Storia · Narrativa

le case che sognano

di Maria Ventriglia

Nata sotto il Velo, Astra porta nel corpo un segno antico: la camicia, il velo sottile che permette di attraversare mondi senza perdere la strada. La sua infanzia è segnata da case che non si limitano a ospitare: respirano, tremano, recitano, parlano, ricordano. A Miridia, la casa diventa un teatro che mette in scena memorie che non appartengono a nessuno. A

Nata sotto il Velo, Astra porta nel corpo un segno antico: la camicia, il velo sottile che permette di attraversare mondi senza perdere la strada. La sua infanzia è segnata da case che non si limitano a ospitare: respirano, tremano, recitano, parlano, ricordano. A Miridia, la casa diventa un teatro che mette in scena memorie che non appartengono a nessuno. A Nemoria, Astra incontra Aurelia, la pasticcera che ascolta le nuvole e prepara dolci che restituiscono ricordi perduti. A Oricalco, la casa custodisce il viandante del sonno, intrappolato tra mondi. A Eclisia, la dimora ricorda il futuro, mostrando ad Astra ciò che gli altri diventeranno. Ogni casa è una metamorfosi della stessa creatura: la Casa che Sogna. E Astra è la sua voce. Il romanzo è un viaggio di formazione magico-simbolico, dove la protagonista impara che la memoria non è un archivio, ma un essere vivo; che il tempo non è una linea, ma una creatura; che le case non sono luoghi, ma confini. Nell’Epilogo, Astra torna sotto il Velo. La Casa che Sogna si ricompone. La porta si apre. Il romanzo si chiude.

Capitoli disponibili

  1. Capitolo 1

Capitolo 1

LE CASE CHE SOGNANO La nascita sotto il Velo Nella città di Oricalco, dove le case si stringevano l’una all’altra come se avessero paura di dimenticare il proprio posto, esisteva una piazzola che nessuno nominava volentieri. La chiamavano il Velo, perché tra una finestra e l’altra venivano tese lenzuola bianche che ondeggiavano come vele, gocciolando acqua e sapone. Era un luogo sospeso, un tetto improvvisato che non apparteneva a nessuno e che, secondo le voci del quartiere, sceglieva da sé chi doveva nascere lì. La notte in cui tutto accadde, il cielo era basso, quasi toccava le tegole. La pioggia cadeva con un ritmo ostinato, come se volesse sciogliere la città e ricomporla in un’altra forma. Nerea, una giovane donna che portava nel ventre una creatura impaziente, respirava a fatica nella casa che aveva scelto — o che l’aveva scelta. La casa non era come le altre. Aveva scale c

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