Storia · capitolo 1

Capitolo 2

L'orizzonte verticale di Alberto Bicchiarelli


GIACOMO



Nei primi anni settanta, tra le colline romagnole, nasce Giacomo Mirandi, un ragazzino sveglio ma introverso. Ha un chiodo fisso ficcato in testa, decollare. Non cerca un vero e proprio volo, ma il momento in cui i piedi staccano da terra per librarsi nell'aria, anche solo per un attimo. Da bambino costruisce diversi prototipi volanti, ma con scarsi risultati. Inventa ali improbabili o aggancia vele triangolari alla bicicletta, per poi lanciarsi a tutta velocità giù dai colli, tentando ingenuamente di spiccare il volo. Il primo test per la vela lo fa fissandola in verticale, tramite uno snodo rotante, sopra un'asse da stiro galleggiante come un windsurf, tra le onde del fiume vicino a casa.

Crescendo, Giacomo perde questa ambizione, proprio mentre iniziano a vedersi i primi deltamotore; vele a forma di delta montate su carrelli a tre ruote, con il pilota seduto e un'elica motorizzata alle spalle. Ormai è distratto da altri interessi del tutto diversi.

Con il passare degli anni, senza che se ne renda conto, quella che era stata un'ossessione giovanile si trasforma in una vera e propria fobia. Se ne accorge verso i sedici anni, quando rifiuta l'opportunità di fare un viaggio in California, motivando il diniego con il fatto di detestare gli Stati Uniti d'America, ma dentro di sé si tratta soltanto di terrore di volare.

Da adulto si trova costretto ad affrontare brevi viaggi per lavoro. L'angoscia lo assale dal giorno della partenza fino al rientro. La mattina si ritrova spesso a vomitare a stomaco vuoto, tormentato dal pensiero di doversi imbarcare. Non trova serenità nemmeno durante la permanenza all'estero, l'assillo del viaggio di ritorno lo persegue in ogni momento.

Dopo il matrimonio si trasferisce in Trentino Alto Adige, a Brunico in Val Pusteria, ed è subito amore a prima vista per la montagna. Nei tempi morti Giacomo rimane incantato alla finestra, stregato dallo spettacolo imponente delle Dolomiti. Un pensiero inizia a balenargli in testa: «Voglio salire lassù. Sento l'esigenza di salire verso il cielo, e qui posso farlo senza staccare i piedi da terra».

Acquista il minimo dell'attrezzatura tecnica necessaria e inizia a fare lunghe camminate. Ogni fine settimana macina chilometri, sia in distanza che in altitudine, togliendosi con pazienza lo sfizio di raggiungere molte vette della zona.

Il mondo visto dall'alto lo conquista. La prospettiva è migliore, gli offre un nuovo punto di vista su tutto, un nuovo modo di vedere la realtà e porsi di fronte alla vita. Per Giacomo è la scoperta più grande della sua esistenza, o semplicemente la conferma della sua fissazione da bambino, guardare tutto dall'alto. Diventa la sua filosofia di vita.

Un giorno, mentre bivacca a 2839 metri di altitudine sulla cima del Picco di Vallandro, si incanta a guardare un'aquila che volteggia nel cielo. Rimanendo rapito dall'imponenza di quel volo, resta affascinato da come sfrutta le correnti con estrema fiducia senza muovere continuamente le ali, dalla sensazione di forza e indipendenza, dalla determinazione e dalla lucidità, dal suo essere lontana dai rumori della vita. Percepisce quel volo sopra le nuvole come un invito a elevarsi sopra le tempeste della vita. Giacomo si siede e pensa: «Quanta libertà nel volare. Puoi andare dove vuoi senza ostacoli, planando dove meglio credi. Voglio farlo anch'io!».

Rientrato a casa, verso sera, ha un momento di smarrimento, la nuova scoperta introspettiva sbatte contro le vecchie paure. «Devo trovare il coraggio di liberarmi da queste stupide fobie. Dovrei osare, nonostante possa incorrere in qualche crisi di panico». Non riesce a darsi pace, finché un giorno esce da questo travaglio interiore, spezza per sempre i suoi ormai precari equilibri emotivi e si decide: «Se voglio fare qualcosa di nuovo, devo agire senza pensarci troppo. La voglia di volare non è un capriccio o un ghiribizzo, è un autentico desiderio. Quindi non esistono più né coraggio, né tantomeno paura. Solo volontà!».

Segretamente Giacomo inizia a controllare diverse rotte aeree e prende la sua decisione. Fa una sorpresa a sua moglie, che rimane prima incredula e poi entusiasta: un viaggio al caldo canario nel bel mezzo dell'inverno. Sulle ali dell'entusiasmo del momento, ancor prima di partire, Giacomo ha già organizzato altri viaggi e quindi altri voli. La sua vita svolta, proprio come il suo modo di affrontare le cose, le gioie e i dolori. Si sente arricchito nell'anima e provato da una sensazione di fierezza interiore. Allo stesso tempo si scopre più umile, perché viaggiando si rende conto di quanto sia minuscolo, seppur amato, il posto che occupa nel mondo.

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