Capitolo III
Il mattino seguente il mio amico si presentò con un’aria perplessa che credevo fosse dovuta al fatto che avesse rimuginato sul caso tutta la notte, invece mi disse :
“Oh, mon dieu, no stavo pensando a come tentare di far fiorire anche quest’anno la mia adorata pianta di Spathiphyllum. “
“Ah sì, non potrei mai dimenticare la sua passione per le piante amico mio”
Questo fatto mi rese perplesso, iniziavo a pensare che a Sourat non fosse interessato davvero al problema presentato il giorno precedente dal signor Asder, e glielo feci notare, con mio stupore egli rispose :
“Au contraire, vorrei iniziare le indagini il prima possibile, sono convinto che manchi poco per raggiungere la soluzione. Le indagini sul luogo devono ancora iniziare ma nella mia testa ho già delle piccole idee che ci porteranno ad una grande soluzione. Ma prima di iniziare facciamo colazione, si ricordi, mon ami, come le piante hanno bisogno del sole e dell'acqua per essere forti così noi, e in special modo io, abbiamo bisogno di sfamarci per dare modo al cervello di mettersi in moto.”
Dopo colazione, uscimmo e ci recammo dal nostro cliente il quale ci accolse sul vialetto di casa insieme ad una signora sulla sessantina che Asder ci presentò come la signora Dambourne, la vicina di casa e moglie del signor Alfred Dambourne, suo rivale in affari per l’acquisto dei terreni.
Feci notare a Sourat che questo personaggio sarebbe potuto essere una buonissima sospettata vista la rivalità del marito con Asder per la questione dei terreni, ma lui mi disse :
“Mon cher, non prenda decisioni affrettate, potrebbe essere lei ma potrebbe essere il più innocente”
Congedata la signora, Sourat chiese ad Asder di farci vedere lo studio per esaminare nel dettaglio la scrivania e la cassaforte. La stanza era ben arredata, con al centro una scrivania robusta in legno, probabilmente di inizio secolo, nella parete alle spalle c’era la cassaforte ancora aperta “non ho voluto toccare niente” ci disse Asder e sulle due pareti ai lati, due grandi librerie zeppe dei più svariati trattati o saggi, se così posso definirli, sull’agricoltura e l'economia.
Asder ammise di averne letti meno della metà e tutti sui rudimenti dell’agricoltura poiché lui ne sapeva molto poco sull’argomento dato che da quando era lui a gestire le attività dei terreni di famiglia, aveva sempre avuto delle persone alle sue dipendenze che si occupavano della gestione nei campi.
Sourat esaminò attentamente il pavimento di fronte alla cassaforte e scrutò minuziosamente la scrivania, lasciandosi sfuggire solo due “oh voilà” uno quando trovò un capello femminile, vicino all’astuccio dove Asder conservava le carte che gli erano state sottratte e la seconda espressione sfuggì al mio amico mentre esaminava la finestra dello studio che dava sul giardino, e in seguito, non soddisfatto di ciò che aveva appena visto, chiese :
“Monsieur Asder, ricorda se la finestra era aperta quando lei è uscito?”
“Non posso esserne certo, ma credo che fosse chiusa, d'altra parte quando sono nel mio studio preferisco sempre tenerla chiusa, e dato che anche quel giorno, prima di uscire, avevo passato la mattinata qui, non vedo perché non dovrebbe essere stata chiusa”
“Capisco, però non può darmi la certezza che lo fosse”
“No monsieur, le posso solo assicurare che la porta era chiusa ma non a chiave, anche se, quando mi assento per qualche ora, sono solito chiuderla a chiave perché lascio molti documenti sulla scrivania per averli già a portata di mano al mio ritorno.”
“Bene monsieur, merci. Vorrei dare un’occhiata al giardino”
“Certo, prego vi accompagno” E così dicendo Asder ci portò all'esterno.
Il giardino era ben curato, quel Rottidge sarà stata anche una persona scontrosa ma sapeva il fatto suo. Sourat, data la sua passione per le piante e la sua meticolosità, si congratulò con il signor Asder. Quest’ultimo, dopo aver disquisito con il mio amico a proposito di un trattamento innovativo che aveva salvato le sue ortensie, si congedò dicendo che doveva sbrigare delle faccende in città.
Io e Sourat restammo soli in giardino ed egli iniziò a esaminare tutto il perimetro della casa, finchè tornammo davanti alla finestra dello studio di Asder, guardò attentamente tutta la cornice e il vetro ma senza lasciar trasparire espressioni particolari.
“Ah mon cher,” disse “ la memoria di monsieur Asder non gli ha giocato nessun brutto scherzo”
“Vuole dire che la finestra era chiusa come dice Asder?”
“Tout simplement voglio dire che la finestra era chiusa e dunque chiunque sia stato è passato dall’interno, si ricordi che ciò che dico sempre, in ogni caso c’è sempre un qualche legame che unisce la vittima al colpevole; specialmente in questo specifico affaire nessuno si sognerebbe mai di rubare delle carte apparentemente inutili ai più, ma evidentemente importanti per almeno un'altra persona oltre che per monsieur Asder”
“Allora si tratta di qualcuno che ha dei legami con il personale dentro la casa?”
“Molto probabile, caro Greaves. Ora vorrei parlare nuovamente con la domestica e con Rottidge”
Così dicendo tornammo in casa e mentre stavamo entrando incrociammo miss Colwill che stava uscendo dallo studio, disse di essere passata per chiedere se avevamo bisogno di qualcosa e aggiunse che il signor Asder le aveva ordinato di portarci un tè in tarda mattinata. Sourat lo gradì molto e mentre eravamo intenti a sorseggiare la nostra tazza di ottimo tè, egli chiese alla domestica se il giorno precedente avesse notato se la finestra dello studio fosse aperta o chiusa.
“Non saprei signore, di mattina sono solita pulire prima che arrivi il signor Asder e ricordo che fosse aperta. Di solito il padrone preferisce lasciarla com’è al suo arrivo, anche se capita che preferisca chiuderla”
“Merci mademoiselle, mi saprebbe anche dire di preciso quando madame la governante è partita? perché monsieur Asder mi ha detto che in questi giorni non c’è”
“La signora Sanders è partita mercoledì”
“Sa se lavora qui da molto tempo?”
“Non glielo so dire, quando sono arrivata io, tre anni fa, era già in servizio qui”
“Très bien, grazie mademoiselle, monsieur Asder ci ha detto che abbiamo completa libertà di movimento qui in casa e vorrei esaminare le stanze se mademoiselle mi farà strada.”
“Ma certo, se lo desidera.”
Detto questo miss Colwill ci condusse al secondo piano dove si trova la sua stanza e quella di miss Sanders. Iniziammo da quest’ultima che trovammo perfettamente in ordine molto probabilmente la governante sapeva essere molto precisa. Sourat si mosse sicuro all'interno della camera, si fermò davanti alla cassettiera, prese un oggetto e lo mise in tasca, non trovando nient’altro di apparentemente utile, ci raggiunse sull’uscio e ci dirigemmo verso la stanza di miss Colwill. Qui Sourat cercò con molto attenzione come se si aspettasse di trovare qualcosa di utile ma in realtà non trovò nulla, ne uscì quasi sconfitto, credo che miss Colwill non si accorse di quel atteggiamento. Comunque finite le stanze della cosidetta servitù, salutammo la signorina Colwill e uscimmo in giardino perché il mio amico voleva controllare il capanno dove Rottidge aveva tutti gli attrezzi del suo mestiere. Arrivati davanti alla rimessa trovammo Rottidge con una scatola di legno, Sourat lo salutò con modi garbati e lui ricambio con toni meno ampollosi, il mio amico provò a indagare sul contenuto, il giardiniere rispose dicendo :
“Nemmeno mentre faccio il mio lavoro posso stare tranquillo. Devo sempre essere scocciato.”
“Non era mia intenzione importunarla monsieur il giardiniere, ero solo curioso poiché la scatola ha le dimensioni ideali per contenere i documenti sottratti a monsieur Asder.” disse Sourat come se dubitasse dell’onestà di Rottidge
“Mi sta forse accusando di aver rubato delle cartacce di cui non saprei che farmene? Dovrebbe piuttosto chiedere alla cameriera, quella ha studiato molto, e lo dice uno che lavora da sempre per gente che ha studiato molto.”
Dopo questo sfogo altamente fuori luogo, a mio modo di pensare, Sourat si scusò e salutammo il buon giardiniere, se così si può definire.
“Sa, mon cher ami, questo Rottidge ha l’aria di sapere molte cose come le dicevo io, ed è più chiacchierone e attento ad ogni dettaglio di quanto potessi immaginare.”
Io non avevo afferrato né le insinuazioni di Rottidge e nemmeno l’esternazione del mio amico, ma non ci rimuginai su troppo a lungo e dissi :
“Perché non ci fermiamo in qualche locanda o osteria invece di mangiare in albergo come al solito? Vede, amico mio, non gradisco molto il cibo che servono lì.”
Sourat accettò di buon grado, anche perché avendo proposto io avrei anche pagato e sapevo quanto lui fosse, dovrei dire parsimonioso ma utilizzerò un termine meno aulico e dirò, taccagno. Prima di dirigerci all’osteria, il mio amico volle spedire un telegramma, che a suo dire ci avrebbe dato una grossa mano a risolvere il caso.
Alla locanda chiesi al mio amico cosa avesse preso dalla stanza della governante ed egli prese dal taschino un piccolo oggetto che, a prima vista, sembrava un foglio ma si rivelò una foto della signora Sanders quando aveva più o meno venticinque anni con due persone, un uomo sulla trentina e una bambina di almeno dieci anni. Ebbi l’impressione di aver già visto quelle persone ma non ci feci molto caso, Sourat, invece, fissò il quadretto famigliare con grande interesse, poi lo ritirò ma ebbe un’illuminazione improvvisa, lo capii da un piccolo balzo che fece e mi disse :
“Caro Greaves, siamo molto vicini alla fine del nostro compito per monsieur Asder. Ora godiamoci la cena e domani, se avrò la giusta risposta al telegramma, daremo la notizia.”
“A proposito, a chi ha scritto?”
“C’est évident, ho mandato un telegramma alla governante perché ho un paio di domande da farle.”
“Ma non sa neppure l’indirizzo.”
“Non mi è servito.”
Non capii come avesse fatto a spedire il telegramma senza l’indirizzo, però non ci pensai perché il pasto era arrivato. Dopo cena tornammo in albergo, salutai il mio amico e mi rintanai in camera a leggere qualche strofa dell'immenso John Keats, e mi addormentai con in testa le sue meravigliose parole.
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