Storia · capitolo 40

Capitolo 40 - Riflessioni finali - II. La stampa - come ci raccontano

Dietro le sirene - Un libro sulla vita. Sulla fragilità. Sulla forza che non ti aspetti. di Filippo Fogarin

Oltre ai cinque casi di suicidio, anche altri interventi – alcuni dei quali raccontati in questo libro – finirono sulle pagine dei giornali locali.

Li trovavo nelle cronache cittadine e li leggevo sempre con un certo distacco, quasi come se non mi appartenessero.

A volte mi sembravano superflui, altre volte frutto di una ricerca insistente del sensazionalismo.

In un intervento in particolare fu coinvolta una persona molto conosciuta in città – che personalmente non conoscevo. Per alcuni giorni, i giornali locali riportarono la notizia con toni enfatici e imprecisi, persino in prima pagina.

In un paio di occasioni, al bar, mi capitò di sentire persone che commentavano il fatto. Non sono mai intervenuto, anche se dentro di me avrei voluto correggere quelle imprecisioni.

Ogni volta che leggevo questi articoli, il pensiero correva ai familiari, ai parenti più stretti, al loro dolore e alla loro perdita.

Forse, nei casi di morte improvvisa – quasi contro natura – un articolo poteva persino diventare un ricordo da conservare. Ma solo se scritto con rispetto, senza compiacimento nei dettagli.

Nei casi di suicidio, invece, non credo che leggere la notizia potesse offrire alcun conforto. Anzi, rischiava di riaprire la ferita, aumentare il dolore, colpire ancora.

Purtroppo, il filo conduttore di quegli articoli era quasi sempre lo stesso: cercare il colpo di scena, il dettaglio che catturasse l’attenzione.

Erano testi pensati più per i lettori che per chi aveva perso qualcuno.

Non erano cronache: erano vetrine.

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