Storia · capitolo 1

Capitolo 1

La Donna di Fuora di Prof.Leona

La Donna di Fuora

Nei paesi arrampicati sul dorso rugoso dell’Etna, si racconta che le Donne di Fuora non entrano dalle porte come in altri luoghi dell’isola, entrano, attraverso i desideri, nei cuori e nelle menti delle persone per compiere il loro rito di guarigione.

Carmela non credeva a queste cose. Aveva quarantasette anni, un marito che russava come un motore difettoso e una figlia che la chiamava solo quando aveva bisogno. Lavorava in un negozio di casalinghi sulla via principale di un paese dell’acese come tanti, tra fuoco e mare, tra tovaglie in saldo e servizi di piatti mai usati. La sua vita aveva la consistenza della plastica: resistente, opaca, senza sorprese.

La prima volta che la vide fu al crepuscolo.

Stava chiudendo la saracinesca, quando notò una donna seduta sul muretto di fronte alla chiesa. Non era bella nel modo in cui le riviste intendono la bellezza. Era...peculiare. Ogni dettaglio sembrava scelto con cura: i capelli scuri raccolti in un “tuppo” senza sforzo; il vestito leggero che non seguiva la moda, ma il vento; gli occhi fermi su di lei.

Carmela abbassò lo sguardo per prima e proseguì oltre senza badarci troppo.

La seconda volta la trovò davanti alla porta di casa.

«Non devi aver paura» disse la donna.

La sua voce non aveva età, non era giovane, non era nemmeno vecchia., era come se contenesse entrambe le cose, il presente e l’antico.

«Non ho paura» rispose Carmela, irritata più che spaventata.

«Non so nemmeno chi sei.»

La donna sorrise. «Lo sai.»

E in quel momento Carmela lo capì, non con la testa, ma con l’istinto primordiale di ogni donna figlia del vulcano.

Era una Donna di Fuora. E aveva scelto lei.

Non era quella delle fiabe raccontate per spaventare i bambini, che parlavano di esseri magici che potevano rapirli, è una vera Donna di Fuora, di quelle che non si portano via il corpo, ma ciò che nel corpo pulsa senza pace.

«Non voglio niente» disse Carmela infastidita.

La Donna inclinò il capo. «È questo il problema».

E sparì nel nulla, lasciando a Carmela un senso di inquietudine e fastidio.

Quella notte l’essere misterioso invase i suoi sogni.

Nel sogno non c’era il paese, non c’era la sua casa. C’era un sentiero di roccia nera e una luce che non apparteneva a nessuna ora del giorno. La Donna camminava accanto a lei, senza toccarla.

«Che cosa desideri?» le chiedeva.

Carmela rispose che non desiderava nulla, ma nel sogno la sua voce si incrinava.

Una notte, la Donna si fermò e la guardò intensamente.

«Vuoi che te lo dica io?»

Carmela annuì titubante.

«Vuoi essere scelta, vuoi essere vista, vuoi essere amata.»

La parola rimase sospesa nell’aria.

Scelta. Non necessaria. Non utile. Non affidabile.

Scelta.

Vista.

Amata.

Si svegliò con il cuore che batteva forte. Guardò suo marito addormentato, con la bocca aperta e la mano pesante sul cuscino. Non ricordava l’ultima volta in cui lui l’avesse guardata come si guarda qualcosa che si vuole davvero. Triste, si rimise a dormire.

Il giorno dopo la Donna era di nuovo lì. Seduta al tavolino del bar, tra uomini che non sembravano notarla.

«Sei reale?» chiese Carmela.

«Abbastanza.»

«Che cosa vuoi da me?»

La Donna sorrise appena.

«Io non voglio. Offro.»

«Che cosa?»

«Ciò che non hai.»

Carmela rise beffarda. «È troppo tardi.»

«Non per il desiderio.» rispose serafica la creatura fatata.

L’uomo arrivò una settimana dopo.

Non fu un’apparizione improvvisa. Fu graduale. Un cliente nuovo in negozio, che aveva mani curate, voce bassa e penetrante, uno sguardo che restava addosso.

La prima volta che le sfiorò le dita passando i soldi, Carmela sentì qualcosa riaprirsi. Non un’emozione romantica, qualcosa di più pericoloso.

La Donna la osservava da lontano.

«Vedi?» le disse una sera. «Non era morto. Dormiva.»

Carmela iniziò a incontrare l’uomo fuori dal paese. All’inizio per un caffè, poi per camminare, poi per restare in silenzio in macchina, con l’aria densa di ciò che non veniva detto.

Quando finalmente si baciarono, Carmela non ebbe nessun senso di colpa, si sentì semplicemente viva, come se qualcuno avesse pronunciato il suo nome vero dopo anni di errore.

«Quanto durerà?» chiese alla Donna.

«Dipende da cosa sei disposta a perdere.»

La felicità arrivò sottile.

Fu una corrente continua sotto la pelle. Carmela rideva di nuovo, si guardava allo specchio senza distogliere gli occhi, si sentiva viva in un modo che aveva dimenticato.

Poi cominciarono le crepe.

Sua figlia smise di raccontarle le sue giornate. Suo marito la osservava con uno sguardo nuovo, non ancora sospettoso, ma distante. In negozio le colleghe, che prima erano con lei solidali, quando si lamentava della sua vita di plastica, bisbigliavano e la guardavano con occhi malevoli. Stava per perdere tutto.

La Donna la trovò una sera in lacrime.

«Non mi avevi detto che sarebbe costato così tanto.»

«Non ti ho detto che non avrebbe avuto un prezzo.»

«Sto perdendo tutto.»

La Donna si avvicinò. Per la prima volta la toccò.

La pelle era fredda.

«No. Stai perdendo ciò che ti teneva al sicuro.»

«E che cosa resta?»

«Quello che hai sempre voluto.»

Il giorno dopo l’uomo sparì come nel nulla e disperata Carmela corse a cercare la creatura fatata.

La scogliera era deserta.

Il mare sotto non aveva colore, solo profondità.

Carmela trovò la Donna di Fuora seduta su una roccia, immobile come se fosse sempre stata lì.

«L’hai fatto sparire tu» disse, senza più rabbia.

La Donna non rispose subito. Il vento le muoveva i capelli senza scompigliarli.

«Io non faccio sparire nulla» disse infine.

«Rendo instabile ciò che era già fragile.»

«Perché?» sussurrò Carmela.

La Donna si voltò verso di lei. I suoi occhi non erano crudeli. Erano vuoti di giudizio.

«Perché volevi essere scelta più di quanto volessi amare. Ecco perché soffri»

La frase si conficcò come una scheggia.

Carmela sentì qualcosa rompersi, ma non seppe dire cosa. Non pianse. Il pianto avrebbe dato forma al dolore, questo era più vasto.

«Mi hai dato qualcosa solo per togliermelo.»

«No» disse la Donna. «Ti ho dato ciò che avevi chiesto.»

Il silenzio tra loro si fece denso.

«E cosa ho chiesto davvero?» domandò Carmela.

La Donna si alzò. Le si avvicinò fino a sfiorarle il respiro.

«Di sentire. Non importa cosa.»

Il mare sotto sembrava chiamare, ma senza voce. Carmela capì allora che non era l’uomo ad essere stato un dono, era stata la crepa che si aprì dentro di sé e che la costrinse a mettersi in discussione: che cosa voleva dalla vita? Esisteva una felicità solo per lei?

I giorni dopo furono più silenziosi di prima. L’uomo non tornò, il telefono restò muto, mentre il marito continuò a russare e la figlia continuò a vivere altrove.

Carmela non riusciva più a scivolare nelle sue giornate, ogni gesto era attraversato da una domanda, ogni carezza ricevuta sembrava incompleta, ogni parola detta insufficiente.

Aveva creduto che il desiderio fosse un lusso, ora sapeva che era una fame, che, una volta risvegliata, non si addormentava più.

Una sera, tornando dal lavoro, vide la Donna dopo molto tempo dall’altra parte della strada. Non le fece cenno. Non sorrise.

La osservava.

Non con complicità.

Con attesa.

Carmela capì allora che era stata liberata, ma non del tutto, capì che la vita insoddisfatta che aveva vissuto finora non si sarebbe risolta con una variazione sul tema, come era stato quell’uomo.

Nel frattempo Carmela iniziò a notare le altre Donne di Fuora. Al supermercato. Alla posta. In chiesa. Le riconosceva dal modo in cui si fermavano un istante di troppo davanti a uno specchio, o trattenevano il fiato guardando un uomo che non era il loro. Una sera, una di loro la fissò.

Uno sguardo rapido. Intenso.

Carmela capì che erano tutte lì per guarire altre persone.

Quella notte sognò di camminare su un sentiero di terra nera. Non era più sola, accanto a lei apparve la Donna di Fuora.

«Non ti ho portata via con me» disse la voce della Donna. « Ti ho mostrato l’alternativa che avresti potuto avere, ma non l’hai veramente presa. Adesso sei pronta per capire perchè.»

Carmela si svegliò con una certezza che non riusciva a spiegare.

La Donna di Fuora non entra dalle porte, entra dalle crepe e quando trova una crepa abbastanza ampia, non la richiude, la abita e ti costringe a fare i conti con te stessa e ti costringe a guarire.

E Carmela capì che non avrebbe trovato la gioia di esistere al di fuori di se stessa e che quella vita in realtà le piaceva davvero nella sua semplicità. E allora una gioia la invase e la Donna le sorrise.


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