Storia · capitolo 1

Ciò che resta indietro

thousand miles away di chri

Il campo si svuota alle sue spalle come un respiro trattenuto troppo a lungo, lasciato andare tutto insieme. Nessuno lo saluta. Non ci sono saluti, in guerra, per chi se ne va da vivo — solo sguardi che si posano un istante e poi tornano al proprio fango, alla propria attesa, al proprio turno di morire o non morire.

La stampella affonda nel terreno molle a ogni passo, e ogni passo è un patto rinnovato col proprio corpo: reggimi, gli dice, senza parole, reggimi ancora un poco. Il ginocchio risponde con una fitta che ormai riconosce come si riconosce una voce di casa — non gli fa più paura, gli fa compagnia.

Il fucile, non lo porta più.

Lo ha lasciato appoggiato a un palo, come si lascia un abito che non serve più alla stagione che viene.

Cammina, e la rabbia gli sale su dal petto senza una direzione precisa — non contro qualcuno, non contro qualcosa. È la rabbia di chi ha visto troppo perché il mondo continui a sembrargli lo stesso mondo di prima. E insieme, sotto la rabbia, come un fiume sotto il ghiaccio, scorre il sollievo: sono vivo. Sono vivo e cammino. Ha ripetuto questa frase così tante volte, nella sua testa, da svuotarla quasi di senso — eppure ogni volta torna a stupirlo, come una moneta che continua a girare anche dopo che tutti gli altri hanno smesso di guardarla.

Si chiede, camminando, se sia lecito provare sollievo per essere sopravvissuto a uomini che meritavano di vivere quanto lui, forse più di lui. Non trova una risposta. Non ne cerca una vera — sa che alcune domande non si fanno per avere risposta, si fanno per tenersi compagnia lungo la strada, come si fischietta un motivo senza sapere più da dove viene.

love, you are 5 miles away from me

Le prime miglia attraversano quello che resta dei villaggi. Case senza tetto che guardano il cielo come occhi senza palpebre. Un pozzo, intatto per miracolo o per noncuranza della guerra, che riflette nuvole come se nulla fosse cambiato nell'acqua, anche se tutto è cambiato intorno. Si ferma a bere, e per un istante il proprio volto nel pozzo gli sembra quello di un altro uomo — più vecchio, più scavato, con qualcosa negli occhi che prima non c'era e che ora non se ne andrà mai più.

Chi sono, si chiede, ora che non sono più soldato e non sono ancora tornato a essere qualcos'altro?

Cammina in mezzo alla terra bruciata e pensa alla domanda che lo ha inseguito fin dal primo giorno di leva: perché sono partito? Non trova più, ora, la risposta che si era dato allora — dovere, onore, una parola grande che riempiva la bocca senza pesare sulla lingua. Quelle parole sono rimaste sul campo di battaglia, insieme al fucile, insieme a tanti nomi che non dirà mai più ad alta voce. Quello che resta, ora, è più piccolo e più vero: è partito perché non partire gli sembrava impossibile, perché il mondo intorno a lui si muoveva in quella direzione e lui si è lasciato muovere, come una foglia si lascia muovere dal fiume senza mai decidere davvero di scendere a valle.

La colpa del sopravvissuto non è un pensiero, scopre — è un peso fisico, qualcosa che si porta nello stomaco insieme alla fame, che si porta nelle spalle insieme allo zaino. Cammina, e ogni miglio guadagnato sembra un furto fatto a qualcun altro, a qualcuno che quel miglio non lo farà mai, che è rimasto indietro per sempre in un campo che nessuno ricorderà con un nome.

Eppure cammina.

Perché fermarsi, ora, sarebbe l'unico vero tradimento.

Il sole cala sulle terre bruciate come cala su ogni altra terra, indifferente alla distinzione tra ciò che è stato distrutto e ciò che non lo è mai stato. Lui si ferma per la notte all'ombra di un muro che un tempo apparteneva a una casa, e mentre chiude gli occhi pensa, per la prima volta con una chiarezza che quasi lo spaventa, alla parola morte — non come un pericolo da evitare, come lo è stata per mesi, ma come una domanda aperta, un luogo di cui nessuno è mai tornato a raccontare per davvero. Si chiede se i suoi compagni caduti sappiano, ora, qualcosa che lui ancora non sa. Si chiede se la morte sia un buio o una soglia. Non lo sa. Nessuno lo sa. E con questo pensiero, non pesante come ci si aspetterebbe ma quasi leggero, come una domanda lasciata in sospeso per la prima volta senza urgenza di risolverla, si addormenta.

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