Capitolo 36 - Mondo sospeso (III Situazioni inimmaginabili)
Non ricordo un silenzio simile.
Nemmeno di notte a Natale, nemmeno in montagna.
Durante il Covid il silenzio era ovunque: nelle strade, negli ospedali, perfino dentro di noi.
Tutto era sospeso: il tempo, i rapporti, la fiducia.
Poi c’erano coloro che erano contrari alle vaccinazioni. Soccorrerli non era semplice. Spesso ci accoglievano con ostilità, diffidenza, parole taglienti. Aiutare chi ti guarda con sospetto scava dentro.
Le loro convinzioni granitiche, la chiusura totale al dialogo, mi mettevano alla prova.
A volte mi sembrava avessero smarrito il senso critico, confondendo la realtà con narrazioni costruite.
Poi ho capito: mesi chiusi in casa, isolati, con solo televisione e social a fare da finestra sul mondo… erano devastanti.
Futuro sospeso, lavoro assente, paura ovunque.
Panico che diventava certezza: certezza della malattia.
E poi noi, vestiti da astronauti, con tute bianche, visiere, stivali gialli.
Eravamo lì perché chiamati dagli stessi pazienti che rifiutavano il vaccino, ma che ora avevano bisogno di noi.
Dovevamo affrontare un compito nuovo, con protocolli nuovi, in un mondo completamente cambiato.
Strade vuote. Silenzio rotto solo dal vento nel finestrino e dal rumore delle ruote.
Semafori rossi, non si sa per chi.
In ospedale sembrava di entrare in una base lunare.
Pazienti allineati nei corridoi, ciascuno con la propria bombola d’ossigeno.
In ambulanza eravamo in due, non quattro: uno alla guida, l’altro dietro col paziente.
Fine di un intervento, ne arrivava subito un altro. Sei, sette, dieci in un solo turno.
Correvamo ovunque: appartamenti, ospedali, case di riposo, conventi, campi nomadi.
Bombole d’ossigeno da sostituire, una dopo l’altra.
Due volte il paziente crollò a terra accanto a me al Pronto Soccorso.
Termometri bollenti. Visiera e occhiali appannati. Guanti doppi.
Moduli del triage da compilare da solo, infermieri al limite.
Pazienti ritrovati come li avevo lasciati l’intervento prima.
Il mondo era fermo, noi no.
All’inizio avevo paura. Poi la riorganizzazione rapida, la forza dei colleghi e l’arrivo dei nuovi protocolli e dei vaccini mi restituirono energia.
La forza di restare.
La determinazione di andare avanti.
Primo intervento - La signora anziana e le figlie
Ricordo in particolare una signora anziana, in forte difficoltà respiratoria.
Aveva fronte e collo sudati.
Appena salita in ambulanza, ci confessò di aver voluto vaccinarsi, ma le figlie glielo avevano impedito.
Nel frattempo, le figlie continuavano a darci ordini su come intervenire e quali presidi utilizzare, mentre la madre iniziava a boccheggiare, masticando l’aria.
Le somministrammo ossigeno in dose massiccia.
Riacquistò colore e si tranquillizzò.
Durante il trasporto mi prese la mano, poi quella del collega.
Non sembrava spaventata. Cercava solo un contatto umano: il semplice bisogno di stare vicino a qualcuno, dopo settimane di solitudine.
Secondo Intervento – In area Covid
Venerdì pomeriggio. Qualche mese dopo il lockdown.
Donna con febbre alta, sudata, saturazione bassa. Tirava i muscoli del collo per respirare. Sintomi chiari. Destinazione area Covid.
In ambulanza pretese la mascherina per l’ossigeno, non gli occhialini come da protocollo.
La portammo direttamente lì.
Trasferita nel letto, lei – distesa – afferrò il medico per il braccio.
Alzandosi la mascherina con l’altra mano, disse con voce soffocata:
«Dottore, non voglio essere vaccinata. La prego».
Il medico, pronto e lapidario, rispose:
«Tranquilla, signora. Noi qui non vacciniamo. Qui intubiamo solo».
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
LETTERA ALLA MAREA
LETTERA ALLA MAREA Camilla teneva il foglio in mano mentre scriveva con la sua penna preferita. Scriveva in piedi accanto al letto, le lenzuola bianche disfatte. Schiena dritta, le gambe nude; le piaceva sentire il freddo percorrerle la pelle. Vent’anni, ca
IL PROFUMO DELL'ARGILLA tratto da
In un contesto dove le sfide quotidiane si intrecciano con la speranza, il libro esplora la storia di Serena Gullaci. Attraverso una narrazione poetica, divertente, nostalgica e immediata l'opera affronta temi cruciali come la resilienza e la ricerca di identi
Codice aperto-l'algoritmo a Palazzo
Il racconto-reportage “Codice aperto, l’algoritmo a Palazzo”, scritto in prima persona da una giornalista che si reca in un piccolo comune del Sud Italia per indagare su un caso straordinario: uno strumento tecnologico chiamato Alba Ferrante è stata eletta sin
Un giorno da Rolex
Oggi è un giorno da Rolex, dice fra sé e sé l’uomo infilandosi la camicia azzurra. Oggi si festeggia, bisogna festeggiare, bisogna fare di questo giorno un giorno indimenticabile. In assenza di ricorrenze più durature, o significative, anche celebrare un mese