Storia · capitolo 1

Capitolo 1

Testo di Leon Giacomini

Questo è un testo teatrale che non verrà mai raffigurato perché non è un testo teatrale. Nel momento in cui viene scritto muore e nel momento in cui viene letto è già morto da secoli. Non può essere rappresentato perché ceci n’est pas une pipe. Tenete tra le mani un oggetto, perché un testo non è che un oggetto (immobile), morto. Delle vostre interpretazioni non me ne importa un fico secco. Non posso saperle. Questo testo arranca parola dopo parola, aspettando che le mie dita terminino di scrivere per mettere fine alla sua mera esistenza. Che poi di esistenza non possiamo parlare perché ceci n’est pas une pipe. Per rendere il tutto più complicato le righe prima di questa sono state scritte dopo la stesura del testo successivo a questa. Buona visione/ascolto/…

“Potresti essere come me!” disse Las a Pij. Pij si spogliò, si tolse i guanti, le scarpe, la camicia, i capelli, la pelle, le vene, gli anelli e li diede a Las. Las si spogliò, si tolse il cappello, gli occhiali, i denti, le mutande, le braccia, le unghie e li diede a Pij.

Ora che Pij era Las e Las era Pij avrebbero visto, capito.

PIJ Potresti essere come me!

LAS Non è possibile.

PIJ Ci hai mai provato?

LAS A essere come te?

PIJ No, no, non a essere come te, a essere come me!

LAS Sì sì, me te non fa differenza.

Tra il pubblico Las e Pij iniziano a fare l’amore con suoni bagnati e orgasmici che riecheggiano dalle bocche del pubblico. Penetrazione di corpi. Al centro della scena appare la bottiglia di Klein.

Contemporaneamente

PUBBLICO A DESTRA (Coro religioso, litania) Las e Pij, Las e Pij (X4)

PUBBLICO A SINISTRA (Eccitato, versi animali) Aaah, MMh, AA, Bau (X4)

Il direttore d’orchestra salì sul palco. Con una mano prendeva Lis e con l’altra Paj. Poi prese Laj e Pis. Poi prese Lap e Pil, lpa, pji, lpa pli, plijapslip. Le tende rosse cadevano e ricoprivano quella statua che stava lì da troppo tempo. Doveva crollare. Tutti, compreso il pubblico, avevano un martello. Il sangue sotto al masso. Nessuno la distrusse. Il pubblico mise in tasca i propri martelli e se ne andò dalla sala insoddisfatto. Non curante. Ci sarebbe stato il giorno dopo per rimediare.

Le luci della sala si spengono. La statua ride. Il tecnico ripone la tenda al suo posto. Successivamente accende la luce della sala. Fiorella e Giuseppe, scendono dal palco, si cambiano, mettono il cappotto, escono e tornano a casa. Domani, un’altra replica.

PERSONAGGIO NON ANCORA CITATO CHE AVREBBE DOVUTO DIRE UNA BATTUTA CHE AVREBBE PORTATO ALLA CONCLUSIONE, MA CHE PER MANCANZA DI PUBBLICO NON PUò PIù DIRE NULLA, E ANCHE SE LA DICESSE NESSUNA LA SENTIREBBE

Personaggiononancoracitato è la persona più libera tra tutte. Ma proprio perché libera ha più responsabilità. Può parlare per tutti e agire per tutti. Può dire ciò che nessuno si è mai degnato di dire. Pronunciare quei suoni arbitrari che nessuno fino ad ora ha mai provato a pronunciare. Il pubblico potrebbe tornare o non tornare. Se torna allora personaggiononancoracitato è morto. Se non torna personaggiononancoracitato è vivo. Se torna allora personaggiononancoracitato è vivo. Se non torna personaggiononancoracitato è morto.

L’unica soluzione possibile ora è distruggere il testo (scrivo queste righe dopo aver scritto tutto ciò che è scritto sopra). Scavare una fossa per terra, inserirlo dentro, seppellirlo. Se volete potete prima dire un ultimo addio, ve lo concedo. Non oltre. Ma non posso farlo io. QUESTO PARADOSSO MI MANGIA VIVO. POSSO DISTRUGGERE IL TESTO E NON FARLO VEDERE A NESSUNO oppure farlo vedere. La prima distrugge l’arte come tale, se questa si può definire arte. La seconda la distrugge come opera. Quindi vi prego, chiunque lo legga lo distrugga.

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