Storia · capitolo 3

l'equilibrio del mattino

Il tempo che fu di Arlex Segovia

Il giorno dopo mi svegliai prima della sveglia. Aprii la finestra: l'aria era fresca e il cielo, ancora chiaro a metà, aveva strisce rosa sopra i tetti. Rimasi lì qualche secondo, senza pensare a cosa avrei dovuto fare.

Mi vennero in mente i bambini della piazza, il salto nella pozzanghera e le gocce che correvano sul vetro dell'ufficio. Erano episodi banali, eppure continuavano a tornarmi in testa. Mi chiesi quando avevo smesso di accorgermi delle cose semplici.

Forse ricordare non significa voler tornare indietro. Significa sapere da dove veniamo. Quel bambino con le ginocchia sporche non mi mancava davvero: mi ricordava soltanto un modo diverso di stare al mondo.

Preparai il caffè senza prendere il telefono. La cucina era silenziosa e dalla finestra entrava una luce debole. Bevvi lentamente, lasciando che la mattina cominciasse senza notifiche, senza televisione, senza quella solita corsa appena aperti gli occhi.

Da piccolo non sapevo cosa fossero le scadenze. Da grande ne avevo fin troppe. Però avevo anche qualcosa che allora non potevo avere: la possibilità di scegliere. Forse non dovevo confrontare le due età, ma smettere di pensare che crescere significasse cancellare tutto ciò che ero stato.

Prima di uscire rimasi un momento sulla porta. L'appartamento era ancora immerso nel silenzio. Mi accorsi che non avevo bisogno di fare grandi promesse a me stesso. Mi bastava cominciare a prestare più attenzione.

In piazza vidi un bambino diretto verso la scuola. Lo zaino gli arrivava quasi alle gambe e camminava serio, concentrato sulla strada. Lo guardai passare e mi scappò un sorriso.

Ripresi il cammino. Gli appuntamenti erano ancora lì, il lavoro mi aspettava e la giornata sarebbe stata piena come sempre. Questa volta, però, non avevo voglia di correre.

Il sole cominciava a uscire tra i tetti. Continuai a camminare con calma, guardandomi intorno. Non era cambiato niente nella mia vita. Eppure quella mattina mi sembrava di esserci dentro un po' di più.

 

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