò la copertina, cercando conforto in quella piccola gioia.
La giornata le aveva portato il ritorno tanto atteso di Alessandro, regali meravigliosi e un nuovo romanzo da leggere. Eppure, nel cuore, restava una punta di amarezza.
Lorenzo non aveva pensato a lei ma a Lucia e sua madre non sembrava comprendere quanto desiderasse partecipare a quel ballo.
Erano soltanto piccole delusioni, forse potevano sembrare persino sciocche. Ma a diciotto anni, quando il mondo è pieno di possibilità e ogni emozione appare assoluta, anche un gesto mancato può lasciare un segno profondo.
Elena si avvicinò alla finestra. Fuori, il lago era ormai scuro e le luci delle case lungo la riva si riflettevano nell'acqua. Le montagne erano diventate sagome indistinte contro il cielo della sera.
Pensò al ballo dei Torriani Della Torre e cercò di immaginare come sarebbe stato: si figurò le sale illuminate, la musica, gli abiti eleganti e le coppie che si muovevano al ritmo delle danze. Aveva sempre desiderato partecipare a una serata simile, un'occasione per conoscere persone nuove e uscire, almeno per qualche ora, dalla routine della villa.
Non sapeva ancora se avrebbe partecipato, ma il desiderio non si era spento.
Quello che non poteva immaginare era che quell'invito avrebbe segnato l'inizio di una nuova fase della sua vita e che tra quelle sale e quelle persone, avrebbe incontrato qualcuno destinato a cambiare il suo futuro.
La notte avvolse lentamente Villa Comitti. Il lago tornò silenzioso e le finestre della casa si spensero una dopo l'altra.
Nella camera di Teresa, il cameo riposava sul vestito che lei aveva indossato per la cena. Un piccolo gioiello, scelto da un marito innamorato, destinato a sopravvivere ai suoi proprietari e a custodire, senza saperlo, un segreto che il tempo non sarebbe riuscito a cancellare.
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