Capitolo 42 - Riflessioni finali - IV. Situazioni di pericolo
“Accertarsi che non ci siano pericoli per noi volontari.”
Era sempre la prima cosa da verificare all’inizio di ogni intervento.
È giusto ricordarlo, soprattutto per chi sta per intraprendere l’avventura del volontariato nel SUEM.
Negli oltre millecinquecento interventi a cui ho partecipato, ricordo “solo” due episodi in cui la nostra incolumità fu davvero messa a rischio: la prima volta durante un incidente in tangenziale, la seconda in seguito a una rissa.
All’inizio non percepii il pericolo in nessuno dei due casi. Solo dopo, a interventi conclusi, mi accorsi di quanto fossimo stati esposti.
Gli incidenti stradali erano più frequenti nei primi anni; poi diminuirono, forse grazie alle nuove leggi sulla sicurezza, ma anche ai veicoli sempre più sicuri.
Quella notte in tangenziale, i carabinieri avevano già delimitato l’area, lasciando libera la corsia più a destra. Stavamo controllando i parametri dei due guidatori che, incredibilmente, scherzavano sulle rispettive date di nascita: uno aveva la stessa data della moglie, l’altro – non ricordo – qualcosa di simile.
Improvvisamente sentimmo una frenata. Un’auto inchiodò a pochi metri dall’ambulanza: era passata tra le due vetture coinvolte, ferme una nella corsia di emergenza e l’altra sulla prima corsia.
Aprendo lo sportello, trovai una giovane donna con le mani incollate al volante e lo sguardo fisso. Era elegante, truccata, probabilmente profumata.
Appena aprii la portiera, sentii un forte odore di urina, che cancellò ogni eleganza e fece emergere tutta la paura, la fragilità e la consapevolezza del pericolo in quella ragazza.
Nel secondo caso arrivammo nel pianerottolo del condominio, quando la rissa tra condomini era già stata sedata dai carabinieri. Le urla e le imprecazioni erano ancora forti, gli animi tesi.
Un carabiniere ci accompagnò in una camera da letto matrimoniale dove trovammo un uomo disteso sul letto, agitato, con escoriazioni nel volto e la maglietta strappata. Restammo in tre all’interno della camera, con la porta socchiusa e un carabiniere a sorvegliare fuori. Improvvisamente l’uomo estrasse da sotto il cuscino un lungo coltello, puntandolo verso il collega più vicino. Io, ai piedi del letto, con lo zaino ancora in spalla, rimasi pietrificato; l’altro collega riuscì a richiamare il carabiniere.
Aspettammo venti minuti in ambulanza. I carabinieri condussero l’uomo ammanettato. Inspiegabilmente aveva una sigaretta in bocca e, di fronte ai nostri occhi increduli, pensò bene di masticarla, dopo aver compreso che non poteva accenderla.
Dietro le sirene si nascondono anche rischi che non si vedono e non si percepiscono.
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