Storia · Narrativa / non di genere

Che guazzabuglio è la vita il martedì

di Fabio

Che guazzabuglio è la vita il martedì è un racconto intimo e malinconico sulla memoria, sull’infanzia e sulle ferite invisibili che ci accompagnano nell’età adulta. Un uomo ripercorre la propria storia familiare, tornando a quel martedì di fine estate in cui, bambino, assiste a una frattura irreversibile delle proprie certezze. Tra ricordi del padre, della

Che guazzabuglio è la vita il martedì è un racconto intimo e malinconico sulla memoria, sull’infanzia e sulle ferite invisibili che ci accompagnano nell’età adulta. Un uomo ripercorre la propria storia familiare, tornando a quel martedì di fine estate in cui, bambino, assiste a una frattura irreversibile delle proprie certezze. Tra ricordi del padre, della madre, della famiglia e di un mondo italiano ormai scomparso, realtà e sogno finiscono per confondersi. La memoria diventa così un viaggio nel tempo, attraverso ciò che è stato perduto e ciò che non è mai stato davvero detto. Un racconto sulla fragilità dei legami familiari, sul tempo che passa e sulla necessità, talvolta tardiva, di ritrovare chi abbiamo amato prima di perderlo per sempre.

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  1. Che guazzabuglio è la vita il martedi

Che guazzabuglio è la vita il martedi

«Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.»  — Lev Tolstoj, Anna Karenina     Quasi tutti i miei amici di un tempo venivano da origini umili, cresciuti senza alcun credo politico — a differenza di certi conoscenti che frequento oggi. In molti di loro, l'antico odio di classe che li ha nutriti da bambini serpeggia ancora, latente, oggi mascherato da incarichi di prestigio e bella vita. Io, invece, vengo da un altro mondo. Non ho mai vissuto intrepide adunate sotto un mare di bandiere rosse, né mi sono inebriato con l'odore di salsiccia e porchetta alle feste dell'Unità. Sono cresciuto, mio malgrado, seduto accanto a mio padre nella sede della Democrazia Cristiana del mio capoluogo di provincia. Stavo lì, sotto la fitta nebbia azzurrina del fumo di sigarette americane, calzoni corti e piedi penzoloni, a guar

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