Storia · capitolo 2

i giorni di pioggia

Il tempo che fu di Arlex Segovia

La pioggia cominciò nel pomeriggio, all'improvviso. Ero in ufficio, davanti al computer, ma finii per guardare fuori dalla finestra. Le gocce correvano sul vetro formando strade diverse, e senza pensarci scelsi una di loro, seguendola fino in fondo. Era un gioco che non facevo da bambino.

Da piccolo aspettavo la pioggia con un entusiasmo che oggi non riesco più a ritrovare. Mia madre ci chiamava in casa, mentre noi cercavamo sempre qualche minuto in più per restare fuori. Ricordo il profumo della terra bagnata, il rumore dell'acqua sui tetti e quella sensazione di essere dentro qualcosa di speciale.

Mi tornò alla mente un pomeriggio di molti anni prima. Avevo circa otto anni, la scuola era finita presto e fuori il cortile sembrava un piccolo lago. Me ne stavo sul davanzale con un libro sulle ginocchia e una tazza di latte caldo accanto, ascoltando la pioggia senza avere nessun posto dove andare.

Ricordo ancora la luce grigia che entrava dalla finestra e il calore della casa. Fuori sembrava esistere soltanto l'acqua, mentre dentro tutto era tranquillo. Non avevo bisogno di altro per sentirmi bene.

Non era successo nulla di importante quel giorno. Forse proprio per questo il ricordo è rimasto così vivo. Non avevo programmi, obiettivi o cose da dimostrare. Leggevo, ascoltavo l'acqua e lasciavo che le ore passassero.

Oggi, invece, ogni minuto sembra dover servire a qualcosa. La pioggia significa traffico, ritardi, appuntamenti rimandati. Quel pomeriggio mi ricordò che una volta sapevo semplicemente stare dentro un momento, senza chiedermi cosa sarebbe venuto dopo.

Rimasi ancora qualche istante davanti alla finestra, mentre i colleghi si lamentavano del tempo. Continuai a seguire le gocce sul vetro, scegliendone una come quando ero bambino.

Poi tornai al lavoro. Non era cambiato nulla intorno a me, eppure avevo addosso una calma diversa. Un ricordo così semplice era riuscito a restituirmi, per qualche ora, qualcosa che credevo di aver perso: il piacere di non avere nessuna fretta.

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