Capitolo 26 - Il colpevole e la colpa (I La morte in faccia)
«È morto, e allora? Forse era arrivata la sua ora».
Parole e occhi che non ho mai dimenticato.
Quella risposta, pronunciata senza emozione, con disarmante naturalezza, per la prima e unica volta in quattordici anni di volontariato, mi fece desiderare di smettere di soccorrere.
Verso le 22:00 di un venerdì sera, ci eravamo appena seduti a mangiare la pizza, assieme a tutti i componenti del turno. Eravamo riuniti attorno al grande tavolo della sede della Croce Rossa, nello stanzone dove c’erano due divani e tre distributori automatici di caffè, bibite, pastine.
L’equipaggio dell’altra ambulanza, appena rientrato in sede, ci raccontò con toni concitati e increduli dell’intervento appena concluso: un grave incidente stradale in un incrocio cittadino, in cui aveva perso la vita un motociclista.
Un’auto sportiva, lanciata a tutta velocità, senza rispettare semafori, precedenze né segnali di stop, attraversò un grande incrocio in centro città. Colpì sul lato sinistro un’utilitaria ferma allo stop, guidata da una giovane donna riccia, che a sua volta, in un tragico effetto domino, travolse una moto ferma sul lato opposto della carreggiata.
I vigili del fuoco dovettero sollevare e spostare l’utilitaria per permettere l’estrazione del corpo del motociclista, privo di vita, morto sul colpo.
Il medico ne constatò il decesso, e ai nostri colleghi non restò altro che coprire il corpo con un lenzuolo bianco e rientrare in sede.
All’incidente erano intervenuti, oltre all’automedica, anche una seconda ambulanza della Croce Verde e i carabinieri, che arrestarono il conducente dell’auto sportiva: un uomo elegante e brizzolato, ritenuto responsabile della morte del motociclista.
Alle 4:30, quando era ancora buio, ricevemmo una chiamata in codice verde: “Persona in strada che chiede aiuto”, sempre in centro città.
Non c’era nessuno in giro a quell’ora. Fu facile individuare un uomo che sventolava le braccia mentre ci avvicinavamo.
Aprii la porta dell’ambulanza. Di fronte a me c’era un uomo elegante e brizzolato.
«Mi hanno colpito sul collo» mi disse immediatamente.
«Chi ti ha colpito?» chiesi, guardandomi attorno, senza vedere nessuno.
«I carabinieri. Mi hanno dato delle sberle sul collo e voglio denunciarli» rispose, con un piede già dentro l’ambulanza.
Non presentava alcun livido, alcun segno, né sul collo né sulle spalle, come confermarono anche al triage.
«Io sono quello dell’incidente, dell’incrocio»
«Ma…. è morto?» esclamai, incominciando ad intuire.
«No, io sono quello che gli è andato addosso. Si, l’altro è morto. E allora? Forse era arrivata la sua ora, cosa ti devo dire?».
Durante il tragitto verso il Pronto Soccorso, seduto nella barella, l’uomo ci raccontò esattamente la stessa dinamica dell’incidente che ci avevano descritto i nostri colleghi sei ore prima.
Una volta concluso il triage, l’infermiere con occhi increduli e voce piena di amarezza, ci chiese di accompagnarlo in sala d’attesa.
Scorgemmo, nel primo letto dell’area verde a fianco del triage, una ragazza dai capelli ricci, seduta con il busto appoggiato allo schienale e con il volto coperto dalle mani.
«è stata portata qui dalla Croce Verde. Sono sei ore che piange e singhiozza. Non riesce a dormire, non riesce a darsi pace» - ci disse l’infermiera.
Lei non aveva colpa. Ma il peso che portava la stava attanagliando, da oltre sei ore.
E forse quel peso era ancora più gravoso di una detenzione in caserma.
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
LETTERA ALLA MAREA
LETTERA ALLA MAREA Camilla teneva il foglio in mano mentre scriveva con la sua penna preferita. Scriveva in piedi accanto al letto, le lenzuola bianche disfatte. Schiena dritta, le gambe nude; le piaceva sentire il freddo percorrerle la pelle. Vent’anni, ca
IL PROFUMO DELL'ARGILLA tratto da
In un contesto dove le sfide quotidiane si intrecciano con la speranza, il libro esplora la storia di Serena Gullaci. Attraverso una narrazione poetica, divertente, nostalgica e immediata l'opera affronta temi cruciali come la resilienza e la ricerca di identi
Codice aperto-l'algoritmo a Palazzo
Il racconto-reportage “Codice aperto, l’algoritmo a Palazzo”, scritto in prima persona da una giornalista che si reca in un piccolo comune del Sud Italia per indagare su un caso straordinario: uno strumento tecnologico chiamato Alba Ferrante è stata eletta sin
Un giorno da Rolex
Oggi è un giorno da Rolex, dice fra sé e sé l’uomo infilandosi la camicia azzurra. Oggi si festeggia, bisogna festeggiare, bisogna fare di questo giorno un giorno indimenticabile. In assenza di ricorrenze più durature, o significative, anche celebrare un mese