Storia · capitolo 3

Il re dei corridoi

BLINDSPOT di Y.L.M

Era arrivato.

Il primo e ultimo giorno di liceo era finalmente qui.

La sveglia inizia a suonare improvvisamente alle 7:00 precise ma dopo la serata di ieri non riesco ad aprire un occhio e quindi mi concedo 5 minuti.

Dopo nemmeno 3 minuti la mia pace viene spezzata dalla sveglia peggiore.

MIA ZIA.

«Anika forza non farmi salire a buttarti giù dal letto, scendi a far colazione muovi il culo»

 

«Arrivoooooo!!»

 

urlo ancora a letto, dopo pochi secondi mi costringo ad alzarmi, vad in bagno mi lavo i denti la faccia e cerco di sistemare il nido biondo che mi ritrovo al posto dei capelli. Dopo una bella coda gellata indosso la divisa scolastica ovvero una camicetta bianca una giacca blu e una gonnellina a pieghe del medesimo colore e scendo a far colazione.

 

«eccoti finalmente» disse mia zia guardando l’orologio «beh tesoro io devo scappare a lavoro ci vediamo domani, e ti prego non cacciarti nei guai cicci. Fai vedere a tutti chi sei a dopo».

Mi da un ultimo bacio sulla testa ed esce di casa. Appena finisco di bere il succo sento un clacson suonare, questo sta a significare che quell’idiota di Lola è arrivata, e si sono ancora arrabbiata con lei ma la amo troppo. Prendo lo zaino ed esco di casa.

«ecco la regina delle corse clandestine! whuooo facciamo tutti un applauso»

 

«Lola sono ancora furiosa con te non scordartelo»

 

Sorride alla sua battuta ed entro in auto pronta a questo primo giorno di inferno.

 

«sisi arrabbiata come no ti ho visto che hai appena sorriso non cercare di fregarmi» Lola mette in moto e partiamo.

Arriviamo a scuola dopo una decina di minuti e aspettiamo nell’atrio principale Maya e Sophia. «Secondo te quanto ci mettono?» chiedo guardando Lola.

«Conoscendo Maya? Starà sicuramente cercando di sistemarsi i capelli nel riflesso di qualche finestra.»

«E Sophia?»

«Starà leggendo.»

«Quindi, in pratica, siamo le uniche due persone normali qui dentro.»

Lola mi guarda per qualche secondo. «Tu normale?»

«Vaffanculo.»

Scoppiamo entrambe a ridere, ma la nostra conversazione viene interrotta da Maya che ci raggiunge con Sophia poco dietro di lei.

«Finalmente!» esclama Lola.

«Scusate, scusate!» Maya ci viene incontro sorridendo, mentre Sophia ci saluta con la solita calma.

«Pronte a sopravvivere al primo giorno?» chiede Sophia.

«Assolutamente no» rispondo.

«Nemmeno io» aggiunge Lola. «Ma almeno siamo insieme.»

Ci incamminiamo tutte e quattro verso il corridoio principale, tra studenti che corrono da una parte all'altra per cercare le proprie aule e professori già pronti a rovinare la giornata a qualcuno. «Prima gli armadietti» dice Maya.

«Sì, perché se perdo di nuovo la combinazione giuro che mi trasferisco» risponde Lola. Arriviamo davanti ai nostri armadietti e iniziamo a sistemare i libri. Sto ancora cercando di capire dove infilare il mio zaino quando, improvvisamente, sento Lola smettere di parlare ed alzo lo sguardo.

«Che hai?»

Non mi risponde. Sta guardando qualcosa alle mie spalle. Anche Maya si gira e il suo sorriso scompare. «Oh.»

«Oh cosa?» chiedo.

Poi me ne accorgo. Il corridoio si è ammutolito. Non gradualmente ma di colpo. Le voci si spengono una dopo l'altra, gli studenti iniziano a spostarsi ai lati e per qualche secondo si sente solamente il rumore dei passi di qualcuno che si sta avvicinando, così mi volto

E lo vedo.

È lui.

Il ragazzo della gara.

Lo riconosco immediatamente.

La stessa giacca scura. Gli stessi capelli spettinati. Lo stesso sguardo freddo che ieri sera mi aveva fatto venire voglia di prenderlo a pugni. Il ragazzo con cui sono salita in macchina. Il ragazzo che ho insultato davanti a un'intera folla. Il problema è che adesso non siamo più in mezzo a una gara clandestina ma siamo a scuola. E sembra che tutti sappiano esattamente chi sia.

«Oh, merda...» sussurra Lola. La guardo.

«Che c'è?»

Mi indica discretamente il ragazzo con un cenno della testa. «È lui.»

«Grazie, Lola. Questo l'avevo capito.»

«No, Anika. Intendo che è lui

«E quindi?»

Maya mi afferra leggermente per il braccio. «Anika, quello è Ethan Miller.»

Rimango in silenzio.

Ethan Miller.

Finalmente ho un nome da associare a quel volto.

«Aspetta...» dico guardando Maya. «Ethan Miller?»

Lei annuisce. «Sì.» Lola si avvicina a noi. «Il ragazzo con cui sei salita in macchina ieri sera.»

«Quello che tu mi hai praticamente lanciato dentro.»

«Dettagli.»

«Lola!»

«Che ne sapevo che sarebbe venuto a scuola?»

«Frequentiamo lo stesso liceo!»

«Non pensavo che ci avresti fatto caso.»

La guardo malissimo.

«Mi hai messa in macchina con uno sconosciuto.»

«Uno sconosciuto molto bello.» replicò lei

«Lola.»

«Okay, okay, sto zitta.»

Maya continua a fissare Ethan.«Comunque... è appena tornato.»

«Da dove?»

«Dalla comunità.»

La guardo. «Cosa?»

«Ha passato tre anni dentro.»

Per un istante non riesco a dire niente.

Tre anni.

Guardo di nuovo Ethan. Adesso capisco perché l'intero corridoio sembra terrorizzato.

«E quello sarebbe il motivo per cui tutti lo fissano?»

Maya mi guarda incredula. «Anika, è Ethan Miller. Ha una reputazione.»

«Che tipo di reputazione?»

Lola sbuffa. «Diciamo che non è esattamente il ragazzo con cui vorresti litigare.»

«Peccato.»

«Anika.»

«Che c'è?»

«Ieri sera hai già litigato.»

Mi mordo l'interno della guancia per non sorridere. Purtroppo è vero. Ethan continua ad avanzare lungo il corridoio. Poi, improvvisamente, alza lo sguardo.

I suoi occhi incontrano i miei.

Il rumore intorno a me sembra sparire.

Lui mi riconosce. Lo capisco immediatamente dal modo in cui la sua mascella si irrigidisce. E poi compare quel mezzo sorriso.

Quello di ieri sera. Quello che mi aveva fatto venire voglia di prenderlo a schiaffi.

«Oh, no...» mormora Maya.

«Cosa?»

«Ti ha vista.»

«E quindi?»

Maya mi guarda come se fossi completamente pazza. «Anika, ieri sera hai insultato Ethan Miller davanti a tutti.»

«Lo so.»

«E adesso è qui.»

«Lo vedo.»

«E sembra che si ricordi perfettamente di te.»

«Anche io mi ricordo perfettamente di lui.»

Lola mi guarda e sorride. «Questa sarà una lunga giornata.» Ethan passa davanti a noi senza dire una parola. Ma quando arriva all'altezza del mio armadietto, rallenta. Solo per un secondo.Si gira appena verso di me e i suoi occhi scuri incontrano di nuovo i miei. E poi continua a camminare.

«Bene» dice Sophia tranquillamente. «Direi che abbiamo appena trovato il problema di questo nuovo anno scolastico.»

«Non è un problema» rispondo.

Lola scoppia a ridere. «Certo, Anika.»

«Che c'è?»

«Niente.»

«Allora perché ridi?»

«Perché conosco quella faccia.»

«Quale faccia?»

Lola mi guarda. «Quella che fai quando qualcuno ti sta già sul cazzo.»

Sbuffo e chiudo violentemente l'anta del mio armadietto. «Mi sta già sul cazzo.»

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