Storia · capitolo 27

27

Sette gatti e una ragazza sul divano di Taisida

3 novembre 2024

— Dana, come stai?

— Buongiorno, Oleksandr Serhijovyč. Come sto… Mi sono presa un raffreddore, credo. O magari è qualche infezione… Non lo so.

— Vuoi che venga da te?

— Ma no, non si preoccupi. Ho tutto quello che mi serve. Resterò a casa qualche giorno. E se anche mi mancasse qualcosa, posso sempre ordinarla. I medici le hanno raccomandato di fare attenzione. Anche un’influenza potrebbe essere rischiosa. Quindi si riguardi… Come sta Soletta? E i micetti?

— Hanno già aperto gli occhietti. Sono così carini! Anche il papà era rosso, perciò sono tutti come fiammelle! Solo che i maschietti hanno il pelo corto, mentre la femminuccia è tutta soffice. Altrimenti sarebbe stato difficile distinguerli…

*****

Dana terminò la chiamata e fu scossa da un colpo di tosse. Ma perché stava così male? Non sembrava nemmeno avere la febbre, eppure le faceva male tutto, come se avesse quasi quaranta di febbre… E le faceva male la testa.

Si sistemò sotto il plaid, avvolgendosi fino al collo. Che freddo…

Di nuovo esplosioni da qualche parte lì vicino… Andare in seminterrato? No. Non aveva la forza… Aspid, vieni qui, tu sei il più caldo…

Se Stas fosse stato lì, l’avrebbe già trascinata giù a forza…

5 novembre 2024

La tosse le squassava il petto e ormai non le faceva male solo la testa: le faceva male tutto quanto. Doveva mangiare qualcosa… Ma non c’era niente di pronto e mettersi ad alzarsi e cucinare… No, grazie. Avrebbe fatto senza. Doveva solo dar da mangiare ai gatti…

*****

La gola bruciava e il braccio continuava a fargli male. Maledetto guaritore da strapazzo! Probabilmente aveva rimesso male qualcosa. Perché non era ancora guarito come si deve?

Fuori dalla finestra pioveva a dirotto. Il tetto perdeva e i termosifoni erano appena tiepidi… E come se non bastasse, era saltata di nuovo la corrente. Pazienza. Se domani l’avessero pagato, finalmente avrebbe potuto togliersi da quella topaia. Era stufo marcio! E poi era rimasto lì anche troppo a lungo… Se avessero scoperto che era lì… No, doveva andarsene.

Vediamo se almeno il cellulare prende… Oh, due tacche su quattro… Meglio di niente. Si caricherà? Dai… Dai… 86%… 92%… Ecco! Meno male che a suo tempo aveva copiato tutto su un nuovo account pulito… Altrimenti non gli sarebbe rimasto nemmeno quello.

La voce morbida, un po’ roca, della sua micetta intonava:

— À Paris

Quand un amour fleurit

Ça fait pendant des semaines

Deux cœurs qui se sourient…

(A Parigi,

quando sboccia l’amore,

per settimane intere

due cuori si sorridono…)

11 novembre 2024

Finalmente il raffreddore era passato, ma le forze non erano ancora tornate. Si costringeva a mangiare, a fatica, e beveva di più. Assaporava quel cioccolato amaro a pezzettini minuscoli, ma era finito troppo presto… Peccato non averne altro.

I gatti dormivano offesi in seminterrato. Ma che razza di padrona era capitata loro? Se ne stava sdraiata, non mangiava e non dava loro da mangiare in orario. Solo a Biancaneve non importava nulla: anche sul divano stava benissimo. Gli altri, invece, facevano come gli pareva.

13 novembre 2024

Il relatore della tesi l’aveva chiamata per dirle che, tenuto conto della sua situazione e degli accordi presi in precedenza, il dipartimento era disposto a farle discutere la tesi il 3 gennaio. Doveva accelerare con la preparazione dei documenti.

Va bene… Ma dove avrebbe trovato le forze?

E voi, traditori pelosi, non crediate che me ne dimenticherò! Quando stavo davvero male, ve ne stavate nascosti in seminterrato, e adesso, guarda un po’, siete tutti usciti e volete stare in braccio… E invece no! Devo lavorare. Se ci fosse Stas, vi sistemerebbe lui…

Stas…

14 novembre 2024

Era passato il colonnello. Si era spaventato vedendola in quello stato e aveva continuato a rimproverarla a lungo perché non aveva chiesto aiuto. Aveva imprecato, dicendo che Stas l’avrebbe rimproverata ancora più duramente. Magari l’avesse rimproverata… Magari le avesse urlato contro e l’avesse scossa per le spalle, purché fosse lì…

*****

Il treno andava piano e si fermava a ogni piè sospinto. E che cosa vi aspettavate? Non era un espresso ad alta velocità, ma un dannato treno suburbano russo. L’autobus, però, era ancora peggio. Puzzava pure di gasolio. Anche se… Qui non era certo meglio. L’aria era irrespirabile, e in più c’era una puzza tremenda di alcol. Levati di torno, stronzo, che diavolo ti piazzi proprio accanto a me?

Oh, cazzo… Controllo dei documenti… Passerà? Adesso il passaporto è peggio che non averlo. Se hanno preso uno dei ragazzi, quel cognome ormai sarà sul tablet di ogni poliziotto. Dovrebbe buttarlo via… Ma senza non può proprio fare niente.

17 novembre 2024

Peste era sparita! Come aveva fatto a sgattaiolare fuori?! Erano venuti a portare la spesa, lei gironzolava tra i piedi e miagolava per il fegato che c’era nel sacchetto… E poi? Dio mio, dove doveva cercarla?!

Toglietevi dai piedi, marmocchi! Invece di badare alla vostra mamma, adesso ve la prendete con me e miagolate a squarciagola? Arrivo subito!

18 novembre 2024

Peste! Sei proprio una peste! Ma dove diavolo sei stata, disgraziata mia?! Sei tutta sporca, e e qualcuno ti ha anche riempita di botte… E adesso salti sul divano con quelle zampe?! Forza, subito a lavarti!

Che cosa avrei detto a Stas se fossi sparita per sempre? Brutta peste che non sei altro… Non soffiarmi! Ehi… Ma che fai, tiri fuori gli artigli?! 

Dov’è lui… Basta, smettila di piangere. Piangere non serve a niente! 

1 dicembre 2024

La data della discussione della tesi era stata confermata. La tesi era pronta, tutti i voti erano stati registrati da tempo, non aveva più debiti formativi… Ora non restava che aspettare. Accidenti… Sarebbe stato meglio avere qualcosa di urgente da fare, perché adesso che cosa poteva fare? Cercarsi qualche incarico da sola? Probabilmente sì… Quel silenzio in casa era così opprimente…

E poi i gatti mangiavano come se non ci fosse un domani. E va bene Aspid, o i cuccioli di Peste. Ma lei perché mangiava così tanto? Di solito aveva sempre avuto un appetito moderato…

*****

Ma porca miseria… Come? Ma come hanno fatto a sfilarmi il portafoglio? Accidenti… E quando? Solo su quell’autobus, forse… Non c’erano stati altri posti dove la gente fosse così vicina. E adesso, cazzo, doveva ricominciare da zero a cercare lavoro! E non poteva nemmeno fermarsi, sembrava che gli fossero già alle calcagna… E ora non aveva più nemmeno quel passaporto falso…

La piastrina! Uff… È al suo posto… Se gli avessero rubato anche quella… Brava, micetta, questa catenina non si sfila tanto facilmente: ci vogliono le tronchesi…

7 dicembre 2024

Meno male che esistevano i siti per freelance! Di lavoro ce n’era un sacco, ma proprio quando non serviva. Quando invece ne aveva bisogno, tutti i clienti sparivano come d’incanto… Pazienza. Adesso ne aveva abbastanza da tirare avanti fino a Capodanno. Bene, allora si lavora. Al lavoro, Dana, invece di stare ancora una volta a fissare la foto di Stas!

12 dicembre 2024

Ahi, Peste! Perché sei così cattiva? Volevo solo accarezzarti e tu mi mordi. Ma va’ al diavolo… E non ti apro la porta della camera da letto, non hai niente da fare lì! Vai giù in seminterrato. E se hai voglia di litigare con qualcuno, educa i tuoi figli! Oppure vai a soffiare contro Canaglia, ma lascia stare me!

15 dicembre 2024

Ma quanto siete diventati ingordi… A dieta! Mi farete fallire! Ma quanto mangiate? Spendo per il vostro cibo il doppio di quello che spendo per me!

A proposito… Dovrei prepararmi qualcosa. O lasciamo perdere?... Ho del formaggio, ci sono le mele… Non lo faccio. Non ne ho voglia!

*****

Finalmente! Si poteva ripartire… Ma quanto diavolo ci avrebbe messo ancora ad arrivare al confine? A casa ormai lo davano sicuramente per morto… Eh, micetta… Tu almeno non ti sei dimenticata di me?

23 dicembre 2024

Peste, ma non ti avevo messa a dieta? Perché sei così rotonda? Tutti gli altri sono normali… Non è che hai i vermi? Vediamo un po’… Forza, entra nel trasportino! Muoviti, ho detto! E non metterti a soffiare! Andiamo!

*****

Peste, brutta peste… Sei andata in giro a fare gattini, eh? I ragazzi li abbiamo castrati in tempo, ma avrei dovuto sterilizzare anche te insieme a loro…

E dove li metto adesso i gattini? Che bella sorpresa… Proprio quando meno me l’aspettavo!

25 dicembre 2024

Le campane di Natale di una chiesa poco lontana la svegliarono al momento giusto. Di nuovo quell’incubo… Ma quanto ancora? Sempre la stessa storia. Una foresta buia, un’esplosione, le fiamme che illuminano i tronchi e il fogliame diradato, qualcuno che grida… Un incendio da qualche parte oltre gli alberi e quella sensazione di disperazione… Oggi era persino peggio del solito. Forse perché nel sonno aveva sentito un altro bombardamento.

*****

Era tornata da quell’ufficiale. Lui l’aveva guardata con compassione, ma le aveva ripetuto la stessa cosa: non poteva fornirle informazioni. E intanto scuoteva la testa. Non c’era niente… Gli aveva fatto gli auguri per il nuovo anno e per il Natale, poi era tornata a casa.

*****

Aveva chiamato Carozza. Aveva scherzato, raccontato di Mykolaïv, di Odessa, del mare… Se non si fossero sentite esplosioni anche lì, forse gli avrebbe creduto… Di Stas, niente.

31 dicembre 2024

Aveva fatto tutte le spese, ma non aveva nessuna voglia di festeggiare. L’anno prima era stato diverso… Allora Stas l’aveva chiamata, ma oggi… Oggi era tutto tranquillo, eppure avrebbe quasi preferito sentire gli spari… Oh, no, stupida! Ma che cosa vai a dire?!

Peste, piccola mia, come stai? Canaglia, lasciala stare! È una signora incinta, lei! E voi altri… Basta, la pacchia è finita. Presto nasceranno dei concorrenti!

*****

Verso sera avevano chiamato sia il colonnello sia Carozza, e anche Max. La madre di Max le aveva fatto gli auguri, invitandola persino ad andare da loro. Ma no… Non aveva voglia di andare da nessuna parte. Meno male che aveva smesso di chiederle che cosa non le piacesse del suo Max.

*****

Questa volta il salmone  era venuto un po’ asciutto. Dana era riuscita a mandare giù a malapena un boccone, il resto l’aveva dato ai gatti. Beh, almeno loro si godono la cena. Meglio mangiare un mandarino.

*****

Capodanno, maledetto! Non gli era mai capitato di festeggiarlo così… In un magazzino abbandonato, in mezzo a cianfrusaglie, da solo… E come cibo aveva soltanto quei dannati noodles istantanei Rollton. Bleah, che schifo! Ci vorrebbero delle crespelle… O il borsc di Dana… O delle salsicce… Anzi, meglio tutto insieme, e pure del lardo!

Più di quattrocento chilometri ancora al confine… Cazzo…Ne aveva le palle piene! 

Ce l’avrebbe fatta? Anche se… nemmeno là era sicuro.

La connessione era così debole che i video non si caricavano proprio. L’audio… Be’, proviamo… No. Accidenti… E le foto? Sì!!!

Micetta… Quanto mi sei mancata…

3 gennaio 2025

La discussione della tesi si era svolta con una normalità quasi sorprendente. In un altro momento si sarebbe agitata, sarebbe stata nervosa… Invece niente. Solo indifferenza e la consapevolezza che doveva finalmente portare a termine quella cosa. Anche i complimenti e le congratulazioni le erano scivolati addosso.

Dopo la discussione le si era avvicinato lo stesso uomo che in estate le aveva proposto un contratto. L’aveva mandato gentilmente al diavolo. Dopo che Stas le aveva mostrato tutte quelle trappole nascoste nel documento, ci mancava solo che si mettesse a fare affari con loro. Che cercassero altri ingenui.

Non aveva ancora un lavoro fisso? E chissenefrega. Il freelance era una gran cosa. Guadagnava abbastanza, non doveva andare in ufficio… Che altro poteva volere?

*****

A casa i gatti la accolsero con una scenata: era uscita alle sette del mattino e tornava soltanto alle sei di sera. Arrivo, arrivo! Vi do da mangiare subito, ingordi che non siete altro! Peste, e tu come stai? Oh, guarda… si muovono già… Dai, fammi accarezzare la pancia.

*****

Maledetti treni suburbani! Prima in Russia, adesso in Kazakistan… E sempre la stessa storia: rumorosi, sporchi, puzzolenti, con dei vicini da ammazzare… E almeno si potesse scendere. Macché…

Aveva attraversato il confine di notte. Buio, cielo coperto, tormenta di neve. Proprio quello che ci voleva. Con quel tempo, le guardie di frontiera probabilmente se ne stavano rintanate al caldo nei loro posti di guardia. Maledetti… Be’, ormai Astana non era lontana. Purché riuscisse ad arrivare al consolato senza problemi… Lì sarebbe stato più facile. L’importante era che non gli si rimettessero alle calcagna…

Oh, qui almeno la connessione funziona bene. Dove sono i miei file? 

Dai, micetta, cantami qualcosa… Ormai manca poco…

— Leise flehen meine Lieder
Durch die Nacht zu dir;
In den stillen Hain hernieder,
Liebchen, komm zu mir!

6 gennaio 2025

La mattina era grigia e ventosa… Gennaio, maledizione. Dana tornava dal negozio, avvolta nella sciarpa. Non faceva nemmeno così freddo, eppure il vento penetrava fin nelle ossa…

Avrebbe potuto ordinare la spesa, ma per qualche motivo le era venuta voglia di fare due passi. In casa le pareti le stavano strette… Aveva finito il lavoro e per il momento non le andava di accettare altri incarichi. Era un po’ apatica… L’unica consolazione era che già il giorno prima aveva aiutato il colonnello a trovare una buona famiglia per l’ultimo gattino di Soletta. Adesso la micia rossa avrebbe finalmente tirato un sospiro di sollievo, perché i piccoli le avevano succhiato tutte le energie. Non cercava nemmeno più i gattini, aveva solo mangiato a sazietà, si era sdraiata e, con tutta l’espressione del musetto, aveva fatto capire: lasciatemi tutti immediatamente in pace! Sono in vacanza!

*****

Ad Astana faceva freddo, la vecchia giacca non scaldava quasi per niente. Accidenti al vento… E che cosa pretendeva? Era la steppa… Dov’era quel maledetto consolato?!

Oh, guarda… E questo qua chi è? 

*****

— Buongiorno, ha un appuntamento?

— No.

— Allora…

— Un momento, signore — disse Stas in ucraino.

L’impiegato del consolato, che stava già per chiudere lo sportello — si avvicinava l’ora di pranzo — sobbalzò e si voltò verso Stas.

— Che cosa?..

— Sono un cittadino ucraino e ho bisogno della protezione e dell’assistenza di un consolato.

*****

Ma che vi venga un colpo!!! Che volete, che vi mostri anche il culo?! Ho il numero e la serie del passaporto, il codice fiscale, il numero della patente, il tesserino militare, il numero della carta bancaria, persino le vostre dannate impronte digitali! Che altro volete, burocrati del cazzo?
Dove diavolo li trovo, quei maledetti documenti? Sono rimasti in Ucraina, porca miseria!

E tutti i miei conoscenti sono là! E anche il telefono! Ma porca puttana, datemi almeno qualcosa, voglio tornare a casa! La mia micetta mi aspetta!

O almeno, dovrebbe…

*****

— Signor Palyvoda, si rende conto che, sulla base dei dati che ci ha fornito, dobbiamo inoltrare una richiesta di verifica?

— Quanto tempo ci vorrà?

— Dipende da quanto ci metteranno a rispondere. Ma non più di trenta giorni di calendario.

— Cazzo… Non si può fare prima? Senta, sono partito dall’Ucraina il 3 settembre. Da allora non ho più avuto modo di mettermi in contatto con nessuno! A quest’ora mi avranno già dato per morto…

— Capisco, ma…

— E se qualcuno confermasse la mia identità?

— In che modo?

— Ricordo il numero di telefono del mio comandante diretto. Il tenente colonnello delle Forze per le operazioni speciali Oleksandr Horbach. Chiamatelo. Come minimo, la verifica andrà molto più veloce!

*****

— Pronto, signor tenente colonnello? La chiamo dal consolato ucraino di Astana. Si è presentata da noi una persona che dichiara di essere un cittadino ucraino, un suo subordinato, Stani…

— Palyvoda?!!

10 gennaio 2025

Peste diventava sempre più rotonda. Aveva il pelo tutto gonfio e soffice, finalmente si era addolcita, mangiava per tre e gironzolava per casa con aria beata. Gli altri gatti annusavano cautamente l’aria e sembravano non capire che cosa stesse succedendo.

E quella peste con la coda approfittava alla grande della sua condizione. Una volta chiedeva un po’ di pollo della zuppa, un’altra si spaparanzava sulle ginocchia e offriva la sua pancetta rotonda: «Dai, grattami!», un’altra ancora mollava una coda in faccia ad Aspid mentre gli passava accanto, poi lo guardava con aria furbetta, come a dire: e tu che cosa mi fai? La padrona adesso mi difende!

Ma guarda un po’…

A Stas sarebbe… A Stas sarebbe piaciuto. Ma dov’era finito…

*****

Dopo la sfuriata di Horbach, la pratica finalmente si sbloccò. La macchina burocratica si mise in moto e vennero contattati tutti, fino al generale. Ora non restava che aspettare la conferma ufficiale. Be’, almeno non avrebbe dovuto passare un’altra notte per strada… I soldi dall’Ucraina erano arrivati all’istante: poteva andare in albergo. Sarebbe stato meglio aspettare al consolato, ma quei bastardi non glielo permettevano!

14 gennaio 2025

Il nuovo incarico era arrivato proprio al momento giusto. Dana stava già impazzendo per la noiosa monotonia delle giornate. Gatti, gatti, gatti… Ogni tanto il supermercato, una o due telefonate del colonnello. Una volta aveva chiamato Max. Le aveva chiesto con cautela come stesse… L’aveva invitata a casa loro… Ma figurarsi…

Peste avrebbe partorito presto. Forse entro una settimana, dieci giorni al massimo… Aveva continuato a prepararsi il nido nella camera da letto di Stas, così Dana aveva dovuto cedere e metterci una grossa scatola. E impedire a tutto il branco di entrarci, perché per qualche motivo avevano deciso che quella scatola fosse proprio per loro. Ne avevano già distrutta una, perché ci si erano infilati tutti e sei. Ma come avevano fatto a starci dentro?!

*****

Ma porca puttana! Finalmente!

Il «passaporto bianco» glielo avevano rilasciato nel giro di un’ora da quando era arrivata la conferma. Meno male che c’erano ancora posti sul volo per Istanbul. Ma porca miseria, solo in business class… Be’, magari adesso quei bastardi lo avrebbero lasciato in pace.

Chissenefrega. A casa!!!

15 gennaio 2025

Ecco… Tutto? Sì, sembra tutto a posto. Invio.

Pestina, come stai? E perché miagoli? Hai di nuovo fame? Arrivo.

*****

L’aeroporto di Astana era un brulicare di gente e movimento. Il volo per Istanbul era piuttosto frequentato, era un miracolo essere riuscito a trovare un biglietto all’ultimo momento! C’era ancora posto sull’autobus da Istanbul a Odessa… Bene. E anche sul treno Odessa-Kharkiv. Qui aveva dovuto prenotare un posto militare tramite Esercito+, perché non c’erano più posti normali. Chissenefrega, si sarebbe sistemato anche sul portabagagli! A casa!

Horbach aveva continuato a sbraitare qualcosa del tipo: «Torna immediatamente al reparto, disgraziato!». Col cavolo! Prima Kharkiv.

Meno male che, dopotutto, il tenente colonnello era una persona ragionevole. Con un altro non sarebbe riuscito a mettersi d’accordo così…

Micetta, arrivo presto, resisti!

O doveva chiamarla già adesso?… Cazzo, e se…

No.

*****

Istanbul, finalmente… Ma l’autobus partiva solo alle sei del mattino. Porca puttana… Un albergo? Ma vaffanculo! Meglio girare un po’ per la città e poi andare alla stazione degli autobus. Magari avrebbe trovato qualcosa di interessante per la micetta… Oh, doveva comprarle dei dolci turchi! Come si chiamavano… lokum, o qualcosa del genere? Okay, Google, dove si vendono da queste parti?…

*****

Bastardo… Perché mi stai sempre alle calcagna? Dai, vediamo… Almeno tu hai mai avuto una cucciolata? 

16 gennaio 2025

I gatti erano di nuovo scatenati. E Dana stava impazzendo per le loro bravate. Per poco non rovesciavano il tavolo, quei birbanti! E a capeggiare la banda, ancora una volta, c’era Primo… Peste, invece, se ne stava sdraiata sul divano, quella peste, e osservava tutto quel casino con l’aria di una regina. Oh, cavolo… 

*****

Sull’autobus Stas era crollato quasi subito. Si era svegliato solo al confine con la Bulgaria. Poi di nuovo a quello rumeno, quindi a quello moldavo. E infine al confine ucraino. Quasi a casa…

17 gennaio 2025

Quella mattina Peste era inquieta: miagolava e si infilava ora nell’armadio, ora sotto il divano, ora sotto il tavolo. Anche l’appetito scarseggiava. Era arrivato il momento?…Il veterinario aveva detto che era possibile e le aveva consigliato di starle vicino, accarezzarla se voleva e non darle cibi pesanti. Va bene…

*****

Era salito sul treno Odessa-Kharkiv con una strana sensazione. Era già in Ucraina e in meno di ventiquattr’ore sarebbe stato a Kharkiv… Sembrava che nessuno gli stesse più alle calcagna. Eppure era inquieto.

Sull’autobus aveva dormito abbastanza, ma adesso non riusciva più ad addormentarsi come si deve.

Micetta…

Quattro mesi… Come stai? Sarai stata in pensiero… Magari avrai persino pianto. Anzi, che dico, magari… Quasi sicuramente. Purché tu non abbia smesso di mangiare di nuovo…

Stas si accarezzò come al solito la piastrina. Una gattina incisa, con gli occhi verdi, così simile a Dana… Ci aveva messo un sacco a trovare le fotografie giuste, aveva fatto impazzire il ragazzo che aveva realizzato il modello… E la piccola, a quanto pare, non aveva nemmeno capito che quello era il suo ritratto. Solo in versione felina…

Chiamarla? Adesso era sicuro… Ma se non lo fosse stato? E poi… Era già sera… Fino al mattino si sarebbe tormentato a tal punto che…

No. A casa.


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