Capitolo 1
RITROVARE LA PAROLA
«…Ho un grande senso di colpa nei confronti di mio zio. Tutto accadde per la leggerezza incredibile di quella maledetta notte. Ricordo solo lo schianto delle lamiere. L’auto che continuava a rotolare . Attimi che sembravano una eternità. Sul viso avevo come degli aghi e mi sentivo bagnata. Erano i vetri dell’auto che mi avevano ferito ed insanguinato tutto il volto. Sono proprio una ragazza stupida non per un solo motivo ma per diversi, tutti ugualmente validi ed insignificanti allo stesso tempo. Innanzitutto a causa del forsennato amore per la velocità, motivo per cui avevo comprato una automobile troppo potente da alcuni considerata addirittura un bolide estremamente pericoloso. E poi per il fatto che alla mia età, vent’anni suonati, non avrei dovuto lasciare che Ruggero, oltretutto di due anni più giovane di me, si infatuasse di questa stupida e narcisista cugina quale io sono. Non sono né alta né bassa, mi ritengo pure abbastanza piacente e formosa e gli ammiratori non mi sono mai mancati. Forse mi sono montata la testa. E’ come quando ci si sente praticamente invincibili ed al di sopra ditutto e di tutti. Nonostante la mia capigliatura che sembra decisamente una centrale elettrica per quanto sono crespi questi miei capelli. E poi, soprattutto ad una cosa, avrei dovuta veramente rinunciare. Non me lo perdonerò mai e poi mai! Ma perché ho lasciato, anzi gliel’ho chiesto io, che Ruggero guidasse la mia auto? Soprattutto dopo quello che era successo poco prima…»
….«Sei stato carino ad accompagnarmi per questo raduno con i miei amici. Certo il viaggio è stato interminabile e sarà ancora più faticoso il ritorno,» disse Emily, un attimo prima di salire nell’auto in una buia viuzza.. «Per me è stato un immenso piacere» rispose Ruggero guardando il cielo. E si mise a recitare una poesia
Ti è mai capitato di guardare un tramonto,
fermandoti un momento?
Magari quando
si cominciano ad affacciar le prime stelle
A ‘sto punto, di sicuro,
i ricordi ti prendono la mano
e provi forte, sì, uno struggimento
che ti pervade e ti dà i brividi alla pelle
La mente si mette un po’ a viaggiare
non ti riguarda, quello che c’hai intorno
e ti ritrovi con l’occhio
che comincia a luccicare
La pupilla tanto vibra
allo stesso modo
del lontano orizzonte sul mare
Allora, sì, ti senti assai felice,
di esser dentro l’animo infelice
Completamente sorpresa Emily intervenne dicendo: «ma te sei un poeta. E pure molto bravo!»
Allora Ruggero disse ancora: «ti ringrazio ma adesso ti dico una cosa che non ho mai detto a nessuno.E mi devi giurare che non dirai niente di quello che ti sto per dire. Tu devi sapere che io, di nascosto dei miei genitori, anzi di tutti, una volta alla settimana vado in un pub a recitare poesie.»
«Ma davvero? E’ una cosa proprio meravigliosa! E poi puoi certamente stare tanquillo io sono una persona molto riservata. Non ne parlerò ad anima viva.» Lui quindi, rincuorato, iniziò a recitare un’altra bellissima poesia intitolata, Le Note del Sax Triste
L’opera, bella o brutta di un artista
è viva solo quando ch’è trasmessa
È l’altro che ti dà la dimensione
e porta il senso alla tua esistenza
Quello che scrivo, chiuso nel cassetto
sembra qualcosa che non serve a niente
Ecco il tramonto, colmo di tristezza
guardo nel buio, senza una ragione
E come un sax triste e un po’ stonato
sparge le note ai bordi delle strade
così, vagabondando e un po’ intronato
voglio impedir l’arrivo della notte
Se invece vado al pub letterario
in queste sere, sì, mi sento vero
Io quando faccio cose serie
come poesie struggenti e appassionate
Metto in risalto l’anima e gli affetti
In tale ambiente, son proprio sicuro
mi sento realizzato pienamente
Perché l’arte, si sa, che molto spesso
come a volte fa la religione
ti porta l’ottimismo del domani
Fra i tavoli del club mi trovo bene
e aspiro e rubo come un ladro
‘sto magico profumo di teatro
Non è facile descriver l’emozione
perché ogni artista ad ogni sua poesia
si priva di qualcosa che c’ha dentro
la vede volteggiare nella sala
e dopo, quando arriva un avventore
si accorge de quel che c’è nell’aria
e prova pure un grande struggimento
sentendo sulla pelle il trascendente
Perché ha raggiunto pure lui la meta
e tocca con la mano l’irreale
perché l’anima ha sfiorato: quella del poeta
Emily rimase estasiata da tanta delicatezza d’animo. Quindi quasi non si accorse che lui con un movimento improvviso la stava stringendo a sé. Era notevolmente eccitato. Spinse la ragazza quindi contro lo sportello della macchina con l’intento di baciarla. Lei non si ritrasse ed incominciarono ad amoreggiare. Dopo i primi approcci lui diventava oltremodo audace. Iniziò ad accarezzare lei sue gambe in modo sempre più insistente. Dopodiché lui infilò la mano sotto il suo mini-vestitino argentato e le tolse le mutandine (che ovviamente erano in tinta con l’abbigliamento).
Si mise quindi ad accarezzarla, con molta dolcezza ma l’intensità del gesto aumentava continuamente. Fu lei stessa, dopo un po’, a prendergli delicatamente la testa per farlo abbassare.
Lui cominciò quindi a baciarla con crescente passione in ogni dove. Nelle circostanze che lui, per una certa inesperienza non era all’altezza, provvedeva lei a guidarlo con delicate indicazioni. Non venne tralasciato, perciò, alcun particolare. Poi lo invitò ad alzarsi per invertire le rispettive posizioni Ruggero ormai aveva raggiunto un livello di eccitazione notevolissimo (ed anche Emily non era certamente da meno). Ad un certo punto si dettero l’ennesimo bacio appassionato sulla bocca e lui quindi cercò di fare l’amore in modo completo.
Ma lei lo interruppe, si girò e poggiando i gomiti sul cofano dell’auto, si concesse in un modo diverso.
Ruggero (dopo l’atto sessuale): «è’ stata una cosa meravigliosa. Voglio stare tutta la vita insieme a te! Ti amo da morire! Ti ho sempre amato!»
Emily, ricomponendosi un po’ ed allontanandosi leggermente disse: «no guarda, questa è stata solo una mia debolezza. Anzi dimentica tutto e facciamo finta che non è successo niente.»
Ruggero, con un’espressione sorpresa nel vedere una tale improvvisa mia metamorfosi: «ma come?» Faceva veramente fatica a comprendere la circostanza (come dice la canzone di Giorgio Gaber, Porta Romana:… ma tu insistevi no, sul serio basta,… Come se fosse facile capire). Finalmente Ruggero comprese in tutta la sua crudezza la verità e si mise a singhiozzare tenendosi il viso fra le mani: «non è possibile!»
Emily (con una espressione in qualche modo turbata dalla esagerata reazione del cugino, cercò di cambiare modi mostrando un rassicurante sorriso): «dai, non fare così. E’ normale prendersi una cotta per la cugina. Poi passa, è una fase della vita. Su adesso andiamo. Sono stanca. Queste strade piene di curve mi hanno ubriacata. Mettiti al volante per il ritorno a casa. Stai attento ai pericoli della strada. E non correre, mi raccomando.»
Ruggero, che sembrò quasi aver ritrovato una certa serenità, come un automa si mise alla guida. Ma intanto cominciava a meditare parlando fra sé a bassa voce senza farsi ascoltare dalla ragazza: «dovevo immaginarmelo. Io sono innamorato pazzo ed a lei non importa niente di me. Ho capito subito che per Emily sono solo una delle sue tante avventure. Adesso mi tratta come uno straccio! Avevo solo sedici anni quando le diedi il primo bacio. Mi ricordo che scrissi pure una poesia che non l’ho fatta legge a nessuno. Neanche a lei.
Avean tepor di rosa a primavera
quando che il sole scalda la rugiada
E tenerezza al pari d’un velluto
portando su di me quel turbamento
le labbra sue, sfiorate quella sera
dettero al cuore una scossa mai provata
Per timidezza, poi, rimasi muto
ognor ricorderò tale momento»
Emily (nel notare l’atteggiamento di profonda tristezza di Ruggero): «senti, anche io avrei un segreto da confessare. Anzi, credo che il mio sia più imbarazzante del tuo.» Mentre teneva lo sguardo fisso davanti a sé. Quasi perso nel vuoto. A questo punto il timbro della sua voce si fece grave. Sembrava provenire da un mondo lontano, forse dall’oltretomba: «vedi, caro, da tempo ho intrapreso una strada difficile. Io, ecco… Ma tu come credi che io abbia potuto comprare questa macchina così costosa e veloce? Devi sapere che da adolescente venni violentata. Pensa, lui era pure un religioso. Questo malvagio individuo mi portò poi verso la strada della prostituzione. Mi minacciava. Diceva che avrebbe fatto cose terribili se avessi detto ad altri quello che c’era stato fra di noi. La cattiveria umana a volte raggiunge vette incredibili. Quindi, non so come dirtelo…di volta in volta trovavo qualcuno disposto a pagarmi bene. Per cui mi sono gettata in questo percorso. Me ne sono capitate d storie, alcune addirittura incredibili. Una volta un signore, che all’apparenza sembrava pure molto distinto, mi disse che era disposto a darmi una quantità enorme di denaro se avessi accettato le sue stranezze sessuali. Tirò fuori dal portafoglio una montagna di soldi davvero impressionante. Dopodichè pretese (ed ovviamente dovetti accettare) che gli lasciassi strappare, con le sue mani, il mio indumento intimo prima di fare all’amore. Mi sono capitate situazioni che sono perfino difficili da immaginare, come quando mi capitò un bellissimo giovanotto pieno di muscoli. Purtroppo per lui, però, i vari prodotti che aveva preso per rendere il suo fisico scultoreo ne avevano inibito totalmente l’aspetto sessuale. Per cui dopo aver educatamente pagato il compenso stabilito se ne andò quasi piangendo. Ci sarebbe da ridere ma se avessi visto il volto di quel giovane, era l’emblema della tristezza. Poi mi capitò perfino una cosa davvero terribile: un giovane si innamorò di me. Mi confessò di essere transitato con la sua auto vicino a me diverse volte. Ed io, pensa, non me ne ero quasi mai accorta. Quando ci trovammo soli insieme mi fece chiaramente capire che provava per me qualcosa di più di una attrazione fisica. Ricordo, eravamo nella sua macchina, gli comunicai il prezzo della prestazione ed iniziai a spogliarmi. Ma lui con mia grande sorpresa mi fermò e con delicatezza mi disse che avrebbe pagato certamente la somma richiesta. Non aveva, però, alcuna intenzione di fare l’amore e voleva in pratica solo qualche istante di sincero affetto.
Accennò perfino ad una reale proposta di matrimonio. Ma io rifiutai di imbarcarmi in una relazione veramente seria. Se ne andò molto serio. Senza dire una parola. Poi venni a sapere che lui si era ucciso. Forse per la disperazione. Mi aveva scritto pure una poesia che porto sempre nella mia borsetta.» Così dicendo Emily, con il volto pieno di lacrime, apri la borsa e si mise a leggere.
Passavo sempre là, sopra il raccordo
vicino a quella zona industriale
La macchina fermavo un sol momento
per osservare te così carina
Guardavo il tuo visetto delicato
Per timidezza avevo un gran tormento
e quando che il tuo sguardo mi sfiorava
In quell’istante, io già acceleravo
E la mia mente poi fantasticava
Sognavo di partir con te vicina
di baci appassionati ti coprivo
e correvano felici sopra il cielo
fino ad oltrepassar l’Orsa Maggiore
e sugli alberi, vedevo appeso il mare.
Poi mi risvegliavo, amaro e con fatica
tornavo da te tremante e con pudore
ma tu dicevi: “dammi molti soldi
se vuoi con me fare l’amore”.
Ed io con un filo di voce e di dolore:
“ti pago come si conviene
e non ti chiedo proprio niente
mi devi solo dir ti voglio bene”.
Ruggero rimase profondamente turbato dalle parole di Emily. Lei se ne accorse e vedeva il viso del giovane trasformarsi.
«….. No, non dovevo assolutamente chiedere a Ruggero di guidare la mia potente auto. Mio cugino, ormai era ulteriormente frastornato dalle mie pesantissime parole. E adesso che faccio? Con gli zii abitiamo nello stesso condominio: loro al piano terra mentre la mia famiglia vive al primo.Vedo benissimo ogni loro movimento. Mi sembra di vivere il film La Finestra Sul Cortile di Hitchcock. Ed io invece di sentirmi James Stewart che analizza tutto mi sento più che altro l’assassino impersonato dall’attore Raimond Burr. Da qui osservo il cuginetto Francesco di quattro anni che cerca di giocare con una specie di piccola automobilina, facendo con la bocca il rombo del motore. Riesco pure ad intravvedere la cugina Cent che canticchiando una canzone si mette a ballare. Il suo vero nome è Giusy ma dato che a quattordici anni ne dimostra ancora dieci od al massimo undici, è stata soprannominata così in quanto rappresenta un centesimo: per farla breve, quasi nulla. Lei è la sorella del povero Ruggero le piace gironzolare per casa sempre a piedi scalzi in quanto non ha mai sopportato di portare le pantofole. Vedo zia Carmela che prepara da mangiare. Ma perché abitiamo così vicini? Mio Dio ma veramente queste nostre finestre sono terribilmente adiacenti! Più che un cortile questi ambienti sembrano soprattutto prigioni. Ecco, la sto osservando attentamente: sta per apparecchiare la tavola per cinque ma poi si ricorda e prepara per quattro. Mi sento impazzire. Devo trovare la forza di dire agli zii come stanno le cose. Sì, sono stata io a dire a Ruggero di guidare l’auto. Sono una vigliacca! Non ho neanche il coraggio di riferirlo a mia sorella e tantomeno ai miei genitori. A volte ci si sente soli anche quando c’è molta gente intorno. Riesco a scorgere mia sorella Bauletta, di quindici anni, il vero nome è Giannina ma dato che tende un pochino ad ingrassare le è stato affibbiato tale nomignolo, sta sempre con cuffie, tablet e telefonini vari in mano. Fa una vita tutta a sé ignora tutto e tutti come se vivesse in un altro mondo. Ma è studiosa e anche molto romantica. Ogni tanto la sento recitare ad alta voce quel pezzo della Divina Commedia relativa a Paolo e Francesca dove quest’ultima parla con Dante e gli racconta l’accaduto:«…la bocca mi baciò tutto tremante… galeotto fu il libro e chi lo scrisse…» Nell’altra stanza c’è mio padre Pietro, agente immobiliare, di solito risulta sempre fuori casa per lavoro. E’ notevolmente impegnato in relazione ai suoi motivi professionale e fa molti sacrifici per la famiglia; io non posso certo caricarlo di altre preoccupazioni per cui mi rimane difficile, e direi proprio impossibile, confidarmi con lui. Poi c’è la mamma, Sandra, dolcissima insegnante alle scuole materne. Il lavoro la prende molto e quando è in casa cerca sempre di inventarsi lavoretti con carta e cartoncino o con i colori per far divertire i suoi amatissimi alunni. Ecco, la vedo, il pavimento ed il tavolo sono pieni di ritagli di carta colorata. Niente! Non posso rivelare questo mio segreto a nessuno. So che è il mio carattere chiuso che mi impedisce di avere confidenza con gli altri. Io vedo sempre una barriera, specialmente quando mi viene voglia di comunicare a qualcun altro quello che provo nel profondo dell’animo. Ma perché ho fatto la terribile imprudenza di mettere Ruggero al volante? Lui non aveva neanche la patente. Era in possesso soltanto del “foglio rosa”. Contrariamente alle mie raccomandazioni lui, poi, incominciò a spingere il piede sull’acceleratore. Di conseguenza non appena si vide davanti un ciclista non ci capì più nulla. Per non investirlo sterzò cercando in qualche modo di rallentare la corsa. I freni non erano, con molta probabilità, proporzionati alla potenza dell’auto che andò a sbattere contro un cancello. Il corpo di mio cugino venne sbalzato fuori dell’abitacolo e morì dissanguato in pochi minuti. Non me lo e perdonerò mai e poi mai! La mia vita sta diventando la distruzione dell’esistenza di altre persone.
Ma perché abitiamo così vicini, accidenti! Veramente queste nostre finestre sono troppo appiccicate. Più che un cortile questo ambiente mi sembra quasi una prigione.
Mi sento impazzire! Devo trovare la forza di dire ai parenti, specialmente allo zio Giacomo che sono stata io ad insistere per far guidare la macchina a Ruggero. A volte ci si sente soli pure se ci sono persone intorno.
Devo trovare la forza di dire agli zii come stanno le cose. Non ho neanche il coraggio di riferirlo a mia sorella e tantomeno ai miei genitori. Niente! Non posso rivelare questo mio segreto a nessuno. So che è il mio carattere chiuso che mi impedisce di avere confidenza con gli altri.
. Basta! Mi devo far coraggio. Adesso vado a bussare alla porta e voglio assolutamente parlare con lo zio.»
Emily con passo pesante cominciò a scendere le scale. Faceva tutti i movimenti con estrema lentezza. Sentiva un peso enorme come se al posto delle scarpe avesse dei ferri da stiro.
Bussò alla porta: venne ad aprire proprio lo zio.
«Ti devo parlare… sì, insomma mi preme dirti una cosa importante!» Disse la ragazza.
«Accomodati, cara. Devi sapere,» aggiunse con un delicato sorriso, «che io ho fatto la fame, quella vera. Cosa terribile che auguro a voi giovani di non dover affrontare. Tutto cambia quando faresti qualunque nefandezza solo per un tozzo di pane ed hai delle indicibili tribolazioni. Quindi, qualunque cosa tu mi voglia raccontare, io sarò forte e sopporterò stoicamente.»
Si misero seduti in camera da pranzo.
«Vedi zio…»
Cominciò a parlare e dopo una breve fase di tentennamento la giovane vuotò completamente il sacco. Naturalmente non si mise a raccontare i particolari scabrosi ma ormai era decisa a liberarsi dal grande peso che sentiva dentro di sé.
Finito il lungo colloquio come un automa lo zio accompagnò la ragazza alla porta.
Lei fece alcuni passi nell’androne, dopodiché sentì un frastuono di vetri e specchi che andavano in frantumi nella casa che aveva appena lasciato. La disperazione del povero uomo si era trasformata in rabbia distruttrice. La ragazza si spaventò molto ed iniziò a piangere. Ma subito dopo venne chiamata dallo zio. Iniziò molto titubante a tornare indietro. Ma lui la accolse con un tenero sorriso nonostante avesse pure delle ferite ad una spalla. I due si abbracciarono e cercarono di chiarirsi. Sì, il chiarimento e quindi ritrovare la parola, è fondamentale per riavvicinare gli animi. Purtroppo fra le cose andate in pezzi c’era pure un coccio (come noto, ce ne sono alcuni che hanno una composizione abbastanza velenosa) che era andata a ferire in profondità lo zio. La febbre nei giorni successivi aumentava continuamente. Gli antibiotici non sortivano alcun effetto. Ormai delirava e non c’era verso di diminuire la sua temperatura corporea. Lei, olto apprensiva, andò a trovarlo in ospedale. Cercava da lui uno sguardo; qualcosa che somigliasse ad un gesto di perdono. Poco tempo dopo però lo zio venne a mancare senza più riprendere conoscenza. La ragazza rimase accompagnata soltanto dai suoi pesanti rimorsi. Terribile, un solo incidente automobilistico aveva ucciso due persone. Una immediatamente ed un’altra a distanza di tempo.
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