Storia · capitolo 1

Capitolo 1

Alexis di Maddalena Colamedici

Prologo

Il mio respiro è così affannato che mi sembra di star per morire. Provo a non far rumore ma il petto continua a dolermi, nonostante i miei sforzi di tranquillizzarmi. Fortunatamente non sono io quello che sta’ morendo. Lui è lì, di fronte a me e io come ogni volta che lo guardo penso a quanto sia bello, a quanto io lo ami. Che cosa ridicola. Insensata. Stupida. Anche lui ha il respiro affannoso. Mi arriva il suo fiato sul collo. Distrae un poco. Lui prova ad allontanarmi. Mi prende per le spalle e cerca di respingermi con fatica ma non ci riesce. Riesco facilmente ad immobilizzarlo di nuovo. Prendo in mano il suo coltello. Lui sta sudando freddo. Gli tremano le gambe. Sono da sempre più forte di lui, lo sappiamo entrambi. Non potrebbe liberarsi dalla mia stretta, neanche se fosse nel pieno delle forze. Lo riesco a trattenere con facilità sul pavimento. A cavalcioni su di lui lo spingo contro la pediera del suo letto. Con il suo coltello nella mano destra lo costringo a tagliarsi la gola. Lo prendo per il polso destro e insieme incidiamo una linea rossa lungo il suo giugulare. E’ difficile tagliare la pelle con un coltello e devo spingere molto, prima che inizi a sanguinare. Un brivido mi attraversa la schiena mentre lo faccio. Il pavimento della sua stanza, così familiarmente semplice, grigio spento, ora è ricoperto da alcune gocce di sangue. Il suo maglione pure. Io riesco a non sporcare la mia camicia anche se le braccia ne sono ricoperte, essendo così vicine al suo collo. “No, no!” Dice lui. Ha una voce lamentosa che non gli avevo mai sentito prima. “Noo!” Continua a ripetere sempre le stesse cose e sta iniziando a diventare fastidioso. A quanto pare qualcuno qui ha paura di morire. “Sei attraente anche quando sei coperto di sangue.” Sussurro, quasi senza accorgermene. Non sembra sentirmi. Singhiozza ininterrottamente ma il suo volto è bello come sempre. I suoi occhi, neri come l’ossidiana, ipnotizzanti, mi guardano supplicanti, mentre dalla bocca inizia a sanguinare. Le sue labbra cambiano colore e mi viene da toccargliele per cancellare il sangue che le ha sporcate. I capelli sono spettinati per quanto glieli ho tirati, per fargli alzare il collo. Me ne sono rimasti alcuni tra le dita. Ciocche scure che sento come serpenti. Accecato dalla rabbia non mi accorgo neanche quando tace, troppo perso a ripetere ininterrottamente, nella mia testa, le parole che prima mi aveva urlato contro. Quando smette di opporre resistenza e si accascia contro il letto, esco dalla sua stanza, senza rivolgergli neanche un’ultima occhiata.

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